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Il didgeridoo degli Aborigeni australiani tra riti, armonici e guarigione

dijeridu, didjeridoo degli indigeni australianiGli armonici sono un fenomeno fisico acustico non evidente, che però è componente molto importante nella musica meditativa e curativa dello yoga e di altre tecniche proposte dalla cimatica e dalla musicoterapia di ogni cultura. Gli Aborigeni australiani utilizzano uno strumento che emette un suono grave per i loro riti di guarigione: il didgeridoo.

 

Le note emesse dal didjeridoo sono simili all’accordo a una voce dei monaci tibetani, sono note molto basse con chiari ed evidenti armonici. Un’altra cosa che accomuna queste due scuole culturali di musica armonica, è la respirazione circolare, una tecnica avanzata che permette di continuare a respirare mentre si canta o si suona il didjeridoo. In questo modo si può ottenere un suono molto prolungato, tramite il quale si arriva ad alterare lo stato di coscienza della persona che lo pratica.

Gli Aborigeni credono che il didjeridoo gli sia stato donato da un popolo di creature soprannaturali che hanno preso parte alla creazione del loro popolo, durante il “Tempo del Sogno”. Lo scopo di questo strumento era di funzionare da richiamo per permettere ai due popoli di comunicare. Il legno con il quale è costruito il didjeridoo è un ramo cavo scavato dalle termiti, che viene trovato da uno sciamano alterando il proprio stato di coscienza, ed entrando nel “Tempo del Sogno”, in questo modo riesce a localizzare l’albero giusto nella foresta.

Le somiglianze dei riti sciamanici degli Aborigeni che utilizzano il didjeridoo, con le pratiche di meditazione e guarigione dei monaci tibetani che implicano il canto armonico sono notevoli. L’energia degli armonici è utilizzata da entrambi per entrare in stati d’animo non comuni, ma anche per accelerare la guarigione di parti malate, indirizzandovi sopra il suono del didjeridoo da parte dello sciamano.

Provate ad ascoltare il suono del didjeridoo in questi video.

 

 

LA CRISI DEL CONTEMPORANEO

La crisi del contemporaneo

Dopo il “Grand Tour”delle grandi rassegne urge una riflessione. Quanto è importante “comprendere” l’opera? E che ruolo gioca la curatela rispetto alla didattica?

 

Il coro di voci che da più parti del globo ha intonato il requiem per Documenta 14 solleva un interessante interrogativo sulla situazione attuale delle mostre internazionali messe in relazione con il pubblico. L’arte contemporanea sta infatti attraversando un periodo oscuro, una sorta di Crisi del Mondo Moderno per dirla alla René Guénon, che ha di fatto reso superfluo il concetto di comprensione, oltre che quello di conoscenza.
Il curatore sembra aver declamato il suo diktat: chi guarda un’opera non deve per forza di cose capirla, ma entrare nello spirito della mostra  solamente contemplandola. Eppure comprensione e contemplazione  possono  venire  considerate  non  opposte  l’una  all’altra bensì  due  elementi complementari egualmente necessari,  che si completano a vicenda. Contemplare una mostra ha senso se si può anche comprenderla.
Quando parliamo di Documenta ci riferiamo ad una manifestazione con un budget da 38 milioni di euro che quest’anno si è presentata al pubblico con mappe illeggibili, segnalazioni incomplete, nessun aiuto didattico ed un catalogo sommario che non ha agevolato il pubblico a comprenderne le opere. Questa politica antieducativa è ovviamente tesa a rendere ancor più enigmatica ogni cosa più che sciogliere i nodi e rendere la comprensione di una mostra accessibile ai più.
Si tratta però di un modus operandi che ovviamente non è nato con Documenta ma è bensì frutto di una progressiva linea di pensiero che si è fatta larga strada a partire dalla metà degli anni ’90, dopo i “Non luoghi” di Marc Augé e le “Estetica relazionale” di Nicholas Bourriaud.
Justin Matherly, Skulptur Projekte Münster 2017
Justin Matherly, Skulptur Projekte Münster 2017
In seguito, a partire dal 2000, l’estremizzazione di queste teorie ha generato un’esasperante corsa al rialzo, verso la proliferazione sistematica ed inarrestabile di un meccanismo che trasforma ogni manifestazione artistica in una gentrificazione livellante e livellata.
“Arte contemporanea” oggi è una dicitura, un mero marchio aziendale; all’interno di ogni mega-mostra tutto sembra essere ordinato e pulito, ogni opera è messa lì a bella posta per svolgere il suo compitino voluto dal curatore ma il nocciolo centrale, la parte emotiva necessaria a catturare il cuore del pubblico, manca.
La lingua visiva del curatore è divenuta una sorta di esperanto che non conosce specificità o localismo sia culturale che sociale, e all’interno di questo monologo gli artisti sono infilati a forza in un conglomerato di estetiche le quali a loro volta si impastano all’interno di un discorso sfilacciato.
All’interno dell’impianto curatoriale contemporaneo tutto sembra una strategia ben calcolata, anche quello che potrebbe apparire fortuito o frutto di una mano malcerta. Se qualcosa può risultare confusionario agli occhi del pubblico allora vuol dire che funziona, questa sembra esser diventata l’unica regola. Ecco quindi che la confusione e l’astruso cripto-mimetismo di simboli e contenuti innescano reazioni a catena a dir poco granduignolesche, dove il povero fruitore si ritrova a confondere sale espositive con lavori in corso per vere e proprie installazioni e viceversa. Ma va detto, per la cronaca, che chi genera confusione del resto si ritrova parte del medesimo caos, ed anche i curatori delle maximostre globali si sono ormai ridotti a raschiare il fondo del barile, rimpastando a rotazione concetti come conflitti bellici, crisi economiche, immigrazione e tumulti politici. La curatorial practice 3.0 prevede sempre un territorio nomade o di confronto, un qualcosa che possa garantire una nuance di impegno sociale ma che riesce solo ad essere un pretesto vago che il più delle volte sembra quasi trarre profitto da una qualsivoglia situazione di disagio più che arrivare a conclusioni precise o portare benefici pratici.
Maria Eichhorn Unrecht maessige Buecher Neue Galerie © VG-Bildkunst Bonn 2017 Mathias Voelzke
Maria Eichhorn Unrecht maessige Buecher Neue Galerie © VG-Bildkunst Bonn 2017 © Mathias Voelzke
Si inneggia all’inclusione, alla compartecipazione, ma è chiaro che all’interno delle manifestazioni artistiche internazionali, solo chi fa parte del ristretto giro di sistema riesce a cogliere un senso ultimo che, detto fra noi, spesso si risolve in soluzioni smaccatamente dozzinali. Lo spettatore resta spettatore, con l’illusione di essere parte attiva all’interno dell’opera. Per certi versi questo potrebbe anche esser lecito; vale a dire che non tutta l’arte deve per forza rispondere a criteri di interattività. Va però detto anche che il compito primordiale dell’arte è quello di veicolare un determinato significato o simbolo, e se tutto questo non accade allora il meccanismo non è poi così ben oliato. Comprensione, come si diceva, questo è l’importante, e la grande rivoluzione dovrebbe partire proprio da qui, fermo restando che ogni rivoluzione, comprende due idee: anzitutto quella di una rivolta contro un dato stato di  fatto;  poi  un  ritorno. Micol Di Veroli fonte exibart.com

