X

Menu

LA MEDITAZIONE DEL TAO – BENEFICI, STORIA, PRATICA

Il Tao è indefinibile

Ogni individuo può infatti scoprire il Tao alle proprie condizioni, e ognuno di noi può avere una definizione differente di esso. Un insegnamento come questo può essere molto difficile da comprendere in una società in cui la maggior parte delle persone desidera definizioni molto concrete nella propria vita.

Il modo in assoluto più semplice per iniziare ad assimilare la definizione del taoismo è quello di iniziare da te stesso. Ecco tre semplici passi per riuscirci:

  1. Non concentrarti troppo sul significato del Tao: la “tua” definizione arriverà spontaneamente con il tempo.
  2. Comprendi che il taoismo è molto più di una filosofia o una religione e deve essere inteso come un sistema di credenze, atteggiamenti e pratiche volte alla riscoperta della vera natura di ognuno di noi.
  3. Il percorso di comprensione del taoismo consiste semplicemente nell’accettare te stesso, vivere la tua vita e scoprire chi sei. La tua natura è incredibilmente mutevole e al tempo stesso rimane sempre uguale. Non cercare di risolvere le varie contraddizioni della vita, ma impara a fare dell’accettazione una parte fondamentale di te.
 

Che cos’è il taoismo?

daoIl taoismo o daoismo è una filosofia e religione cinese il cui scopo principale è quello di raggiungere uno stile di vita in armonia con la natura o il Tao, ovvero il principio da cui ha origine ogni cosa.

Per molte persone un aspetto confusionario del taoismo è la sua stessa definizione. Quasi tutte le principali religioni insegnano infatti una filosofia e un dogma allo scopo di indicare ai propri seguaci la strada verso la pace, ad esempio utilizzando la preghiera o il sacrificio. Il taoismo prende invece una direzione opposta e inizia professando una verità:

 

 

 

 

Yin e Yang

Uno dei pilastri del taoismo è il celebre dualismo tra Yin e Yang, che costituisce la natura stessa del Tao.

Il fondatore del taoismo Lao Tzu (o Laozi) identificò l’esistenza di una forma di energia, detta Qi (pronunciato “Chi”), che scorre attraverso il cosmo e pervade ogni essere vivente. L’energia Qi si propaga nel nostro corpo attraverso i meridiani, canali immaginari che attraversano la linea dei nostri chakra, e si divide in due entità opposte e complementari, lo Yin e lo Yang.

Se l’energia Qi ristagna e non è in grado di fluire liberamente, o se yin e yang non sono equilibrati, è molto facile incorrere in malesseri psicologici e fisici. Dalla dottrina Yin e Yang sono anche nate diverse discipline e filosofie orientali, ad esempio il feng shui e la macrobiotica, che hanno applicato il principio delle energie opposte e complementari a diversi ambiti della nostra vita quotidiana.

La meditazione taoista 

è una tra le più antiche tecniche di meditazione al mondo e affonda le sue radici nell’antica Cina.

Si tratta di una meditazione senza una vera e propria tecnica o nozioni prefabbricate: nel taoismo, infatti, la natura stessa della nostra esistenza è una totale meditazione del cosmo.

L’ho sempre considerata una delle meditazioni più semplici ed essenziali, eppure al contempo tra le più difficili da comprendere. Non esistono infatti una posizione particolare o un rituale da seguire – ogni momento, ogni istante di esistenza è meditazione. Qualsiasi attimo della nostra vita è considerato perfetto e completo – pensieri, emozioni e azioni sono meravigliose manifestazioni di un’espressione della nostra vera natura.

Possiamo paragonarla alle sensazioni di un uomo che si sveglia da un lungo coma: il solo fatto di essere vivo è un dono incommensurabile e persino il dolore acuto di un ago è vissuto con una gioia e una gratitudine incomparabili.

Scopriamo nei dettagli quali sono le origini e i principi cardine di questa mediazione cinese per arrivare a comprendere a fondo il significato.

 

I principi della meditazione taoista

La meditazione taoista è totalmente incentrata sulla crescita della nostra energia interiore e si basa sul principio del non intervento, ovvero l’osservare ciò che ci circonda senza compiere alcuna azione, semplicemente contemplando la perfezione del cosmo e accettando lo scorrere naturale degli eventi. 

Le caratteristiche principali della meditazione taoista sono infatti la generazione, la trasformazione e la circolazione dell’energia Qi dentro di noi. Lo scopo è quello di calmare il corpo e la mente, unificare la materia con lo spirito, trovare pace interiore e armonizzarsi con il Tao.

Allo scopo di arrivare a questo risultato la meditazione taoista si avvale di diverse tecniche e discipline. Andiamo a esplorarle nel dettaglio.

Le tecniche di meditazione taoista

Esistono diversi tipi di meditazione taoista, che solitamente vengono classificati per comodità in tre categorie principali: intuizioneconcentrazione e visualizzazione.

A differenza di altre forme di meditazione, il cui fine ultimo è quello di calmare la mente, la meditazione taoista cerca di stabilire una situazione di stasi in cui l’energia Qi possa fluire liberamente e senza ostacoli.

I maestri taoisti hanno creato diverse forme di meditazione in movimento, come il tai chi, che permettono di muoversi in uno stato meditativo lento e fluido, il quale, a sua volta, consente all’energia Qi nel nostro corpo di diffondersi. Il Tai chi è spesso chiamato “l’immobilità nel movimento”, proprio perché il fluire interiore dell’energia rappresenta la guarigione dello spirito.

In questa disciplina è anche valorizzata la nostra profonda connessione con l’eterno. Più viviamo questa connessione durante la meditazione, e più facilmente questo senso di appartenenza entrerà a far parte delle nostre vite quotidiane.

Dall’energia Qi al Tao

Qi energia
Ideogramma di Qi

Tutte le tecniche di meditazione taoiste sono volte a un miglioramento della qualità della nostra energia Qi e del nostro spirito, in cinese shen. Questo cambiamento si sviluppa su molti livelli – psicologici, emotivi e spirituali.

È anche collegato al processo interno di trasformazione del nostro jing, ovvero dell’energia fondamentale insita in noi, in energia Qi, che successivamente si tramuta a sua volta in pura energia spirituale o shen, e infine in Tao. Si tratta di un processo lento, che richiede molti anni di pratica per arrivare a compimento, ma il percorso è costellato di moltissimi benefici che vanno ad arricchire la nostra quotidianità, rendendo la pratica stessa un processo gratificante di continua crescita personale.

Nelle tecniche di meditazione taoiste si dice che “il Qi segue il Yi”, ovvero l’energia Qi segue la mente. È un fatto antico e ben noto che possiamo condurre l’energia del Tao nell’intimità del nostro corpo attraverso le nostre menti. Esiste anche un ramo relativamente nuovo della medicina occidentale, denominato psiconeuroimmunologia, che applica lo stesso principio. Ad esempio, i pazienti affetti da tumori vengono invitati ad inviare piccoli cavalieri bianchi o creature di fantasia create dalle loro menti a sconfiggere o divorare le cellule tumorali che si propagano nel loro corpo, spesso aiutando notevolmente il processo di guarigione.

Ru Jing e Cun Si

Ru Jing e Cun Si sono le due fasi “pratiche” per eccellenza della meditazione taoista. Ru Jing, chiamata anche “digiuno della mente”, è una meditazione puramente contemplativa, che non prevede concentrazione ma soltanto silenzio e ascolto, per entrare in contatto diretto con la realtà senza che i pensieri disturbino l’ordine naturale delle cose. Benché il concetto possa sembrare semplicistico, contemplare il mondo nel più assoluto silenzio svuotando la mente non è affatto semplice e richiede molta pratica. L’obiettivo di ru jing è quello di permettere all’energia Qi di fluire più liberamente senza essere disturbata o ostacolata.

Il Cun Si è invece una tecnica incentrata sulla visualizzazione di immagini create intenzionalmente dalla nostra mente, allo scopo di stimolare il nostro corpo a combattere stress e malattie tramite l’immaginazione, combattendo l’energia negativa e trasformando il “sogno a occhi aperti” in una vera e propria terapia.

Qigong (Chi kung)

Qigong (chi kung o chi gung) è una parola cinese che significa “coltivazione dell’energia vitale” ed è un esercizio corpo-mente che affonda le radici nella medicina tradizionale cinese, il cui scopo è migliorare la salute e favorire la meditazione e basa quasi tutte le sue tecniche sull’esercizio dello Zhan Zhuang, la meditazione in piedi. Viene spesso utilizzato per formare i praticanti di arti marziali e permettere loro di disciplinare mente e corpo. Comprende tipicamente un movimento corporeo lento e un respiro regolato. Tradizionalmente è stato praticato e insegnato in segretezza nelle tradizioni buddiste, taoiste e confucianesi cinesi.

Nel XX secolo, il movimento Qigong ha incorporato e diffuso la meditazione taoista e impiega principalmente esercizi corporali, ma favorisce anche la circolazione dell’energia in una modalità pseudo-alchemica.

Tai Chi (Taijiquan)

Tai Chi (taijiquan, derivato di taiji) significa supremazia, assolutezza, unicità ed è un’arte marziale cinese secolare che discende dal qigong. Secondo alcuni documenti, il tai chi risale a ben 2.500 anni fa.

