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San Martino, patrono dei viandanti per i cristiani e anche dei cornuti per i pagani.

 

Se San Martino  è considerato patrono dei soldati e dei viaggiatori nella tradizione cristiana, in quella pagana è anche ritenuto il patrono dei cornuti.

Difficile spiegarne perché San Martino è il protettore dei mariti traditi. Secondo alcuni l’accostamento nasce perché a Novembre si tenevano numerose fiere di bestiame e quindi di animali muniti di corna; secondo altri perché in questo periodo si svolgevano 12 giorni di sfrenate feste pagane, all’insegna dei bivacchi e degli adulteri; altri ancora pensano che tutto derivi dal fatto che l’ 11/11 ricorda il segno delle corna fatto con le mani.

La festa di San Martino nasce in Francia, quando questa era ancora sotto l’influsso dei celti pagani che celebravano l’inizio del nuovo anno a Novembre.

La popolarità che Martino di Tours godeva in vita spiega solo in parte la centralità della sua festa nel corso del medioevo (e oltre). Il giorno dell’11 novembre coincideva infatti con la fine delle celebrazioni del Capodanno dei Celti, il “Samuin”, che si svolgevano proprio nei primi dieci giorni del mese: il retaggio di questa festa pagana era ancora presente nell’Alto Medioevo, e la Chiesa sovrappose il culto cristiano del santo più amato dell’epoca alle tradizioni celtiche. Molte usanze di ascendenza precristiana sopravvissero così nel corso dei secoli, confluendo nelle celebrazioni di san Martino.

Cosa accadeva dunque l’11 novembre? La festa di San Martino era una delle più importanti feste dell’anno, una sorta di capodanno contadino nel corso del quale si mangiava e beveva in abbondanza. Anticamente infatti il periodo di penitenza e digiuno che precede il Natale cominciava il 12 novembre e prendeva il nome di “Quaresima di san Martino”.

A incoraggiare il momento di baldoria era anche la conclusione delle attività agricole legate all’inizio dell’autunno, nonché il clima più mite che solitamente caratterizza queste giornate (la ben nota “estate di san Martino”). In questo periodo inoltre occorreva finire il vino vecchio per pulire le botti e lasciarle pronte per la nuova annata, e al contempo si iniziava a bere il vino novello (“per san Martino ogni mosto è vino”). L’atmosfera era simile a quella di un “giovedì grasso”, come ci testimonia – un po’ iperbolicamente – il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio dal titolo “Il vino di San Martino” (in copertina): il popolo in festa si precipita a tracannare il vino nuovo, mentre sulla destra vediamo il santo a cavallo.

In molte parti d’Europa i festeggiamenti prevedevano anche falò, processioni (spesso con lanterne, molto diffuse ancora oggi) e scambi di regali: in alcune regioni della Francia e della Fiandre era san Martino che portava i regali ai bambini, scendendo dal camino proprio come Babbo Natale. L’uccisione del maiale – nel nord Italia tradizionalmente associata al mese di dicembre – si svolgeva oggi in Spagna, dove è ancora vivo il proverbio “A cada cerdo le llega su San Martín” (“Ogni maiale ha il suo San Martino”).

Ma San Martino era una sorta di capodanno anche per le attività civili e lavorative: l’11 novembre scadevano infatti i contratti agricoli e di affitto, e di conseguenza si svolgevano in questo periodo i traslochi (“fare san Martino” voleva dire proprio “traslocare”). I contadini inoltre erano tenuti a consegnare al signore la quantità di pollame loro imposta dal contratto di conduzione dei terreni.

Il culto cristiano ci ha portato dall’Oriente vicende di bibbia e vangeli pregne di mari che si separano, di cammelli e di palme, di golia giganti, di profeti che giravano nei deserti, di animali esotici e altre amenità che non fanno parte della nostra cultura, non ne hanno mai fatto parte.

Per i nostri avi ai tempi delle evangelizzazioni quei simboli e quelle narrazioni non assomigliavano a nulla di ciò che caratterizzava la loro vita e i loro costumi europei. La popolazione sentiva l’esigenza di mantenere le tradizioni ancestrali e locali.

La Chiesa a un certo punto per il proprio tornaconto è “andata incontro” alle genti: come è accaduto per altri santi e per altre ricorrenze, tutto ciò che è stato costruito attorno alla figura di San Martino è stato attinto dalle nostre tradizioni europee: a cominciare dalla peculiarità della mantellina che come scritto sopra era un simbolo di una e più divinità locali, non di un dio lontano e astratto della mezzaluna fertile.

L’usurpazione è avvenuta nel senso che la Chiesa ha attribuito a San Martino dei simboli locali nostrani, ben sapendo che la gente comune non avrebbe accettato simboli lontani dalle tradizioni europee con cui era cresciuta, e contando che la garanzia di un continuum della cultura contemporanea dell’epoca avrebbe fatto percepire le vicende del santo a livello emotivo con un’empatia che avrebbe sigillato nell’immaginario collettivo la figura di San Martino in saecula saeculorum, come infatti è accaduto.

La storia cristiana del mantello

In qualità di circitor, il compito di Martino era la ronda di notte e l’ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l’episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall’iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante.

La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino medievale per “mantello corto”, cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all’oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

 

 

 

 

 

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Vittorio Ballato è un artista in costante evoluzione.

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