I Sette Chakra

 

La parola “chakra” deriva dal sanscrito e significa ruota o vortice.

I chakra sono centri energetici e di consapevolezza che si trovano nel corpo umano indicati anche come vortici energetici o centri di forza. Le prime linee guida per la loro attivazione emergono già nelle Upanishad, i testi sacri della religione vedica indiana (500 a.C.; si veda Shandilya Upanishad, Cudamini Upanishad).

I chakra non sono punti definibili in senso concreto o anatomico, si tratta al contrario di turbini energetici propri dell’aura. In India e in Tibet veggenti e guaritori hanno raggiunto la conoscenza attraverso la meditazione su questi sottilissimi centri energetici.

Sebbene l’insegnamento dei chakra sia strettamente legato alla tradizione dello yoga, questi centri energetici sono conoscibili da chiunque possieda una particolare sensibilità indipendentemente dalla cultura e dall’epoca cui appartiene.

I chakra si irradiano in diverse aree del corpo a seconda della rispettiva posizione, influenzano le funzioni organiche, la circolazione, l’attività ormonale nonché le emozioni e i pensieri, trasformando così l’energia cosmica vitale (Prana) che scorre incessantemente all’interno del corpo umano. Tale energia viene raccolta nei chakra, e in seguito messa a disposizione per i processi del corpo, dell’anima e dello spirito.

Per facilitare l’individuazione del loro significato esoterico, i chakra sono tradizionalmente associati a un colore, un simbolo, un mantra (suono di liuto), un elemento e una divinità corrispondenti alle frequenze di vibrazione di ciascun vortice energetico.

Primo chakra

Il chakra Muladhara costituisce il fondamento e la radice del sistema energetico dei chakra. Attraverso il centro della base, l’energia viene raccolta dalla terra e dalla natura e in seguito trasformata. Nell’Induismo il chakra della radice viene tradizionalmente rappresentato con quattro petali e un quadrato (simbolo della terra).

Secondo la dottrina dello yoga, l’energia Kundalini risiede nel chakra radice. Se la base è stabile, l’energia vitale può ascendere attraverso gli altri chakra, accelerando così lo sviluppo della personalità.

Il colore rosso, in cui risplende il chakra Muladhara, simboleggia una forte energia vitale, forza e passione.

Secondo chakra

Il chakra Svadhisthana è il centro energetico della sessualità e della gioia di vivere. In sanscrito “Svadhisthana” significa dolcezza, un termine legato al concetto di felicità corporale e sensuale.