Si tratta di una serie di movimenti del corpo lenti e meditativi, originariamente progettati per l’autodifesa e per promuovere la pace interiore e la calma. Secondo lo storico del tai chi Marvin Smalheiser, alcuni maestri del tai chi sono famosi per essere stati in grado di lanciare un attaccante senza sforzo sul pavimento senza che gli spettatori fossero in grado di spiegare come l’azione fosse avvenuta.

Il tai chi si avvale principalmente dell’energia interna e di movimenti fisici quasi impercettibili, riflesso nella nozione “quattro once possono superare mille libbre”. A questo alto livello di abilità, un difensore può usare una piccola quantità di energia per neutralizzare una forza esterna di gran lunga maggiore.

Meditazione del vuoto (Zuowang):

consiste nel sedersi tranquillamente e svuotare la mente da ogni contenuto (pensieri, sentimenti, e così via), quasi dimenticando tutto, per sperimentare la quiete interiore e la vacuità.

In questo stato, la forza vitale e lo spirito vengono raccolti e ricostituiti. È molto simile alla disciplina di Confucio del “digiuno della mente e del cuore” e viene considerata uno stato naturale di stasi. Si pensa semplicemente che tutti i pensieri e le sensazioni nascano e muoiano da soli, senza bisogno di impegnarsi o dare adito a nessuno di loro. Se si rivelerà troppo difficile e “poco interessante”, lo studente viene istruito ad altri tipi di meditazione, come la visualizzazione o il Qigong.

Meditazione respirazione (Zhuanqi):

consiste nel concentrarsi sul respiro, o “unire mente e Qi”. Il fine ultimo è “concentrare il respiro vitale fino a quando non è supremamente morbido”. A volte questo risultato si ottiene semplicemente osservando silenziosamente il respiro (simile alla meditazione di consapevolezza nel buddismo), mentre in altre tradizioni occorre seguire alcuni schemi di espirazione e di inspirazione (un tipo di Qigong, simile al Pranayama nello Yoga).

Inner Vision (Neiguan):

si tratta di una tecnica di visualizzazione che scruta all’interno del corpo e della mente, compresi gli organi, le nostre “divinità interiori”,  i movimenti dell’energia Qi e i meccanismi di pensiero. È un processo di conoscenza della saggezza della natura nel tuo corpo. Ci sono istruzioni particolari per seguire questa pratica ed è necessario un buon libro o un insegnante.

Alchimia interiore (Neidan):

è una pratica complessa ed esoterica di trasformazione che utilizza la visualizzazione, gli esercizi di respirazione, il movimento e la concentrazione. Alcuni esercizi Qigong sono forme semplificate di pratiche di alchimia interiore.

La maggior parte di queste meditazioni vengono eseguite da seduti, a gambe incrociate sul pavimento, con la schiena eretta. Gli occhi sono tenuti socchiusi e lo sguardo è fisso sulla punta del naso.

Il maestro Liu Sichuan sottolinea che, anche se non è facile, idealmente la meditazione taoista si dovrebbe praticare “unendo il respiro e la mente”; per coloro che trovano troppo difficile questa esecuzione, raccomanda di concentrarsi sulla parte inferiore dell’addome (dantian).

Esercizio di meditazione taoista

Se possibile, esegui questa meditazione tenendo gli occhi aperti. Molte persone ritengono che chiudere gli occhi aiuti a escludere distrazioni estranee dal mondo esterno. Il pericolo, tuttavia, è che così facendo tu possa essere tentato di estraniarti troppo o addirittura addormentarti. La meditazione taoista non prevede di entrare in una trance o lasciarsi andare al sonno, ma, al contrario, è una forma di interazione dinamica tra il nostro interiore e il mondo esteriore. Se tenere gli occhi aperti ti porta a perdere la concentrazione, prova invece a socchiuderli di modo da sfocare leggermente l’ambiente che ti circonda.

  1. Siediti in ​​una posizione comoda, su un cuscino o una sedia. Rilassati completamente, dalla sommità della testa alle dita dei piedi. Dimentica che stai praticando la meditazione taoista. Senti che ogni parte del tuo corpo si rilassa mentre sposti lentamente la tua attenzione alla sommità della tua testa, per poi lasciarla scivolare in giù verso il viso, il collo, le spalle, il petto, le braccia, le mani, le dita e infine le gambe e i piedi.
  2. Respira lentamente e profondamente attraverso il naso. La punta della lingua deve appoggiarsi al palato, ovvero la parte superiore della bocca. Mentre inspiri, immagina di inalare una luce luminosa e guaritrice. Lascia che riempia tutto il tuo corpo, penetrando profondamente nella tua psiche, fluendo in tutte le aree scure e doloranti del tuo corpo e della tua mente.
  3. Mentre espiri, immagina di espellere dal tuo corpo tutto il dolore, la malattia e lo stress, come un fumo scuro o una nebbia.
  4. Immagina di vedere questa nebbia dissolversi lentamente nell’aria.
  5. Mantieni il tuo stato di meditazione e prosegui con un respiro lento e profondo. Continua a lasciare che il corpo si riempia della luce di guarigione liberandoti da tutto il dolore e la stanchezza. Continua così per dieci o venti minuti – o più a lungo, se ne senti il bisogno.
  6. Quando senti di aver concluso la meditazione, strofina tra loro i palmi delle mani per trentasei volte e poi strofina le mani sulla tua testa (prima verso l’alto e poi verso il basso) per almeno tre volte. Ora puoi tornare alla tua vita, rinnovato e rilassato.

Puoi eseguire questa meditazione taoista ogni volta che senti la necessità di ricaricare o disintossicare la tua mente ed il tuo corpo. Se la pratichi durante la notte, assicurati di strofinare le mani sul tuo addome quando finisci anziché sulla testa, altrimenti potresti avere problemi a riprendere sonno.

Le persone che sono maggiormente connesse con il proprio corpo e con la natura, così come quelle che praticano arti marziali, possono apprezzare particolarmente la meditazione taoista e la sua filosofia. Si tratta di una tecnica di meditazione che va a scrutare dentro di noi in profondità ed è legata a doppio filo alla conoscenza delle energie vitali, nostre e del mondo intorno a noi.

fonte:meditazionezen.it

La comunicazione diagnostica: dal buio alla luce… di Nancy Miragliotta

 

L’evoluzione del concetto di salute: da bio-medico a bio-psico-sociale

Il concetto di salute ha subito numerosi cambiamenti nel corso degli anni. Da una visione prettamente biomedica in cui la malattia era spiegata da una causalità biologica, identificando la sua origine unicamente nella disfunzione di un organo, si passa a una concezione olistica (Ricci Bitti & Gremigni, 2017) in cui viene allargata la prospettiva nell’ottica di salute positiva.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Carta di Ottawa, 1986) la definisce in termini di completo benessere fisico, mentale e sociale piuttosto che la mera assenza di malattia. Seguendo i passi di Von Bertalanffy (Von Bertalanffy, 1968), il quale abbandonò la visione lineare causa-effetto per abbracciare invece quella sistemica e circolare, Engel (Engel, 1977) dà luogo al paradigma bio-psico-sociale, sostenendo che l’essere umano è il risultato dell’interazione di molteplici fattori che interagiscono fra loro. Il comportamento si organizza, quindi, a più livelli a seconda delle stimolazioni provenienti dal contesto ambientale di riferimento; intervenendo sulle condizioni ambientali sarà possibile modificare la risposta del soggetto.

 

Aspetti deontologici e malpractice medica: la nascita della medicina difensiva

 

Un recente studio condotto in Messico ha analizzato i casi presentati alla Commissione Nazionale dell’arbitrariato medico, riguardo i reclami di medical malpractice e i risultati sono inequivocabili: su 40 casi esaminati contenenti, oltre ad altri danni, anche 12 morti e 9 disabilità permanenti. Il 65% è ricollegabile alla negligenza del professionista e nel 60% dei casi la sentenza è la condanna. Il 45% delle denunce originava dall’insoddisfazione delle procedure diagnostiche (Fernández-Cantón & Rizo-Amézquita, 2018).

 

Il panorama italiano ha visto negli ultimi anni un incremento vertiginoso delle pratiche di medicina difensiva, ovvero quella pratica di cui il professionista si avvale al fine di evitare responsabilità medico-legali conseguenti alla prestazione concessa. La medicina difensiva può avere natura positiva quando vengono disposti trattamenti diagnostici o terapeutici non necessari in via cautelativa, o negativa nel momento in cui il professionista rifiuta di concedere la sua prestazione (Studdert et al., 2005). Lo stesso sito del Ministero della Salute riporta le dichiarazioni dell’ex Ministro Lorenzin:

 

“La medicina difensiva, sia positiva che negativa, è diffusa in maniera capillare e preoccupante tra gli operatori sanitari. Si parla di un costo di circa 10 miliardi di euro, cifre pesanti, perché parliamo dello 0,75% del PIL. Quello che più mi preoccupa è che il 93% dei medici ritengano che la medicina difensiva sia destinata ad aumentare. Per questo dobbiamo trovare delle soluzioni valide per risolvere un fenomeno che incide sulla spesa sanitaria in misura pari al 10% del Fondo sanitario nazionale”. (Ministero della Salute, 2015)

 

È evidente che vi sia un problema sulla gestione delle cure del paziente, per questo è necessario l’intervento dello Psicologo Clinico. Per cominciare potrebbe essere utile per il medico affinare le tecniche del colloquio clinico con il paziente, in quanto questo rappresenta un momento fondamentale per instaurare una buona relazione terapeutica.

