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Sistema immunitario, trattamenti e terapie naturali

Tatuati famosi: la moda del tatuaggio non è affatto recente.

churchill

In questi ultimi anni c’è stato un boom del tatuaggio come forma di espressione personale. Fino a poco tempo fa era una moda soprattutto tra cantanti rock, motociclisti e marinai. Sicuramente la body art dei personaggi in questa lista è qualcosa di molto inaspettato.

Winston Churchill (1874-1965)

Churchill

Il tatuaggio di Winston Churchill era semplice: un ancora sul suo avambraccio, forse realizzato durante i suoi anni passati in giro per il mondo come corrispondente tra Cuba, India e Sudafrica. Sua madre, invece, aveva un serpente intorno al polso, che copriva quando voleva con un braccialetto. Lady Randolph Churchill seguiva la moda un po’ esotica delle socialite del tempo.

Re Aroldo II (c. 1020-1066)

Bayeux

Aroldo II, l’ultimo re anglosassone d’Inghilterra, morì durante la famosa battaglia di Hastings e venne immortalato nell’arazzo di Bayeux. Il suo corpo non riusciva ad essere identificato sia perché aveva ricevuto una freccia in un occhio in battaglia, sia perché era stato brutalmente mutilato dopo essere stato ucciso. La vedova, Edith, lo riconobbe da alcuni “segni sul suo corpo”, si pensa un tatuaggio sul cuore con la scritta “Edith e l’Inghilterra”. Romantico e utile.

Theodore Roosevelt (1858-1919) e Franklin Delano Roosevelt (1882-1945)

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Il 26esimo presidente USA, Teddy Roosevelt, aveva l’emblema araldico della sua famiglia tatuato sul suo petto: immagine valorosa di un cacciatore e forte politico. Lo stesso per Franklin Delano, discendente di Theodor e appartenente alla famglia Roosevelt, fra le più antiche dello Stato di New York.

Zar Nicola II (1894-1917)

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Risulta che la sconfitta russa nella guerra russo-giapponese non era la sola cosa giapponese che ha impressionato lo zar Nicola II. Sembra che tornò da un viaggio diplomatico in Giappone nel 1891 con un dragone sul suo braccio destro.

George Orwell (1903-1950)

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L’autore della Fattoria degli animali e di 1984 visse in Birmania, dove presumibilmente aveva realizzato i suoi tatuaggi: un punto blu su ciascuna nocca, un segno di protezione.

Andrew Jackson (1767-1845)

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Il settimo Presidente degli Stati Uniti, Andrew Jackson, aveva tatuato un tomahawk gigante sul suo interno-coscia e nessuno sapeva il perché. Sicuramente la sua presidenza è stata segnata dall’esproprio delle terre dei Cherokee. Fu lui il Presidente che legittimò la deportazione degli indiani (il cosiddetto “Sentiero delle lacrime”) firmando l’Indian Removal Act, definito dagli storici “uno dei peggiori crimini della storia degli Stati Uniti”.

John Wilkes Booth (1838-1865)

John_Wilkes_Booth

Si tratta del noto assassino di Abramo Lincoln. Attore affermato, quando morì, fu identificato in parte attraverso un tatuaggio sulla sua mano con le sue iniziali, stereotipo vecchio di anni per gli attori e del supremo orgoglio di sè.

Thomas Edison (1847-1931)

Edison

L’inventore Thomas Edison detiene il record del maggior numero di brevetti. Quando Samuel O’Reilly inventò la macchina per tatuaggi, ha usato la tecnologia sviluppata da Edison per una penna elettronica. Forse era era stato ispirato dai 5 punti criptici che Edison aveva sull’avambraccio?

Barry Goldwater (1909-1998)

Barry_Goldwater

Barry Goldwater, chiamato “Mr. Conservative,” aveva il tatuaggio più interessante di tutti: il palmo della sua mano sinistra era adornato con un semicerchio e una serie di puntini. Era il simbolo di un rito di passaggio dello “Smoki People“, un gruppo il cui scopo era preservare tradizioni native americane del Sudest.