Il secondo chakra è rappresentato dall’elemento acqua, simbolo di mobilità e la flessibilità, che rimanda al concetto di “flusso della vita”. Inoltre in rapporto alle abluzioni rituali, come ad esempio il battesimo, richiama i concetti di purificazione e religiosità.

Così come l’acqua, anche il simbolo base del chakra sacrale, la falce di luna, rappresenta l’elemento femminile e stabilisce il contatto con il subconscio.

Il chakra Svadhisthana dai sei petali risplende di arancio, il colore dell’impulso attivo che favorisce la creatività e la voglia di vivere.

 

Terzo chakra

In sanscrito, il terzo chakra, detto Manipura, significa “il gioiello lucente” oppure “coperto di pietre preziose”. Conformemente alla dottrina dello yoga, il chakra Manipura è un indispensabile accumulatore di energia da cui l’energia vitale Prana viene ripartita in tutto il corpo.

Il chakra dai dieci petali risplende di colore giallo ed è associato all’elemento fuoco, il quale simboleggia l’energia vitale di questo centro. L’animale simbolico relativo al terzo chakra è il montone, spesso rappresentato anche come Destriero del Dio del Fuoco (Agni).

Il chakra Manipura è inoltre l’origine delle 72.000 nadi, sottilissimi fili energetici che si irradiano dall’ombelico in tutto il corpo.

 

Quarto chakra

Il cuore è da sempre il simbolo dell’amore. Il chakra del cuore, detto in sanscrito Anahata-Chakra, costituisce il centro dell’essere umano e collega i tre chakra inferiori, relativi all’istinto, con i tre chakra superiori, relativi alla coscienza superiore.

Il chakra dai dodici petali rappresenta l’amore universale e svolge un ruolo fondamentale sia nello Yoga Bhakti, in riferimento alla via verso la dedizione e l’umiltà, sia nella dottrina cristiana attraverso il concetto di amore per il prossimo.

Relativamente ai sensi, il chakra Anahata è associato al tatto attraverso cui sono possibili il contatto e la cura. L’immagine di Vayu, il dio dei venti, che cavalca l’antilope, uno degli animali simbolo del quarto chakra, è collegata all’elemento aria e alla respirazione.

Nella stella di Davide, simbolo del chakra del cuore, il triangolo rivolto verso l’alto si fonde con il triangolo rivolto verso il basso. Il primo rappresenta Shiva, il dio maschile, ovvero la consapevolezza di sé, il secondo rappresenta Shakti, la progenitrice divina, ovvero l’energia.

Quinto chakra

Il chakra Vishuddha dai sedici petali costituisce il centro dei suoni e delle parole all’interno del corpo umano.

Dal punto di vista esperienziale, i toni svolgono un ruolo importante per lo sviluppo della personalità. Una delle maggiori tecniche impiegate nella pratica dello yoga è ancor oggi la ripetizione cantata dei mantra, o suoni primordiali della meditazione, che consentono il risveglio e l’accrescimento dell’autoconsapevolezza attraverso le vibrazioni prodotte.

L’elemento corrispondente al chakra Vishuddha è l’etere, il simbolo dell’ampiezza, dello spazio (in sanscrito: Akasha) e della purezza. L’animale simbolico del quinto chakra è l’elefante bianco, il destriero del dio principale della religione vedica, Indra (“Il Forte”).

Il cerchio che sta a simboleggiare il chakra della gola rappresenta il luogo del vuoto e del silenzio assoluti che occorre attraversare per poter raggiungere la conoscenza.

Sesto chakra

In qualità di centro spirituale, il chakra Ajna favorisce l’attenzione e la consapevolezza. Nel sesto chakra confluiscono le nadi principali Ida e Pingala la cui riunificazione simboleggia il superamento della dualità raggiungibile attraverso la meditazione.

Quando si raccoglie l’energia vitale nel chakra Ajna e si superano le ostruzioni, è realmente possibile conseguire una conoscenza superiore.

I due petali del chakra della fronte rappresentano rispettivamente le sillabe-germoglio “ham” e “ksham”, i suoni primordiali emessi da Shiva (consapevolezza cosmica) e da Shakti (vitalità) con i quali si delinea un’ulteriore unificazione.

Una figura importante per il sesto chakra è Shakti Hakini, un dio androgino che rappresenta la componente maschile e femminile. Anche il cerchio (simbolo dell’origine dell’Essere) e i due petali alati (rappresentanti la dualità) simboleggiano il superamento della polarità.

Settimo chakra

Uno dei simboli del chakra Sahasrara è il loto dai mille petali. Il numero mille simboleggia la completezza e la perfezione e rimanda al significato del chakra della corona come meta della nadi principale Sushumna.

In esso si innalza la forza del serpente Kundalini, che simboleggia il risveglio delle potenzialità umane. Il fiore di loto, che cresce dal buio e dalla melma per poi divenire un fiore puro, rappresenta lo sviluppo della consapevolezza umana dalle qualità animali relative ai chakra inferiori verso la radiosa luce dell’anima.