 

L’alleanza terapeutica è storiografia umana basata sull’ascolto e sulla comprensione dell’esperienza vissuta. Non si può percepire, studiare il soggetto come se fosse una cosa senza voce: la sua conoscenza può essere solo dialogica e i sintomi e i segni sono l’esito di esperienze e vissuti altamente soggettivi.

 

 

Come il medico comunica la diagnosi

 

Dopo lo scandalo di Bristol del 1995, in cui l’anestesista Bolsin del reparto di cardiologia rese noti i numeri di mortalità in chirurgia pediatrica, la clinical governance occupò una posizione forte nell’ambito sanitario al fine di attuare delle strategie che responsabilizzassero le strutture sanitarie e i professionisti. La prima definizione di tale strategia è stata fornita da Scally e Donaldson nel 1998 sostenendo che “la Clinical Governance è un sistema attraverso cui le organizzazioni sanitarie sono responsabili del continuo miglioramento della qualità dei loro servizi e della salvaguardia di elevati standard di assistenza attraverso la creazione di un ambiente in cui possa svilupparsi l’eccellenza dell’assistenza sanitaria” (Scally & Donaldson, 1998, p. 61-65).

 

Il modello teorico bio-psico-sociale introdotto da Engel (Engel, 1977) ha avuto una forte risonanza nella pratica clinica attuando un cambiamento di paradigma nella medicina disease-centered a una patient-centered, prospettiva che vede il clinico adottare tecniche comunicative orientate all’incoraggiamento del paziente, alla raccolta produttiva delle informazioni e a una migliore gestione delle emozioni (Stewart, 1984).

 

Una tecnica innovativa che rappresenta l’espressione di questo mutamento è l’agenda del paziente che si concentra sul vissuto della malattia del soggetto (illness), piuttosto che sulla mera presenza della malattia (disease) (Moja & Vegni, 2000). Difatti, il paziente rappresenta il protagonista assoluto della propria malattia e diviene l’attore principale anche nell’incontro col medico, il quale esamina in maniera oggettiva, tramite le sue conoscenze scientifiche, ciò che il malato espone. Il medico ascolta, interpella, osserva, pone domande al paziente al fine di inserirlo a pieno nel processo diagnostico e adottando tecniche comunicative che consentano di porre in essere una relazione contornata da empatia e consapevolezza.

 

I quattro “nuclei di sofferenza” del malato oncologico

 

Rossi evidenzia quattro nuclei di sofferenza tipici nel paziente oncologico (Rossi, 2017).

Il primo è il nucleo fisico, in cui la malattia viene manifestata a livello corporeo e meramente esteriore, a causa dell’influenza delle terapie e dei sintomi.

Il nucleo esistenziale, quando la malattia conduce il soggetto a modificare le proprie abitudini, a abbandonare il proprio ruolo e status sociale. In questo momento critico l’individuo sperimenta sentimenti di frustrazioni legate al senso di inutilità percepito, il futuro viene pensato come scevro di significati positivi e privo di colori. Il soggetto avverte un forte senso di rabbia, angoscia, delusione e disperazione.

Il terzo è quello relazionale. Qui il cancro ha un impatto forte nei rapporti umani, tantoché mutano i rapporti di coppia, di amicizia e di tutto il sistema familiare. Non di rado questi soggetti raccontano di aver vissuto situazioni di abbandono da parte di persone fino ad allora percepite come significative per la loro vita, ma che hanno preferito percorrere la strada della fuga di fronte a un’esperienza emotiva così forte.

Infine quello economico, poiché ingenti sono i costi dei trattamenti sanitari a cui i malati di cancro devono sottoporsi e, molto spesso, la patologia porta i soggetti a lasciare il proprio posto di lavoro riducendo le entrate mensili.

 

 

Meccanismi di difesa secondo Kubler-Ross

 

Di fronte a “un sé corporeo percepito come assente e poco reattivo alle volontà personali” (Tromellini, 2002), il paziente mette in atto alcune difese che la psichiatra svizzera Elisabeth Kubler-Ross classifica in cinque fasi che l’essere umano attraversa quando riceve la notizia della possibilità di morte imminente (Kubler-Ross, 2016).

La prima fase è quella di Rifiuto e Isolamento: il paziente mette in atto meccanismi di negazione e rimozione per reagire allo stato di shock derivante dalla comunicazione della diagnosi di cancro e trovare il coraggio di mettere in moto difese meno radicali.

La seconda fase è dominata dalla Rabbia, che viene proiettata dal soggetto su di sé e sull’ambiente esterno in termini di rimproveri, accuse e proteste; questo rappresenta il momento in cui il paziente manifesta una richiesta di aiuto oppure il momento in cui si chiude in sé stesso.

La terza è la fase del Patteggiamento, in cui il paziente comincia a porre l’attenzione su attività, luoghi, persone da cui può scorgere speranza e con essi attua una sorta di negoziato che può esortare la motivazione della persona.

La quarta fase è quella della Depressione, tipica del progredire della malattia in cui il soggetto sperimenta la delusione e il fallimento causati dalle perdite subite, da cui il paziente sviluppa sia la forma di depressione reattiva, sia quella preparatoria.

L’ultima fase descritta da Kubler-Ross è quella dell’Accettazione. Essa viene maturata dopo che l’individuo ha avuto modo di riflettere sulle circostanze della vita, seppur rabbia e depressione possano ancora essere presenti. In questo caso chi più ha necessità di supporto è la famiglia, la quale potrebbe rifiutare la maturazione del parente scambiandola per una “rassegnazione codarda”. “L’accettazione non deve essere scambiata con una fase felice. È quasi un vuoto di sentimenti. È come se il dolore se ne sia andato, la lotta sia finita e venga il tempo per «il riposo finale prima del lungo viaggio», come l’ha definito un malato” (Kubler-Ross, 2016, p. 208).

 

Influenza della personalità sullo sviluppo di malattie

 

La relazione tra personalità e lo sviluppo di disturbi e malattie somatiche specifiche ha suscitato forte interesse negli studi empirici condotti negli ultimi anni del Novecento. Secondo alcuni autori, le caratteristiche di personalità interagiscono nella mediazione tra eventi stressanti e la percezione del benessere individuale tenendo in considerazione differenti modelli quali quello basato su tre fattori (nevroticismo, introversione/estroversione e psicoticismo), quello basato su cinque fattori (nevroticismo, estroversione, coscienziosità, gradevolezza e apertura all’esperienza) e, infine, il modello multidimensionale che presuppone la presenza di tratti di personalità multipli piuttosto stabili nel tempo.

 

Estroversione, nevroticismo, coscienziosità, Tipo D e Tipo A rappresentano i pattern di personalità più studiati nel campo della psicologia clinica della salute e sono quelli che di seguito verranno brevemente analizzati.

 

La coscienziosità è definita in termini di “affidabilità, determinazione e organizzazione” che si traduce in un fattore protettivo e di promozione della longevità (Kern & Friedman, 2008). Difatti, essa correla positivamente alla percezione del benessere soggettivo (Steel et al., 2008), riduce il rischio di sviluppo di sintomi internalizzanti e esternalizzanti (Malouff et al., 2005) e correla negativamente con i pensieri di ideazione suicidaria (Velting, 1999). La risorsa di questo costrutto consiste, quindi, nel diminuire la probabilità di mettere in atto comportamenti di rischio per la salute quali eccessiva assunzione di alcool, fumo di sigaretta, uso di sostanze stupefacenti, alimentazione irregolare, sedentarietà e condotte sessuali a rischio (Edmonds et al., 2009).

La socievolezza si definisce come capacità del soggetto di mettere in atto comportamenti di cooperazione, generosità, empatia nei confronti dell’altro e si associa a alti livelli di salute (Goodwin & Engstrom, 2002) e a un minore rischio di mortalità (Weiss & Costa, 2005).

 

L’estroversione comprende in sé stessa la dimensione della socievolezza, di energia e assertività. Moderati livelli di estroversione rappresentano un fattore di protezione per l’insorgenza di disturbi psichici, ansiosi e dell’umore (Brezo et al., 2006). Alti livelli di estroversione, al contrario, sembrano indicare un fattore di rischio per la salute in quanto conducono l’individuo a mettere in atto condotte nocive e pericolose con lo scopo di ricercare esperienze nuove (Otonari et al., 2011).