Janis Joplin (1943-1970)

Janis_Joplin

La leggendaria cantante rock è stata una delle prime a usare il tatuaggio come parte integrante della sua immagine. La sua body art era parte della sua immagine rock e ha ispirato amici e fans: dopo la sua morte il suo tatuatore Lyle Tuttle di San Francisco disse che aveva tatuato repliche del famoso “cuore di Janis” su più di 100 giovani ragazze sue fans.

 

Tatuaggi: la magia del mandala

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Simbolo di origini antichissime è riconosciuto da molte religioni. Rappresenta la natura, la creazione e il mondo così come il viaggio interiore attraverso le figure geometriche i numeri e i colori. Prova a realizzare il tuo

Fra i simboli più ricchi di significato ci sono i tatuaggi Mandala. Un sostantivo che deriva dal sanscrito ed è composto dalle parole ‘essenza’ e ‘possesso’ ma che viene più facilmente tradotto con ‘cerchio’ o, meglio, ‘ciclo’. Ma questa parola indica anche un diagramma realizzato grazie all’associazione di più figure geometriche, tra le quali il cerchio, il punto, il triangolo e il quadrato.

Mandala: significato

Il Mandala è un disegno simbolico di origini antichissime ed è riconosciuto universalmente da moltissime culture e molte religioni: pensa che già nel Medioevo il Mandala cristiano rappresentava Cristo insieme ai quattro evangelisti ai punti cardinali.

Ma i simboli mandalici sono utilizzati da sempre anche per rappresentare la natura, lacreazione e il mondo così come l’energia che muove l’intero universo e rappresentano il viaggio interiore e la crescita spirituale dell’uomo. Ma il Mandala ha un significato spirituale anche nel Buddhismo e nell’Induismo: può segnare un passaggio importante del nostro viaggio interiore, il momento di presa di coscienza, l’accettazione di un dolore oppure di un importante cambiamento.

Tatuaggio mandala personalizzato

Puoi creare personalmente il tuo Mandala attraverso la sovrapposizione delle figure geometriche, dei numeri e dei colori, oppure optare per un disegno già realizzato. Ma, se decidi che il tuo tatuaggio deve essere unico e irripetibile, allora continua a leggere per scoprire come procedere alla realizzazione di un’emozione che resterà impressa su di te per sempre.

Mandala: figure geometriche

Il cerchio, ad esempio è da sempre il simbolo della perfezione spirituale, connesso alla vita così come alla morte, alla rinascita e al ciclo della vita. Questa splendida figura geometrica, nel mondo Mandala rappresenta la coscienza e l’accettazione delle parti conflittuali di ognuno di noi.

Le linee precise del quadrato richiamano i concetti di concretezza e razionalità. Il punto invece rappresenta l’origine. Il triangolo indica la direzione e la strada che ogni individuo decide di seguire nella vita (e che può cambiare a un certo punto, incrociandosi con altre vie, e altri triangoli).

E poi ci sono la croce, che rappresenta la connessione tra il mondo spirituale e quello terreno, e la spirale, l’incontro tra le energie creative e psichiche.

Inizia a disegnare

Ma come procedere nel disegno del proprio Mandala? Non è semplice ma il cuore e la mente ti aiuteranno a trovare la perfetta ispirazione: parti dal centro per esprimere il concetto più importante, man mano che esci verso l’esterno trovi la visione di te così come la presenti al mondo, nella parte alta si collocano i propri processi mentali consci e in quella inferiore quelli inconsci.

Il significato dei numeri

Anche i numeri e i colori sono molto importanti nella realizzazione di un Mandala: il numero 1 rappresenta l’individuo; il 2 gli opposti; il 3 l’armonia, la vitalità e l’energia; il 4l’equilibrio e la forza; il 5 la fisicità; il 6 la creat

ività e il 7 il completamento di una fase della vita.