Nel chakra Sahasrara risiede Shiva, la consapevolezza pura. Lo scopo dello yoga è scoprire Shiva e ricongiungerlo a Shakti, la forza che sale dai chakra inferiori verso l’alto. In questo modo si compie il definitivo distacco dal ciclo della rinascita.

MARRANZANO WORLD FEST: AL VIA L’OTTAVA EDIZIONE

Giunge all’ottava edizione il festival nazional-popolare che trova simbolo nel marranzano, tipico strumento musicale siciliano. L’evento del Marranzano World Fest è organizzato dagli enti Associazione Musicale Etnea e MoMu – Mondo di Musica e si svolgerà dal 29 settembre all’1 ottobre nel Monastero dei Benedettini, ma vi saranno due anteprima nei giorni del 16 e del 24 settembre.

Nei giorni d’anteprima saranno ospiti Zoord (dall’Ungheria) in piazza Federico II e i Lautari nel Monastero dei Benedettini.

Venerdì 29 il vero e proprio festival si aprirà con un raduno dei Marranzanisti siciliani e i musicisti Mike Hentz (Svizzera/Usa) ,Olga PrassНиколай Соболев (Mosca, Russia) e il napoletano Damadakà. Sabato 30 prevede I Pircanti, i Cantori di Malvagna e i russi Igor Dmitriev e Anna Zhavoronkova con i francesi Lo Còr de la Plana . Il tutto si chiuderà domenica 1 ottobre Matilde Politi e Simona Di Gregorio e i malesi Oumou Sangare.

La rassegna sono comprenderà una conferenza inaugurale sui canti di tradizione orale in Sicilia, laboratori di canto, danza e strumenti popolari tradizionali, danze popolari in cortili e un mercatino degli strumenti musicali artigianali vini e cibi siciliani e molto altro ancora.

Come faccio a non far sbiadire il mio tatuaggio?

 

Per far durare di più un tatuaggio ci sono delle regole molto semplici e purtroppo poco conosciute. Sono dei trucchetti che partono già da prima di farsi un tatuaggio e che proseguono durante la cicatrizzazione e il post-cura. Seguire i trucchetti vi permetterà, quindi, di avere dei tatuaggi belli, definiti e brillanti, fino alla vecchiaia.

 

  • Scegli con cura la zona cutanea esatta nella quale far eseguire il tatuaggio. Con lo scorrere del tempo il corpo invecchia: rughe, cellulite, smagliature sono segni tangibili degli anni che passano. Un tatuaggio eseguito su polsi, piedi, caviglie, polpacci (e in misura minore bicipiti e schiena), corre meno rischi di mutare forma e aspetto. Lo stesso non si può dire invece per i tatuaggi eseguiti sulle zone cutanee dei glutei, delle cosce e della pancia.
  • Stai attento al tipo di pelle che hai. Ci sono tipi di pelle, come quelle molto pallide e con molti nei, che in poco tempo perdono la definizione dei bordi del tatuaggio perché hanno una struttura morbida e che tende a modificarsi tra gli strati.
  • Scegli un tatuatore professionista. Se vuoi che il tuo tatuaggio duri a lungo devi assicurarti che il tatuatore utilizzi inchiostri di prima qualità, che rispettino tutti gli standard di sicurezza. Solo questi inchiostri ti assicurano un tatuaggio che durerà nel tempo; nel caso in cui ti affidassi ad un tatuatore improvvisato che utilizza inchiostri scadenti, otterresti l’effetto di avere tatuaggi sbiaditi nell’arco di qualche mese.
  • Scegli colori scuri. Al di là del tipo di inchiostro utilizzato tieni presente che vale il principio per cui più il colore è scuro, più rimarrà scuro. I tatuaggi che usano solo l’inchiostro nero sono quelli che tendenzialmente durano di più. Invece i tatuaggi con colori più chiari (che si usano, ad esempio, per creare un maggior contrasto) come il giallo, l’arancio, il bianco e il rosa, durano la metà del tempo.
  • Evita il cloro. Ci dispiace dire a tutti gli amanti della piscina che il cloro nell’acqua sbianca i tatuaggi. Per questo si consiglia di limitare le nuotate in piscina a tutti coloro che vogliono mantenere nel tempo i colori brillanti del proprio tatuaggio. In ogni caso non rinunciare a recarti in piscina qualche volta se ne avverti la necessità.
  • Mantieni idratata la pelle tatuata. Il tatuaggio è parte integrante del nostro corpo e col passare del tempo cambia forma e aspetto: si dilata, si restringe, si fino ad apparire spento. Col passare degli anni la pelle infatti diventa più secca e il tatuaggio diventa opaco e indefinito nei bordi. L’idratazione è la risposta a questi problemi: una corretta idratazione della pelle tatuata aumenta le dimensioni delle cellule che portano l’inchiostro, così da aumentarne la visibilità dall’esterno. Sintetizzando quindi, più la pelle è idratata, più il tatuaggio è bello e luminoso. Al contrario, se la pelle e secca, screpolata, con grossi strati di cellule morte, il tatuaggio risulterà più opaco e i contorni saranno meno definiti.
  • Due nemici dei tatuaggi sono il sole e le lampade abbronzanti. I raggi solari e UV hanno l’effetto di seccare la pelle, creando delle micro lesioni sulla superficie del derma che rendono il tatuaggio meno definito. Per questo si consiglia di esporre il tatuaggio al sole sempre con una crema solare specifica con un alto livello di protezione. Se non si prendono queste precauzioni i risultati porteranno ad avere, a lungo andare, dei tatuaggi grigiastri, spenti e sfocati nei contorni (come accade a molti vecchi bagnini, marinai e operai all’aperto, i quali si sono trovati esposti per lavoro al calore del sole senza creme protettive).