 

Sul versante opposto troviamo, d’altra parte, il nevroticismo, che Eysenck (Eysenck , 1990) definì nella sua “teoria della personalità” come quel tratto manifestante la più alta instabilità emotiva associata a significativi livelli di ansia e depressione, scatenanti disturbi di origine psicosomatica quali insonnia, disturbi gastrointestinali, asma, ipertensione, emicrania, dolore al collo (Gibson, 2011); per di più, uno studio trentennale condotto su 21.700 coppie di gemelli adulti riporta associazioni con la sindrome da affaticamento cronico, ulcere e malattie coronariche (Charles et al., 2008). Gli studiosi, inoltre, riferiscono che il nevroticismo rappresenta un fattore di rischio di mortalità nelle donne, riportando risultati inversi, invece, negli uomini fino a arrivare alla predizione di maggiori livelli di assistenza medica in pazienti ansiosi o depressi (Friedman et al., 2010) e presenza di disturbi del comportamento alimentare (Dahl et al., 2011).

In relazione allo sviluppo di malattie cardiocircolatorie viene presentata la personalità Tipo D o personalità distressed. Denollet sostiene che questo costrutto è caratterizzato dalla presenza di due componenti quali l’affettività negativa e l’inibizione sociale. Tuttavia, non è tanto la sperimentazione di emozioni negative che scaturisce degli effetti negativi sulla salute psicofisica, quanto il disagio psicologico esperito il soggetto Tipo D a mettere in atto comportamenti di salute inadeguati (Denollet, 2000). In ultima analisi, la personalità Tipo A è stata definita secondo alcune caratteristiche che vedono il soggetto implicato in una attitudine alla competizione, cercando di affermare la propria posizione accelerando i tempi di esecuzione di compiti e conservando un alto stato di allerta che non gli consente di effettuare un’attenta valutazione degli obiettivi proposti; perlopiù, questo pattern sembra essere contraddistinto da alti livelli di ostilità e rabbia che portano il soggetto a attuare comportamenti di “lotta cronica” (Friedman & Rosenman, 1959).

 

Il ruolo dello psicologo.

 

La psicologia è la scienza che si occupa di favorire il libero flusso dell’anima. deriva dal greco psyché (ψυχή)= spirito, anima e da logos (λόγος) = discorso, studio, letteralmente ad indicare quindi il discorso dello spirito o dell’anima. La funzione principale di questo professionista è, quindi, quella di accompagnare la persona verso la consapevolezza della propria essenza. La psicologia è una scienza, ma anche un’arte. E come tale permette un’espressione creativa della propria interiorità. Dall’interno fluisce verso l’esterno. Dall’immaginazione conduce all’azione. Dal buio alla luce.

 

Di Nancy Miragliotta 14/11/2020

Università di Messina

Psicologia clinica e della salute

Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale

Università Nazionale Autonoma del Messico

Dipartimento di Neurobiologia comportamentale e cognitiva

Istituto di Neurobiologia

Laboratorio di apprendimento e memoria (B-04)

San Martino, patrono dei viandanti per i cristiani e anche dei cornuti per i pagani.

 

Se San Martino  è considerato patrono dei soldati e dei viaggiatori nella tradizione cristiana, in quella pagana è anche ritenuto il patrono dei cornuti.

Difficile spiegarne perché San Martino è il protettore dei mariti traditi. Secondo alcuni l’accostamento nasce perché a Novembre si tenevano numerose fiere di bestiame e quindi di animali muniti di corna; secondo altri perché in questo periodo si svolgevano 12 giorni di sfrenate feste pagane, all’insegna dei bivacchi e degli adulteri; altri ancora pensano che tutto derivi dal fatto che l’ 11/11 ricorda il segno delle corna fatto con le mani.

La festa di San Martino nasce in Francia, quando questa era ancora sotto l’influsso dei celti pagani che celebravano l’inizio del nuovo anno a Novembre.

La popolarità che Martino di Tours godeva in vita spiega solo in parte la centralità della sua festa nel corso del medioevo (e oltre). Il giorno dell’11 novembre coincideva infatti con la fine delle celebrazioni del Capodanno dei Celti, il “Samuin”, che si svolgevano proprio nei primi dieci giorni del mese: il retaggio di questa festa pagana era ancora presente nell’Alto Medioevo, e la Chiesa sovrappose il culto cristiano del santo più amato dell’epoca alle tradizioni celtiche. Molte usanze di ascendenza precristiana sopravvissero così nel corso dei secoli, confluendo nelle celebrazioni di san Martino.

Cosa accadeva dunque l’11 novembre? La festa di San Martino era una delle più importanti feste dell’anno, una sorta di capodanno contadino nel corso del quale si mangiava e beveva in abbondanza. Anticamente infatti il periodo di penitenza e digiuno che precede il Natale cominciava il 12 novembre e prendeva il nome di “Quaresima di san Martino”.

A incoraggiare il momento di baldoria era anche la conclusione delle attività agricole legate all’inizio dell’autunno, nonché il clima più mite che solitamente caratterizza queste giornate (la ben nota “estate di san Martino”). In questo periodo inoltre occorreva finire il vino vecchio per pulire le botti e lasciarle pronte per la nuova annata, e al contempo si iniziava a bere il vino novello (“per san Martino ogni mosto è vino”). L’atmosfera era simile a quella di un “giovedì grasso”, come ci testimonia – un po’ iperbolicamente – il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio dal titolo “Il vino di San Martino” (in copertina): il popolo in festa si precipita a tracannare il vino nuovo, mentre sulla destra vediamo il santo a cavallo.

In molte parti d’Europa i festeggiamenti prevedevano anche falò, processioni (spesso con lanterne, molto diffuse ancora oggi) e scambi di regali: in alcune regioni della Francia e della Fiandre era san Martino che portava i regali ai bambini, scendendo dal camino proprio come Babbo Natale. L’uccisione del maiale – nel nord Italia tradizionalmente associata al mese di dicembre – si svolgeva oggi in Spagna, dove è ancora vivo il proverbio “A cada cerdo le llega su San Martín” (“Ogni maiale ha il suo San Martino”).

Ma San Martino era una sorta di capodanno anche per le attività civili e lavorative: l’11 novembre scadevano infatti i contratti agricoli e di affitto, e di conseguenza si svolgevano in questo periodo i traslochi (“fare san Martino” voleva dire proprio “traslocare”). I contadini inoltre erano tenuti a consegnare al signore la quantità di pollame loro imposta dal contratto di conduzione dei terreni.

Il culto cristiano ci ha portato dall’Oriente vicende di bibbia e vangeli pregne di mari che si separano, di cammelli e di palme, di golia giganti, di profeti che giravano nei deserti, di animali esotici e altre amenità che non fanno parte della nostra cultura, non ne hanno mai fatto parte.

Per i nostri avi ai tempi delle evangelizzazioni quei simboli e quelle narrazioni non assomigliavano a nulla di ciò che caratterizzava la loro vita e i loro costumi europei. La popolazione sentiva l’esigenza di mantenere le tradizioni ancestrali e locali.

La Chiesa a un certo punto per il proprio tornaconto è “andata incontro” alle genti: come è accaduto per altri santi e per altre ricorrenze, tutto ciò che è stato costruito attorno alla figura di San Martino è stato attinto dalle nostre tradizioni europee: a cominciare dalla peculiarità della mantellina che come scritto sopra era un simbolo di una e più divinità locali, non di un dio lontano e astratto della mezzaluna fertile.

L’usurpazione è avvenuta nel senso che la Chiesa ha attribuito a San Martino dei simboli locali nostrani, ben sapendo che la gente comune non avrebbe accettato simboli lontani dalle tradizioni europee con cui era cresciuta, e contando che la garanzia di un continuum della cultura contemporanea dell’epoca avrebbe fatto percepire le vicende del santo a livello emotivo con un’empatia che avrebbe sigillato nell’immaginario collettivo la figura di San Martino in saecula saeculorum, come infatti è accaduto.

La storia cristiana del mantello

In qualità di circitor, il compito di Martino era la ronda di notte e l’ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l’episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall’iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante.

La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino medievale per “mantello corto”, cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all’oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

 

 

 

 

 

Aleister Crowley ,Cefalù e l’esoterismo nella musica da Bowie ai Beatles

Molti divi della musica rock sono rimasti catturati dalla figura carismatica di Aleister Crowley a cominciare dai mitici Beatles che lo avevano inserito fra le ‘persone che ci piacciono’ sulla copertina del famoso Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band a  Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin.

Page è diventato uno dei maggiori collezionisti al mondo di materiale riguardante l’occultista inglese.Nel 1970 acquistò Boleskine House, la casa del mago situata a 20 miglia da Inverness, in Scozia, sulla riva orientale del lago di Loch Ness. Però alcuni incidenti accaduti a membri dei Led Zeppelin, culminati con la morte del figlio del cantante Robert Plant e del batterista John Bonham, avrebbero indotto Page, nel 1980, a vendere la casa.

    Jimmy Page di fronte  Boleskine House

Altri cantanti del calibro di Ozzy Osbourne e David Bowie lo hanno menzionato nelle loro canzoni, mentre i Death SS gli hanno dedicato addirittura l’intero LP Do What You Wilt. Altri grandi artisti come Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, è un appassionato di Crowley, mentre Marilyn Manson ha addirittura affermato di esserne stato ossessionato per molto tempo.

Infine, Bruce Dickinson, vocalist del gruppo heavy metal degli Iron Maiden, lo ha sempre annoverato come uno dei suoi miti tanto che ha prodotto e scritto la sceneggiatura di “Chemical Wedding”, un film incentrato sulla figura di Crowley.

Nell’affollata copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, si può notare Crowley in alto a sinistra.

 Aleister Crowley, artista, poeta, mistico, pensatore e occultista britannico può essere considerato una delle figure chiave nella storia dell’esoterismo e fondatore del moderno occultismo nacque al 36 di Clarendon Square a Royal Leamington Spa, nel Warwickshire, tra le 23 e mezzanotte del 12 ottobre 1875.

Il padre, Edward Crowley, studiò da ingegnere ma non esercitò mai la professione, limitandosi a dedicarsi all’attività familiare di fabbricante di birra. Entrambi i suoi genitori erano membri di un raggruppamento di cristiani evangelici, ma nonostante questo il giovane Edward Alexander ebbe modo di conoscere e apprezzare i lavori grafici di Aubrey Beardsley.

Crowley crebbe in un contesto fortemente religioso, al punto che i bambini della famiglia potevano avere contatti solamente con coloro che condividevano la fede religiosa dei coniugi Crowley. In particolare il padre predicava incessantemente la sua dottrina, era autore di diversi testi di divulgazione e studiava quotidianamente le sacre scritture, obbligando il figlio a partecipare alle sue attività.

Edward Alexander Crowley, questo il vero nome dell’occultista divenne membro della principale organizzazione occulta della fine del XIX secolo, l’Ordine Ermetico della Golden Dawn, che traeva i suoi princìpi da fonti come la Cabala, il Libro dei Morti e l’astrologia. Amava molto viaggiare e durante uno dei suoi viaggi, in Egitto, ebbe la visione di un antico stregone dal nome Aiwas che gli dettò il Libro della Legge, su cui fondò la sua religione destinata, a suo dire, a soppiantare il cristianesimo.

Crowley decise dunque, di fondare l’Abbazia di Thélema, dove celebrare i suoi riti magico-orgiastici e, interrogato l’oracolo cinese (Y king), capì che il luogo ideale dove avrebbe dovuto sorgere era sulla Costa Azzurra, a Capri o a Cefalù.

Crowley scelse Cefalù nell’aprile del 1920 in compagnia dell’americana Leah Faesi e della signorina Ninette Fraux, chiamata Suor Cypris, entrambe sue concubine, e con due bambini figli di Leah.

 

Cefalù è una località turistica e balneare, ogni anno meta di migliaia di turisti che vi giungono da diverse parti del globo per trascorrere le vacanze, sorge in un posizione panoramica straordinaria, sovrastata da un’altura di circa 270 metri, che cade a picco sul mare turchino, denominata la Rocca.

Crowley dimorò per circa tre anni a Cefalù con i suoi adepti e fu successivamente espulso da un’ordinanza ministeriale fascista, essendosi accertato che nella sua villa si svolgevano riti basati su comportamenti osceni.

Sin dall’inizio il mago e il suo entourage femminile destò meraviglia e curiosità tra la gente del luogo, che si ritrovava spesso ad ammire quei personaggi agghindati da strani vestiti e dai comportamenti altrettanto curiosi. Crowley, conosciuto anche come la Grande Bestia 666 (The Mega Jherion 666), amò molto Cefalù, tanto che nel suo testamento scrisse che voleva essere seppellito sulla Rocca, accanto al Tempio di Diana.

Il suo desiderio però non potè essere esaudito dato nell’Aprile del 1923 fu espulso d’urgenza dal suolo italico su ordine di Mussolini per pratiche oscene e perversione sessuale, in seguito alle proteste del popolo e dello stesso vescovo di Cefalù.

Eppure anche dopo l’espulsione del mago l’attenzione su di lui e sulla sua setta non si smorzò, tanto che la ‘Divisione di Polizia Politica’ segnalò che dalla casa del Crowley si irradiavano notizie diffamatorie sulle condizioni dell’Italia fascista, che poi venivano pubblicate su giornali esteri.

In verità l’accusa era infondata, ma Crowley si dedicò alla propaganda antifascista da Tunisi, dove si era rifugiato dopo l’espulsione da Cefalù, scrivendo poesie satiriche sul fascismo e su Mussolini, da lui ritenuto responsabile del suo allontanamento dal suolo italico. Aleister Crowley morì a Brighton il 1° dicembre 1947.

L’Abbazia di Thélema è un casolare isolato sito in località Santa Barbara a Cefalù, alla quale si accede mediante un sentiero situato di fronte all’entrata del cimitero del paese. Qui l’occultista inglese abitò durante il suo soggiorno in Sicilia insieme ai suoi seguaci.

Lo stabile è un classico casolare di campagna, a pianterreno formata da alcune stanze che danno su una sala centrale, ampia e di forma rettangolare, nella quale Cowley aveva disposto il suo trono ad Est e quello della sua prima concubina ad Ovest.

Per Crowley la villa era un’Abbazia, anche se non corrispondeva al tempio che avrebbe voluto costruire sulla cima delle colline di Cefalù, e che avrebbe dovuto esser di forma circolare, con otto grandi colonne che reggevano il tetto a cupola, fatta di vetro, con cortili ed edifici riservati a vari scopi magici e sociali.

Le mura, le porte e tratti del pavimento della villa che abitò erano decorati da nudi e immagini pornografiche dipinte dallo stesso mago. Lo scopo di questi dipinti era di spingere il visitatore, attraverso l’esposizione continua, all’indifferenza nei confronti del sesso. Tutto ciò faceva da cornice alle preghiere quotidiane del gruppo che si riunivano cinque volte al giorno per fare riti satanici, sacrificando animali e compiendo strani riti sessuali spesso sotto l’effetto di droghe.

In realtà Crowley non si può ritenere un satanista nel senso stretto dato che era dichiaratamente ateo, era piuttosto spinto da una rabbia devastante contro l’etica cristiana e la visione cristiana della vita che probabilmente gli era stata imposta durante l’infanzia.
Oggi dell’eremo di Santa Barbara non resta quasi niente perchè le decorazioni scomparvero quando la casa fu rimessa a nuovo. Esiste solo una completa documentazione fotografica eseguita da un giornalista inglese venuto a Cefalù poco prima che fosse rifatta.

 

 

Rimedi antivirali un aiuto dalla Natura

Rimedi antivirali un aiuto dalla Natura

I rimedi naturali per i virus compreso il cv-19 corona virus. I virus, termine che in latino significa “veleno”, sono microrganismi acellulari parassiti obbligati. Queste infettanti e piccolissime particelle nucleoproteiche mancano infatti di una struttura cellulare e si replicano solamente sfruttando intermedi metabolici, enzimi e organelli della cellula ospite. Il corona virus Cv–19 si presenta molto simile al virus SARS ma molto più contagioso e per...

Read More »

Cos’è il Coronavirus?

 

I coronavirus sono una specie di virus che utilizzano come materiale genetico l’RNA cioè l’acido ribonucleico: una versione “semplificata” del DNA, che assolve al medesimo scopo di codificare e trasmettere le informazioni genetiche, e sono responsabili di infezioni respiratorie a livello del tratto naso-faringeo, dei seni paranasali e della gola.

Questi tipi di virus si chiamano così perché i loro virioni (la parte infettiva) appaiono al microscopio elettronico come piccoli globuli, sui quali ci sono tante piccole punte che ricordano quelle di una corona le cui punte sono formate dai “peplomeri”, le strutture proteiche che insieme ad altri meccanismi servono ai virus per attaccarsi alle cellule dell’organismo da infettare.

Una volta che si sono legati alle cellule ospiti, i virus rilasciano il loro codice genetico modificando il comportamento della cellula. Questo processo fa sì che si attivi una risposta immunitaria da parte dell’organismo infettato, che cerca di sbarazzarsi del virus (solitamente facendo alzare la temperatura: in pratica viene la febbre), e assieme ai rhinovirus, ai virus influenzali e ai virus parainfluenzali, rientrano tra i principali agenti scatenanti il raffreddore.

I coronavirus sono piuttosto diffusi tra varie specie di mammiferi e uccelli: infettano il loro apparato respiratorio e gastrointestinale.

Da 60 anni circa, sappiamo che in alcuni casi questi virus riescono a passare agli esseri umani, causando sintomi che variano a seconda delle loro caratteristiche.

A oggi sono noti sette diversi coronavirus che possono infettare l’uomo, compreso 2019-nCoV, quello da poco scoperto in Cina.

Secondo un’indagine relativa alle cause virali di raffreddore, i coronavirus sarebbero responsabili di circa il 10-15% dei casi di raffreddore rinvenuti nella popolazione generale.

È altamente probabile che molti di noi, senza saperlo, abbiano contratto, anche più di una volta nella vita, una qualche infezione da coronavirus.

 

La prima descrizione dei coronavirus risale al 1960, dopo che alcuni ricercatori avevano preso in considerazione alcuni casi di raffreddore.

Tra il 2002 e il 2003, i coronavirus sono saliti alla ribalta della cronaca a seguito dell’epidemia di SARS, scoppiata in quel periodo. La SARS – sigla che vuol dire Sindrome Acuta Respiratoria Grave – è un’infezione delle vie aeree respiratorie superiori e inferiori molto potente, provocata da un coronavirus il cui nome specifico è SARS-CoV (o SARS-Coronavirus).