 

TRENT’ANNI DI PROTESTE A NEW YORK

 

Trent’anni di proteste a New York

Whose Streets? Our Streets! è un progetto fotografico che ripercorre due decenni di attivismo a New York, quando, tra gli anni ottanta e novanta, i cittadini si riversavano nelle strade per protestare contro le ingiustizie sociali, le guerre e gli sviluppi politici nazionali e internazionali. Nel 2014, lo storico Tamar Carroll stava lavorando al libro Mobilizing New York: AIDS, Anitpoverty, and Feminist Activity e contattò il fotografo Meg Handler per chiedergli di poter includere alcuni dei suoi scatti. Handler, redattore di Reading the Pictures ed ex editor per The Village Voice, acconsentì, segnalandogli i nomi di diversi fotografi che con i loro lavori avrebbero potuto contribuire al suo progetto. Dopo solo un anno, nel 2015, i due esposero al Bronx Documentary Center più di 100 immagini scattate da 38 fotografi diversi, come Andrew Lichtenstein, Mark Peterson, Sylvia Plachy, Corky Lee e Linda Rosier, che documentarono le più grandi manifestazioni che la Grande Mela abbia mai visto, durante un periodo, quello compreso tra il 1980 e il 2000, segnato da profondi cambiamenti. Dalle proteste per attirare l’attenzione sulle cure mediche inadeguate  e i tassi di mortalità molto elevati dei pazienti affetti dall’HIV / AIDS,  a quelle che riguardavano il problema dell’uso della violenza delle forze dell’ordine nei confronti degli afroamericani e dei latinoamericani, dal diritto all’aborto alle marce dei pacifisti durante la prima Guerra del Golfo, o a quelle del movimento Nuclear Freeze, che nel 1982, organizzò a Central Park una delle più grandi manifestazioni della storia della città, sollecitando il presidente Ronald Reagan a porre fine all’aumento della produzione di armi nucleari, alle azioni dimostrative dei gruppi Queer Nation e Lesbian Avengers, che nacquero per rappresentare le persone della comunità LGBT della città. Ad oggi il lavoro è stato esposto in diversi paesi, mentre un sito web in continuo aggiornamento raccoglie tutto il materiale, raccontando un periodo significativo per la città ma anche per lo sviluppo del fotogiornalismo. (NG)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Yoga aiuto naturale contro la depressione e altre quattro condizioni

Lo Yoga può essere considerato un rimedio utile contro la depressione e altre condizioni psicologiche di cui soffrono molte persone in tutto il mondo. È risaputo che lo Yoga favorisce il rilassamento della mente, calmando le preoccupazioni e lo stress della nostra vita quotidiana. Alcuni esperti sostengono che i benefici di questa pratica potrebbero essere estesi anche a problemi psicologici più gravi.

Molte persone nel mondo spesso hanno difficoltà ad ottenere l’assistenza sanitaria di cui necessitano e a volte i farmaci non forniscono i risultati sperati. Per questo sono in tanti a cercare degli approcci alternativi alla guarigione. Uno di questi potrebbe essere costituito proprio dallo Yoga.

 

Alcuni studi realizzati nei Paesi Bassi hanno evidenziato diversi benefici dello Yoga per le persone che soffrono di depressione cronica. Una ricerca ha dimostrato che uomini e donne che soffrivano di depressione hanno sperimentato una riduzione del problema, dell’ansia e dello stress, dopo aver effettuato sedute settimanali di 2 ore e mezza per nove settimane, in combinazione con antidepressivi e psicoterapia.

Un altro studio ha messo in evidenza che degli studenti con depressione che hanno praticato Yoga per 30 minuti con un istruttore e successivamente a casa per otto giorni hanno sperimentato una riduzione dei sintomi, anche nei mesi successivi, rispetto ad altri tipi di trattamento che prevedevano una fase di relax.

Lo Yoga sarebbe fondamentale anche per contrastare l’ansia. Nel 2006 uno studio condotto presso l’Università della Pennsylvania ha mostrato una diminuzione dell’ansia in soggetti che avevano praticato Sudarshan Kriya Yoga, una pratica che prevede una particolare tecnica di respirazione basata sull’uso di determinati ritmi naturali del respiro.

Non sono però solo questi i benefici che si potrebbero riscontrare praticando Yoga. È stato visto che aiuta anche le persone con disturbi alimentari. Delle persone con problemi di questo tipo, sottoposte ad uno studio pilota, hanno riferito di sentirsi più calme e in sintonia con il loro corpo dopo aver praticato Yoga.