Le infezioni da coronavirus sono più probabili durante la stagione autunnale o in inverno. Tuttavia, è bene ricordare che i coronavirus possono infettare l’essere umano tutto il tempo dell’anno.

Un altro fattore di rischio che incide fortemente sulla possibilità di sviluppare un’infezione da coronavirus è la stretta vicinanza con un individuo contaminato e con le stesse modalità dei virus influenzali.

I sintomi del coronavirus sono i sintomi provocati dalle più comuni infezioni respiratorie, ossia:

Naso chiuso e che cola

Tosse

Mal di gola

Febbre tra i 38°C e i 39°C

Infiammazione delle mucose nasali, della gola e dei bronchi

Cefalea

Perdita di appetito

Senso di malessere generale

La prima risorsa per contrastare un’infezione virale da coronavirus è il proprio sistema immunitario, che identifica l’infezione e sviluppa la capacità di contrastare il virus, impedendogli di fare ulteriori danni in futuro. Non esistono cure e i medici possono solamente somministrare farmaci per ridurre i sintomi, o per trattare complicazioni come la polmonite, nel caso in cui si presenti. Qualcosa di analogo avviene già con l’influenza, nel caso di pazienti con precedenti problemi di salute.

Attualmente il nuovo coronavirus si è rivelato mortale nel 2,7 per cento dei casi, ma la stima è probabilmente in eccesso perché i quasi 3mila pazienti dichiarati finora dalla Cina riguardano solo i casi confermati, ma potrebbero essercene altre migliaia (non tutti sviluppano sintomi). Nel 2009, la pandemia influenzale da virus H1N1 (febbre suina) causò la morte di circa mezzo milione di persone in tutto il mondo. Ogni anno, a causa delle complicazioni dell’influenza comune, muoiono centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Il nuovo coronavirus sembra essere più aggressivo e – come tutti i nuovi virus – non deve essere sottovalutato fino a quando non se ne comprendono i meccanismi.

Il solstizio d’inverno prima di essere chiamato NATALE… Tradizioni, festeggiamenti, e rituali.

 

Nel 2019 il solstizio d’inverno sarà il 22 Dicembre alle ore 4:19 italiane.

 

Per i popoli antichi durante questi giorni si celebrava l’apertura della porta degli dei, cioè il passaggio verso il cielo. È la vera rinascita dell’uomo, la speranza che ancora una volta la vita divina ritorni sulla terra, attraverso la connessione dei suoi figli con il mondo celeste. Secondo le tradizioni, proprio in questo giorno nascono molti avatar, esseri illuminati che portano i messaggi degli dei.

In questo giorno è fondamentale alleggerirsi di tutti i pesi che abbiamo portato, che ci sono stati accollati o che abbiamo raccolto durante l’anno. Solo quando siamo leggeri possiamo spiccare il volo verso il punto più alto della volta celeste.

Per lo sciamano è la direzione che porta nel mondo Superiore, verso l’Alto, dove si trovano i Maestri Spirituali. È cioè il momento dell’anno in cui si apre di nuovo questa fenditura nel cielo, dove possiamo trovare tutti i poteri per iniziare un nuovo ciclo, in collaborazione con il divino.

Per questa ragione si può celebrare il Solstizio d’Inverno facendo un piccolo rituale con il fuoco, che in tutte le tradizioni primordiali è un altro elemento caratteristico per questo periodo.

Seguendo la traccia del rito del fuoco descritto per il Solstizio d’Estate, potete fare una lista delle cose che volete lasciare andare dell’anno appena trascorso. Ad esempio un litigio, una sconfitta al lavoro, una perdita sentimentale… qualunque cosa che in questo momento sentite che vi è d’impedimento per la vostra vita.

Il Solstizio è la festa del sole, del suo ciclo sulla terra, ed un modo per onorarlo è quello di osservare i momenti di passaggio, l’alba ed il tramonto. Il Solstizio d’inverno corrisponde nel ciclo giornaliero al sorgere del sole e cioè all’alba. E’ una esperienza molto interessante osservare il sorgere del sole, nel punto più verso sud di tutto l’anno.

A volte le mattine fredde di questa stagione hanno il loro fascino, ed il sole rosso del mattino è una grande medicina!

 

Il Natale e’ la versione cristiana della rinascita del sole

Fissato secondo la tradizione al 25 dicembre dal papa Giulio I (337 -352) per il duplice scopo di celebrare Gesù Cristo come “Sole di giustizia” e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana. Sin dai tempi antichi dalla Siberia alle Isole Britanniche, passando per l’Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano le nozze fatali della notte piö lunga col giorno più breve.

Due temi principali si intrecciavano e si sovrapponevano, come i temi musicali di una grande sinfonia.

Uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, Re dell’Anno Calante, ad opera del Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente.

Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltá agrarie, celebrava sullo sfondo la nascita-germinazione di un Dio del Grano… Se il sole è un dio, il diminuire del suo calore e della sua luce visto come segno di vecchiaia e declino. Occorre cacciare l’oscuritá prima che il sole scompaia per sempre.

 

La festa celtica di Yule

Yule è una festa di tradizione celtica che viene celebrata in occasione del solstizio d’inverno. Si tratta di una festa che fa parte della tradizione germanica. Nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno.

Nel paganesimo e nel neopaganesimo, soprattutto in quello germanico, rappresenta uno degli otto giorni solari, o sabbat; viene celebrata intorno al 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.

La parola Yule deriva forse dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la “ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”.

Nei linguaggi scandinavi, il termine Jul ha entrambi i significati di Yule e di Natale, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. Il termine si è diffuso anche nelle lingue finniche per indicare il Natale (in finlandese “Joulu”), sebbene tali lingue non siano di ceppo germanico.

Non si sa molto delle antiche celebrazioni di Yule. Nei Paesi nordici Yule indicava comunque un periodo di danze, riposo e festeggiamenti. In Islanda Yule veniva celebrato secondo la tradizione antica ancora nel Medioevo.

Nel corso del tempo la celebrazione di Yule venne adattata al cristianesimo e trasformata nel Natale come lo conosciamo oggi.

Fonti e citazioni: www.studisciamanici.it  –  www.greenme.it – www.centrometeo.com – www.ilcerchiodellaluna.it

Oooh Amsterdam: International Free-Improv & Spontaneous Art Festival.

#Oooh_Amsterdam

Siamo lieti di annunciarvi che la comunità di artisti “fluttuanti” dell’ oooh Fest, dopo Berlino, Londra, Tel Aviv, Instanbul, Ragusa, Madrid, sbarcherà ad Amsterdam, dove si creeranno  una serie di “ensemble” unici nel suo genere e si mischieranno ad importanti musicisti della scena di improvvisazione libera di Amsterdam.

Dal 21 al 23 Novembre presso il De Ruimte di Amsterdam 

3 notti di improvvisazione libera.

Negli ultimi 3 anni, i vari oooh Festival hanno ospitato alcuni degli artisti “istantanei” più innovativi al mondo ecco quelli presenti …

Oooh_Amsterdam Lineup:

Salvoandrea Lucifora – Trombone (Italy/NL)
Riccardo Napoli – Prepared Drums (Italy)
Alice Karveli – Flute/Voice/Movement (Greece)
Rick Jensen – Sax (NZ/UK)
Paul Millernas – Drums (UK)
Pietro Frigato – Guitar (Italy)
Illi Adato Sound Art – ElectroAcoustic Rig (UK)
Gabriele GaBa Scalici – keyboard & electronics (Italy)
Craig Cigar Tamlin – Drums (SA/UK)
Hagai Izenberg – Objects / Electronics (Israel)
Tarik Haskić – Sax / Bass (UK)
Andrea Goretti – Keyboard (Italy)
Tom Deadson – Guitar (UK)
Edith Steyer – Sax (Germany)
Jonathan Nagel – Double-bass (NL/DE)
Camille Sa – Clarinet (NL)
Dirk Serries – Guitar (BE)
Martina Verhoeven – Piano/Double-bass (BE)
James Hewitt – Violin (UK/NL)
Christine Cornwell – Violin (UK/NL)
Oene Van Geel – Viola (NL)
Miriam Den Boer Salmón – Violin (NL)
Maya Felixbrodt – Viola (IL/NL)
George Hadow – Drums (UK/NL)
Ada Rave – Tenor sax / Clarinet (AM/NL)
Nicolas Chientaroli – Piano (AM/NL)
Henk Zwerver – Guitar (NL)
James McClure – Trumpet (NL/South Africa)
Dodó Kis – recorder/EWI (HU/NL)
Sanem Kalfa – Voice/Cello (TR/NL)
Christiaan De Jong – Guitar (NL)
Raoul van der Weide – Double-bass/Cello (NL)
Jarno van Es – Piano (NL)
Matteo Mijderwijk – Piano (NL)
Tatiana Rosa – Flute, video (PT/NL)
Hernán Samá – Sax (AM/NL)
Stefanie Janssen – Voice (NL)
Albert H C Manders – Flute (U.S./NL)
Joost Buis – Trombone (NL)
Dimitra Kous – Electronics (GR)
Diego Aguirre – Guitar
Mattia Massolini – Double Bass (BE/IT)
Aaron Lumley – Double Bass (CA/NL)
Ninni Morgia – Electric Guitar (Italy)
Giuseppe Schillaci – Live Electronics (Italy)
Antonio Aiello – Double Bass (Italy)
Vittorio Ballato – Didgeridoo, Jews Harp (Italy)
Marcello Giannandrea – Bassoon (BE/IT)
Federico Braghetti – Cello (BE/IT)
Andrius Derevi – Sax (LT/NL)
Bettina Schroeder – Electric Ukulele + FX (Germany)
Alessandro Grasso – Electronics & Reality Fragments (Italy)
S’YO Fang – Piano (TW/NL)
Julien Palluel Kochnitzky – Piano (CF/NL)
Marco Torres Lunshof – Electric Guitar (CO/NL)
Dimitris Ventourakis – Keyboard/Piano (GR)
Omar Medina (MX/NL)
Mona Creisson – Violin (CA/NL)
Mina Kim – electronics (KOR/NL)
Damon Banks – Bass (NYC)
Gwen Laster – Violin (NYC)
David Mitchel – Guitar (UK/NL)
Petra van Besouw – Violin (NL)