Questa pratica secondo altre ricerche sarebbe utile anche contro i disturbi psichiatrici in generale e il disturbo post traumatico da stress. Nel primo caso è stato visto che pazienti sottoposti ad una terapia con Yoga per otto settimane (che includeva esercizi di respirazione e di rilassamento) mostravano un notevole miglioramento dei sintomi e una diminuzione dei pensieri negativi. Lo studio in particolare è stato pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine.

Nel secondo caso una ricerca apparsa sul Journal of Traumatic Stress ha rivelato un miglioramento delle condizioni di salute di donne con disturbo post traumatico da stress dopo aver eseguito un’attività composta da 12 sessioni basata sul Kripalu, una pratica utile per sviluppare una certa consapevolezza delle emozioni e dei pensieri nella vita di tutti i giorni. fonte: greenstyle.it

Un lavoro di Horichiyo

Il tatuaggio che vedete nella foto proviene dal Giappone di fine ‘800, ma fa parte di una realtà completamente diversa da quella degli uomini che decoravano i corpi delle persone locali, gli stessi che possiamo ammirare nelle stampe ukiyo-e e nelle prime foto fatte nel Meiji da fotografi come Felice Beato.

Questo pezzo è stato fatto da un tatuatore all’epoca conosciutissimo in occidente e apprezzatissimo da tutti coloro che si recavano in viaggio nel sol levante. L’uomo ritratto in foto è il dr. Charles Goddard Weld, compagno di viaggio di Charles Longfellow, ed entrambi si sono fatti tatuare nel 1872 da Horichiyo.

Poche sono rimaste le foto che testimoniano i lavori di questo tatuatore, sotto tanti aspetti così diverso dai maestri che lavoravano con i giapponesi. Horichiyo lavorava con uno stile che si sposava con i gusti degli occidentali, infatti, nonostante i soggetti abbiano comunque quel sapore orientale, sono molto diversi dai lavori che venivano eseguiti dai maestri tradizionali.

Horichiyo aveva uno studio per stranieri a Yokohama, città dove, insieme a Kobe e Nagasaki, alcuni tatuatori potevano esercitare la professione previa autorizzazione del governo e sotto controllo, solo su persone che non erano giapponesi. Il governo infatti, come sappiamo, dopo aver iniziato l’opera di modernizzazione del paese, aprendosi all’occidente, nel 1872 aveva di nuovo bandito il tatuaggio, pensando potesse risultare una cosa barbara agli occhi stranieri. Successivamente questi mostrarono curioso interesse verso i corpi di quegli uomini “decorati come la seta”, perciò si decise di fare uno strappo alla regola permettendo ai visitatori di venir tatuati in Giappone.

Il soggetto scelto dal Dr.Weld per la schiena senza sfondo, è un abbinamento tradizionale chiamato Ryuko Ryoko, reinterpretato da Horichiyo con un tratto delicato e sottile rispetto a quelli che erano gli standard per i tatuaggi giapponesi tradizionali, soprattutto dell’epoca.

I due soggetti sono tigre e dragone che lottano, entrambi animali simbolo di coraggio, ma il dragone rappresentando un potere offensivo e la tigre difensivo, insieme fomano una combinazione perfettamente bilanciata tra Yin e Yang.

 

 

ESTENSIONE DELL’ARTBONUS E INCENTIVI PER LE ZONE DEL SISMA. IL DDL SPETTACOLO VA ALLA CAMERA

Estensione dell’ArtBonus e incentivi per le zone del sisma. Il Ddl Spettacolo va alla Camera
Più risorse per lo spettacolo, con l’estensione dell’ArtBonus, la stabilizzazione del Tax credit musica e il sostegno statale a nuovi settori. La Riforma sullo Spettacolo ha ottenuto il via libera da parte del Senato, con 121 voti favorevoli, 12 contrari e 73 astenuti e adesso passerà alla Camera per l’esame finale.
La riforma incrementerà sensibilmente le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo, con 9.5 milioni di euro in più, per il 2018 e 2019, che diventeranno 22.5 milioni di euro dal 2020. La legge inoltre autorizzerà la spesa di 4 milioni di euro per attività culturali nei territori colpiti dal sisma del Centro Italia. Inoltre, la riforma estenderà l’Art Bonus a tutti i settori dello spettacolo, anche le orchestre, i teatri nazionali, i teatri di rilevante interesse culturale, i festival, i centri di produzione teatrale e di danza, i circuiti di distribuzione, potranno avvalersi del credito d’imposta del 65% per favorire le erogazioni liberali, finora riservato esclusivamente alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione. La legge stabilizza inoltre il tax credit musica, il beneficio riconosciuto alle imprese produttrici di fonogrammi e videogrammi musicali e produttrici di spettacoli di musica dal vivo per la promozione di artisti emergenti, con oneri pari a 4.5 milioni di euro a decorrere dal 2018. Verrà aggiornata anche la disciplina delle fondazioni lirico-sinfoniche, alle quali sarà dedicato un fondo specifico e verrà istituito il Consiglio superiore dello spettacolo, organismo consultivo del Ministro dei beni culturali, che sostituirà la Consulta per lo spettacolo.
«Una riforma attesa da trent’anni, un testo equilibrato», ha commentato il Ministro Dario Franceschini, che ha ringraziato la relatrice Di Giorgi e la commissione Cultura per il «lavoro straordinario fatto». Le discussioni però si sono accese per la sezione riguardante la presenza degli animali nei circhi. In prima fila la pasionaria Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista: «Che il governo e la maggioranza di centrosinistra riescano a licenziare una norma chiara e netta a favore degli animali è proprio impossibile. Le sirene della lobby pro circhi tradizionali sono riuscite, in Senato, a snaturare la proposta del governo, già debolissima». «Siamo arrivati a una formulazione di buon senso che consentirà di gestirne in modo ragionevole il superamento», è stata la risposta di Franceschini.