Katia Vonna Beltran – Live Object Theatre (France)
Vicky De Visser – Video (BE)

Dorit Weintal – Movement (NL/Israel)
Simone Giacomini – Movement (Italy)
Maria Mavridou – Movement (NL/GR)
Vincent Verbrug – Movement (NL)
Gaia Gonelli – Movement (Italy)

Please join our FB group: https://www.facebook.com/groups/ooohfest/

FREE ENTRANCE

 

9 MOTIVI PER CUI MASTURBARSI FA BENE

autoerotismo masturbazione

Abbatte lo stress, stimola l’attività cardiaca, concilia il sonno:

La masturbazione è un’efficace medicina senza effetti collaterali (per lui e per lei) 

L’autoerotismo fino a qualche decennio fa portava con sé solo disgrazie come cecità, acne e altre sciagure legate a specifici luoghi di provenienza, e nessuno si sarebbe sognato di parlare dei benefici della masturbazione.

I tempi – fortunatamente – sono cambiati, e oggi possiamo scoprire (e beneficiare) di tutti i vantaggi che una sana e consapevole libidine porta con sé. Ecco perché l’autoerotismo fa bene alla salute di lui e di lei.

 

Ecco a voi 9 motivi per praticarla:

1. Favorisce il sonno

Esattamente come il sesso, l’autoerotismo stanca (ma con accezione squisitamente positiva) e favorisce un sonno sereno e profondo grazie al rilascio di endorfine che accompagna l’orgasmo.

2. Migliora il sesso di coppia

Il know-how che si acquisisce da soli può essere trasferito tra le lenzuola. Si può raccontare al partner (a voce o con i gesti) quali sono le proprie zone più sensibili e il modo in cui si preferisce essere stimolati e chiedere che lui o lei facciano altrettanto. Con un aumento esponenziale del piacere di entrambi. 

3. Aiuta a conoscere il proprio corpo

La ricerca del piacere porta a esplorare il proprio corpo e a conoscere, di conseguenza, cosa ci piace e cosa no. Ecco perché l’autoerotismo è importante, soprattutto per le donne e soprattutto per le donne che non hanno mai provato un orgasmo. Provare (magari con un sex toy) per credere!

4. Diminuisce i crampi mestruali
Masturbarsi diminuisce i livelli delle prostaglandine responsabili dei crampi mestruali. Ecco perché masturbarsi fa bene anche in “quei” giorni.

5. Diminuisce lo stress (e aumenta il buonumore)
Ossitocina e dopamina sono nemiche giurate dello stress e alleate n°1 del buonumore. E l’autoerotismo provoca la circolazione di entrambe.

6. Diminuisce il rischio di tumore
Un recente studio dell’università di Harvard ha evidenziato che gli uomini che eiaculano 5 o più volte a settimana hanno il 33% di probabilità in meno di avere un tumore alla prostata, grazie frequente ricambio di liquido seminale e spermatico che diminuisce infezioni e infiammazioni. 

7. Fa bene al pavimento pelvico
Gli orgasmi fanno lavorare i muscoli pelvici, un po’ come fanno gli esercizi di Kegel. Le contrazioni muscolari che accompagnano il raggiungimento del piacere aiutano a mantenere in salute il pavimento pelvico, facilitando (tra gli altri benefici) anche tutti gli orgasmi a venire.

8. Allontana il rischio di cistite (e di diabete)
Ma i benefici per la salute non finiscono qui: secondo gli studiosi Anthony Santella e Spring Chenoa Cooper dell’università di Sydney, la masturbazione abbassa il rischio di cistite nelle donne grazie al ricambio dei fluidi (che “spazzano” via i batteri) e ridurrebbe anche il rischio di diabete di tipo 2 in entrambi i sessi.

9. Migliora la salute del cuore
Beneficio valido sia per lei sia per lui, ma soprattutto per lei: diversi studi hanno evidenziato che l’autoerotismo mantiene il cuore allenato, diminuendo il rischio di patologie cardiache, prima causa di mortalità tra le donne.

 

RIVOLUZIONE OMEGA, IL GRANDE COMPLOTTO DEL SUONO

 

E’’ possibile disarmonizzare la società, assopendo la coscienza dell’umanità, usando lo strumento suono?!

E’ sorprendente scoprire che esiste un unico strumento utilizzato per l’accordatura standard di tutti gli strumenti musicali: il suo nome è Diapason a 440 hertz (oscillazioni al secondo), attualmente usato per la stragrande maggioranza dei brani che ascoltiamo quotidianamente alla radio, in tv o attraverso i nostri lettori MP3.

Definizione del vocabolario del termine “musica”: “l’arte e la scienza dei suoni, combinati secondo determinate regole; l’insieme armonico di suoni prodotti da strumenti musicali o da più voci.”

La musica, anche se non lo pensiamo spesso, è una vera e propria scienza, che basa le sue fondamenta su leggi matematiche e fisiche incontrovertibili.

Il diapason di 440 vibrazioni non ha alcuna valenza scientifica.

Può, quindi, questo tipo di vibrazione disarmonica, agire da portatrice di stress, ansie e patologie di vario tipo? Sì, potrebbe, in quanto è plausibile supporre che, se determinate armoniche sono in grado di guarire un organo malato, le disarmoniche possano farlo ammalare.

Il grande musicista Verdi, in una lettera datata 1884, non usa mezzi termini per denunciare che qualcuno, in Vaticano (e suppongo non solo a Roma), ha voluto di fatto sopprimere il diapason a 432 Hz.

IL COMPLOTTO DELLA DISARMONIA MUSICALE

La corsa all’acuto iniziò con l’adozione unilaterale di un LA più alto (440Hz) da parte delle bande militari russe ed austriache ai tempi di Wagner, e tale diapason, pur non avendo alcuna giustificazione scientifica o basata sulle leggi della voce umana, fu in seguito accettato per convenzione a Londra (guarda caso Londra è uno dei più importanti centri di potere dei massoni della Confraternita Babilonese, ndr) nel 1939.

Da questo breve stralcio di eventi, si può subito notare come si sia cercato deliberatamente di alterare la ricerca scientifica su questo strumento, portando così ad una forzata disarmonia nelle frequenze musicali. Perché “deliberatamente”? Semplicemente perché, una volta che si è entrati in possesso di un valore scientifico riguardo ad un fenomeno ben preciso, cambiarlo senza conoscenza e senza ragioni equivale ad interferire.

Trasportare il diapason scientifico da 432 vibrazioni ad un diapason disarmonico di 440, è stato praticamente come condannarci all’esposizione di armoniche dannose per il nostro equilibrio.

Le ricerche di Maria Renold. Meglio nota come la “sacerdotessa del tuning” (cioè dell’intonazione), studiò a lungo le differenti accordature ed i relativi effetti riscontrati sul pubblico.

Se rimane un punto fermo l’oscillazione a 432 Hz, la sua logica di accordatura (in sostanza, come arrivare ad ottenere i 432 Hz…) non è per niente scontata.

La cosa più interessante è la menzione ad un certo Heinrich Schreyber, o Henricus Gram-mateus che, a quanto sembra, impostò “a orecchio”la corretta intonazione nel 1518, senza nemmeno realizzare – come al solito le migliori scoperte avvengono “per caso” –ciò che aveva ottenuto: un vero e proprio sistema d’intonazione, definito dalla Renold, di “dodici quinte reali”.

Piccola nota su Gustavo Rol che, a questo proposito, mi sembra necessario farvi conoscere.

Adolfo Gustavo Rol, torinese, fu acclamato dai potenti della Terra (presidenti degli Stati Uniti, ma anche registi come Fellini, miliardari come Giovanni Agnelli, dittatori come Mussolini, ecc.), tutti a chiedere consiglio e a tenere in grande considerazione il suo parere.

Di lui si narrano magie strabilianti (ad esempio, oltre che veggente, pare potesse viaggiare nel tempo portando con sé altre persone, far attraversare agli oggetti i muri, ecc.), che egli tendeva a sminuire. Si considerava semplicemente un “precursore”, perché sosteneva che tali poteri sono latenti nell’uomo e, un giorno, tutti sapremo usarli.

Mi viene in mente una frase del grande Rol, scritta sul suo diario, nel tentativo di di spiegare come nacquero i suoi poteri: “Ho scoperto la tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore…”. Tutto questo per far notare come il suono ritorni ancora, come elemento occulto basilare, e sempre nella forma di “quinta musicale”.

 

Gli 8 Hz, alla base del processo dei 432 Hz, sono la chiave per arrivare a sfruttare al massimo il cervello umano

Tornando a noi. La Renold racconta che, quando aveva il pianoforte intonato tramite le “dodici quinte reali”, e intratteneva i suoi ospiti con qualche sonata, gli ascoltatori osservavano non solo un incremento della ricchezza di timbro e qualità di tono, ma che i toni sembravano provenire da alcuni spazi indeterminati al centro della stanza, invece che dal pianoforte stesso.

Altri interessanti spunti provengono dalla vita e dalle esperienze di Maria Renold. La sua preziosa ricerca ha rilevato, più di una volta, che attraverso la normale intonazione standard basata su un LA a 440Hz, gli ascoltatori presenti nella stanza cominciavano a polemizzare tra loro e ad assumere perfino comportamenti antisociali.

Quando invece l’intonazione del medesimo pianoforte veniva eseguita seguendo la regola del LA a 432Hz, gli stessi ascoltatori, nuovamente invitati ad assistere al medesimo concerto, rimanevano questa volta piacevolmente colpiti ed entusiasti.

Un beneficio, quello dei 432 Hz, noto a tutti gli antichi (egizi, greci, sumeri, ecc.), e di cui il grande complotto mondiale ci ha invece privati.

RIPRENDIAMOCI L’ARMONIA MUSICALE: RIVOLUZIONE OMEGA!

Il movimento per ripristinare il diapason a 432 hz è meglio noto come “Rivoluzione Omega”.

La parola “rivoluzione”, in questo caso, è una parola più che positiva, e sta ad indicare un modo del tutto nuovodi apprestarsi alla composizione musicale, in grado di portare grandi benefici, senza nulla togliere alla personale creatività che contraddistingue ogni singolo artista.

Sono in corso degli studi in Italia proprio su questo argomento, e precisamente a Novara, che verranno rilasciati pubblicamente nei prossimi anni. Tutti i dati finora raccolti dimostrano che sia auspicabile pensare a delle vere e proprie cliniche di cura, sottoponendo i pazienti alla musica delle 432 oscillazioni, per riportare gli organi malati nel giusto spettro armonico.

La “Omega”, invece, corrisponde all’ultima lettera dell’alfabeto greco. Un simbolo che sta ad indicare “la fine del Tempo”, “la sintesi di tutta la creazione”. Ma “Omega” è soprattutto il simbolo dell’”infinito”, e la sua rappresentazione è questa: ∞. Nient’altro che un otto orizzontale.

E non è un caso che l’infinito si indichi con un otto… perchè dagli 8 Hz tutto parte.

Il nostro pianeta “batte” a otto cicli al secondo (8 Hz, conosciuto anche come la “Risonanza fondamentale di Schumann”.

E 8 Hz sono il ritmo dell’onda Alfa del cervello, alla quale i nostri emisferi cerebrali sono sincronizzati per operare insieme in modo uguale. E gli esempi sarebbero infiniti proprio come gli 8 Hz, un livello a cui si arriva alla Super Coscienza. Tutto è geometricamente perfetto.

Il padre della Rivoluzione Omega, Ananda M. Bosman, un valente musicista elettronico e famoso “scienziato visionario”, suggerisce che una disarmonia armonica del nostro campo di risonanza aurico può generare disarmonia anche alle normali funzioni cerebrali. Vale a dire: dimmi che musica hai ascoltato e ti dirò come ti senti oggi.

Nell’Universo l’energia è vibrazione. Il ritmo vibratorio di un oggetto, compreso il corpo umano, si chiama risonanza.

Quando la frequenza si altera, quella parte del corpo si ammala perché vibra in modo disarmonico. Se si conosce la corretta frequenza di risonanza di un organo sano e la si proietta sulla parte malata, l’organo può tornare alla sua frequenza normale: il primo passo verso la guarigione.

La malattia altro non è che una disarmonia di frequenze. Risulta perciò possibile, attraverso l’uso di un suono specifico proiettato sull’area malata, reintrodurre il giusto livello armonico e poterlo così guarire.

432 Hz. Nel libro di Ananda Bosman si spiega anche “tecnicamente” il perchè di questa precisa oscillazione, ma io lo tralascerei visto che si può approfondire lì. Sul libro troverete anche gli innumerevoli esempi numerici che determinano l’importanza di questo numero e dei numeri che lo compongono.

La sostanza è questa: il 432 è la precisa sintesi del tutto, in armonia con ogni principio del macro e del microcosmo universale. La regola base per l’armonia è sempre la stessa: “come in alto, così in basso” (e viceversa).

IN CONCLUSIONE

Rivolgo un appello a voi, appassionati di musica e musicisti. Gente comune. Sforziamoci di diffondere la Rivoluzione Omega, ascoltandola, suonandola e parlandone.

Il Cervello e’ una struttura bioelettrochimica la quale apprende mediante la vista e l’ udito e gli altri sensi, producendo attivamente immagini ,colori e suoni ecc.. in termini di sensazioni interiorizzate; quest’ultime infatti non sono soltanto il risultato di un semplice riconoscimento basato su la rispondenza biunivoca e speculare tra la realta fisica esterna ed il vissuto percettivo.

Il cervello infatti, si “auto organizza” producendo una attivita interiore che si predispone attivazione delle aree visive ed auditive , capaci di produrre immagini e suoni ed inoltre alla intercettazione analitica delle varie vibrazioni provenienti dal mondo esterno .

Constatiamo ad esempio che il cervello modulando in modo programmato le saccadi oculari ed anche tramite una una gamma di sonorita (emissioni otoacustiche ) ed altri sistemi di di auto stimolzione necessari per intercettare messaggi subliminali , si predispone nel confrontarsi interattivamente con gli stimoli sensoriali provenienti dal mondo esterno , per poi realizzare le immagini e suoni come simulazione interiorizzata di modelli visivi ed auditivi geneticamente determinati , che sono in realta quelli che percepiamo e quindi significhiamo come sensazioni cerebrali.

Cio che vediamo ed udiamo pertanto e’ il frutto della simulazione cerebrale prodotta dal sistema neuronale eleborate come immagini e suoni la quali ci informano sulla probabilita delle nostre future interazioni con l’ambiente sia fisiche che emotive o pulsionali.

La vecchia concezione per la quele il cervello ha “solo” la possibilita di ricezione e trasduzione speculare dei segnali sensoriali analogamente ad un computer , non tiene conto della capacita “auto-organizzativa” del cervello di compiere una indagine di previsione che traduce e stabilizza la produzione di imamgini di suoni secondo le esigenze genetiche di rappresentazione della propria specie vivente.

La obsoleta ed antiquata prospettiva del funzionamento cerebrale ,ha il limite di non saper spiegare l’ immaginario e quindi le potenzialita intuitive e creative dell’ uomo , e pertando conduce ad inspiegabili paradossi,come ad esempio la contraddittorieta tra la funzione analitica del cervello il suo funzionamento olistico.

Infatti mentre le varie zone specialistiche analizzano puntualmente i segnali provenienti dall trasduzione degli stimoli sensoriali , di fatto nella nostra percezione immagini e suoni sono ben sincronizzati e simultaneamente correlati.

La reale simultaneita composita della percezione pone quindi il problema del funzionamento non solo analitico ma anche olistico del cervelllo ; tale contraddizione che puo essere facilmente risolta modificando la PROSPETTIVA NELLA SIGNIFICAZIONE CEREBRALE DELLA PERCEZIONE , come sopra accennato.

EGOCREANET ha iniziato fin dal 1997 a trattare scientificamente l’ argomento dell’ immaginario e della creativita’ iniziando con il far capire che i colori percepiti ( anche nella fase onirica del funzionamento cerebrale) , sono di fatti una risposta sensoriale al tipo di reazione fotochimica che avviene nei coni e nei bastoncelli e che risponde alla costruzione genetica delle diverse molecole di Rodopsina , che vengono prodotte dal sistema retinico .

Putroppo la transdisciplinarieta che conduce a formulare una ampia discussione sull’ effettivo funzionamento cerebrale, non trova ascolto dalla accademie la quali persistono nelle loro tradizione di ricerca disciplinare e sub-disciplinare , che infine tende a tradurre la complessita dei processi naturali in inutili complicazioni e devianti formalismi.

1 2 3 4 5 6 14

Iscriviti al blog tramite email

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Unisciti a 7.244 altri iscritti

Chi sono

Vittorio Ballato è un artista in costante evoluzione.

Pierluigi Gammeri

Email : vittorioballato@gmail.com

Traduci