I MUDRA, LO YOGA DELLE MANI: COSA SONO E COME ESEGUIRLI   

mudra posizione mani
Mudrā (मुद्रा) è un termine sanscrito che significa letteralmente “sigillo”“gesto” o “segno”. Nello yoga, i mudra sono gesti simbolici spesso praticati con le mani e le dita che facilitano il flusso di energia attraverso il corpo, aiutando e favorendo così le nostre pratiche meditative.La corretta posizione delle mani è estremamente importante nella meditazione: contrariamente a quanto molti principianti pensano, le mani non vanno mai trascurate o posizionate casualmente. Ogni mudra stimola infatti parti diverse del nostro cervello e ci aiuta a incanalare l’energia verso una determinata zona del nostro corpo.In questa guida abbiamo raccolto 9 tra i mudra più diffusi, insieme ai loro benefici e alle istruzioni su come eseguirli correttamente.

Il simbolismo dei mudra e gli elementi naturali

I mudra sono strettamente connessi con l’energia dell’universo (energia Chi) e il loro scopo è esattamente quello di incanalarla nel nostro corpo per ottenere determinati benefici.

energia chiQuasi ogni mudra è collegato con una divinitàdella tradizione vedica, la quale a sua volta incarna un aspetto dell’energia legato ad una qualità che vogliamo risvegliare in noi. I mudra (e le divinità a loro associati) sono in relazione con i cinque elementi naturali, energie che nel corpo si riflettono sul piano psicofisico e spirituale scorrendo attraverso i nadi, canali energetici che terminano proprio nelle dita delle nostre mani.

Ogni dito rappresenta perciò un punto di connessione con un elemento e l’energia ad esso collegata. Posizionando le dita in un certo modo siamo in grado di controllare la quantità di energia elementale che scorre dentro di noi, e di conseguenza attingiamo alle qualità associate all’elemento che stiamo invocando.

Ecco di seguito l’elenco delle energie associate ad ogni sito della mano:

  • Pollice: sole, energia, fuoco.
  • Indice: aria, energia in movimento.
  • Medio: spazio, espansione, apertura.
  • Anulare: terra, solidità, radicamento.
  • Mignolo: acqua, liquidi, mobilità.

La storia dei mudra

La pratica dei mudra come la conosciamo oggi ha origine in India più di 5000 anni fa: se ne trova infatti traccia nell’antico sciamanesimo e nella cultura vedica, che contemplava l’utilizzo dei gesti delle mani accompagnati dai mantra durante le cerimonie sacre. Tramite questo rituale i bramini invocavano l’energia di Terra e Cielo contemporaneamente, che veniva poi canalizzata per ottenere determinati benefici, sia materiali che spirituali.

I mudra sono utilizzati anche in alcune espressioni artistiche come la danza indiana, dove il loro scopo è anche quello di accompagnare armoniosamente i moti del corpo.

9 mudra e il loro significato

Shuni Mudra

Shuni Mudra
Credits: remedyspot.com

Come si esegue: in questa posizione il pollice tocca il dito medio e le altre dita si lasciano andare gentilmente. È possibile appoggiare le mani sulle ginocchia per rilassare le dita non unite ed evitare di irrigidirle.

Significato: Shuni Mudra è il mudra che rappresenta la pazienza: il dito medio sta ad indicare la costanza nell’arrivare ai propri obiettivi, mentre il pollice simboleggia metaforicamente la natura e il divino.

Quali benefici porta: questo mudra è in grado di agire sulla nostra pazienza, aumentandola e consolidandola. Aiuta a farci affrontare meglio i periodi di transizione e cambiamento, quando siamo in attesa di raccogliere i frutti del nostro lavoro oppure attendiamo un risultato importante e abbiamo bisogno di calmare l’ansia e la negatività.

Surya Ravi Mudra

Surya Ravi Mudra
Come si esegue: l’anulare tocca lievemente il pollice e le altre dita rimangono rilassate. È tuttavia importante non appoggiarle al pollice, per cui in molti consigliano di tenerle lievemente sollevate.

Significato: questo mudra è conosciuto come il segno della vita, con l’unione di anulare e pollice che simboleggia l’equilibrio e la buona salute. L’anulare rinforza inoltre i concetti di persistenza e di forza.

Quali benefici porta: questa posizione, oltre a rafforzare il tessuto muscolare, è in grado di incanalare energia positiva che genera ottimismo e cambiamenti costruttivi.

Gyan Mudra

Gyan Mudra
credits: drdariahstibetanyoga.com

Come si esegue: l’indice tocca leggermente il pollice e le altre dita rimangono rilassate, mai tese. Pare che questo fosse il mudra preferito da Buddha durante le sue meditazioni, ed è anche quello più largamente usato al giorno d’oggi.

Significato: si tratta del mudra della conoscenza, dove l’indice rappresenta la consapevolezza e la sua unione con il pollice simboleggia saggezza ed espansione dell’Io.

Quali benefici porta: questa posizione è utilizzata per stimolare la creatività e la concentrazione, che permangono anche al termine della sessione di meditazione.

Buddhi Mudra

Buddhi mudra
credits: kundalinimobile

Come si esegue: il mignolo tocca lievemente il pollice e le altre dita rimangono rilassate. Può risultare più difficile rispetto agli altri mudra in quanto serve più elasticità per mantenere a lungo la posizione.

Significato: Buddhi mudra è la posizione della chiarezza mentale: il mignolo rappresenta la comunicazione e la sua unione con il pollice simboleggia l’apertura mentale.

Quali benefici porta: questo mudra aiuta a bilanciare i livelli di acqua nell’organismo, aiutando molto chi soffre di secchezza delle fauci o ha scarsa lacrimazione. Favorisce inoltre la comunicazione in tutte le sue forme.

 

Prana Mudra

Prana Mudra
credits: bigchitheory.com

Come si esegue: l’anulare ed il mignolo toccano il pollice, mentre il medio e l’indice rimangono tesi. Si utilizza principalmente per incanalare energia verso il primo chakra.

Significato: questo mudra è anche conosciuto come la posizione della vita, poiché è in grado di direzionare l’energia vitale lungo tutto il corpo.

Quali benefici porta: questo mudra è in grado di infonderci energia durante e dopo la meditazione. Rafforza inoltre la vista ed il sistema immunitario.

Vayu Mudra

vayu mudra
credits: stylesatlife.com

Come si esegue: l’indice va posizionato sotto al pollice, di modo che quest’ultimo eserciti pressione. Le restanti tre dita vanno mantenute tese, ma non troppo (non devono generare fastidio).

Significato: questo mudra è associato all’aria e a tutto ciò che è legato ad essa: la medicina Ayurvedica utilizza spesso questa posizione per curare disfunzioni corporee.

Quali benefici porta: questa posizione è di grande aiuto per tutti i problemi fisici legati a un ristagno di aria, ad esempio flatulenza o gonfiore addominale. Anche alcuni malati di Parkinson ne hanno riscontrato benefici nel calmare i sintomi della loro condizione.

Apaan Mudra

Apaan mudra
credits: pinterest.com

Come si esegue: il medio e l’anulare toccano il pollice, mentre indice e mignolo rimangono leggermente tesi.

Significato: questo mudra rappresenta la purificazione, sia in senso fisico (essendo legato alla digestione) che in senso spirituale.

Quali benefici porta: questa posizione è molto utile nell’eliminazione delle tossine dal corpo, particolarmente indicata per i problemi di digestione e benefica per il cuore e la circolazione sanguigna.

Hakini Mudra

hakini mudra
credits: sonofearth.org

Come si esegue: le punte delle dita di entrambe le mani si toccano gentilmente, senza esercitare troppa pressione. Sui pollici deve essere esercitata una pressione leggermente maggiore.

Significato: da sempre nella cultura Hindu questo mantra è utilizzato per aumentare la concentrazione e incanalare l’energia verso il sesto chakra.

Quali benefici porta: questa posizione aiuta a collegare i nostri due emisferi cerebrali, favorendo concentrazione, creatività e memoria.

Yoni Mudra

yoni mudra
credits: sanjiao.it

Come si esegue: le punte dei pollici si toccano esercitando una moderata pressione, mentre i due indici si toccano con tutta la prima falange. La posizione del dito medio può risultare complicata per i principianti: il dorso delle due dita medie deve infatti toccarsi perfettamente. Per iniziare consigliamo di fare toccare semplicemente il dorso della seconda falange.

Significato: la parola “Yoni” significa “utero” e rappresenta l’isolamento dal mondo, simile alla condizione che sperimentiamo nell’utero materno prima di nascere: il mudra aiuta infatti ad isolarsi ed astrarsi dal mondo terreno.

Quali benefici porta: questa posizione aiuta a calmare il sistema nervoso e mitigare lo stress. Permette infatti di isolarsi completamente per tutta la durata della seduta meditativa. fonte www.meditazionezen.it

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