I colori da utilizzare

E ora associamo i colori a un significato preciso: il nero è la tonalità intesa a rappresentare il dolore; il bianco invece vuole significare il cambiamento; e poi ci sono il rosso, la vitalità; l’arancione, la volontà di riuscire; il giallo simbolo di consapevolezza; il blu è invece la maternità mentre il viola in tutte le sue sfumature dalle più intense alle più tenui rappresenta la creatività e il lato emotivo di te.

 

I tatuaggi Pazyryk

Pazirik nella regione dei monti Altai (Siberia – Russia) è presente un gruppo di circa 40 tombe preistoriche rinvenute dall’ archeologo Rudenko nel 1920.
Queste tombe (del quinto secolo avanti Cristo), quasi tutte violate durante la storia, ci hanno restituito 3 corpi, imbalsamati, ben conservati e, quasi incredibile a dirsi, ricoperti di splendidi tatuaggi.

Pazyryk erano cavalieri con la passione per la caccia, pastori pronti a combattere per aggiudicarsi i pascoli migliori ed artisti erano a stretto contatto con il mondo naturale – un mondo che comprendendo leopardi della neve, aquile, renne – favoriva in questi artisti la propensione a rappresentare animali fantastici.

 

tatuaggi pazyryk

Il CAPO TATUATO

Uno di questi corpi apparteneva quasi certamente ad un capo, un uomo dalla corporatura possente, intorno ai 50 anni.
Sul suo corpo, disegni vari che rappresentano una varietà di creature fantastiche e non … i tattoo ancora riconoscibili ci mostrano un asino, un’ariete, cervi stilizzati dalle lunghe corna ed un feroce predatore sul braccio destro.
Due bestie mostruose decorano il torace e sul braccio sinistro si intravedono figure che sembrano rappresentare due cervi ed una capra.
Dal piede al ginocchio si dipana il disegno di un pesce, un mostro sul piede sinistro e sul polpaccio quattro figure di arieti in corsa si uniscono a formare un solo disegno.
Sul dorso piccoli cerchi in corrispondenza della colonna vertebrale.
Si pensa che, come nel caso di Otzi, anche queste antiche popolazioni adoperassero il tattoo a scopi lenitivi, ma in questo caso ottenendo allo stesso tempo risultati dalla grande valenza artistica.
Non sappiamo come venissero eseguiti i tatuaggi, ma è probabile si servissero degli stessi finissimi aghi utilizzati per creare tessuti e tappeti, arte nella quale erano maestri.

LA DAMA DI GHIACCIO

Nel 1993 l’archeologa Natalia Polosmak scopriva la tomba di una donna soprannominata poi “La Dama di Ghiaccio“.
Sotto i corpi di 6 cavalli sacrificati all’occasione, la dama giaceva in una tomba ricavata da un tronco di larice.
La tomba è decorata da immagini di cervi e leopardi delle nevi intagliate nel cuoio.
Il corpo, adagiato come se si fosse dolcemente addormentato, apparteneva ad una ragazza sui 25 anni dai capelli biondi, alta circa 1,65 m.
Anche la dama presenta diversi tatuaggi (di un blue intenso) sulla sua pelle chiara: creature dotate di lunghe corna che si compongoni in immagini floreali.
Due anni dopo il marito dell’archeologa, Vyacheslav Molodin, scopriva il corpo di un altro uomo, con un elaborato tatuaggio raffigurante un alce, due lunghe trecce, sepolto con le proprie armi.

Per ulteriori informazioni, e per vedere dal vero i tattoo dei Pazyryk:
http://www.hermitagemuseum.org/

Celebrare Samhain la notte del 31 Ottobbre

Samhain o, più precisamente Samonion, è sicuramente il sabbat più importante del Calendario celtico antico e del calendario neopagano attuale.

Feste & Ricorrenze - Cailleach
La fanciulla dei fiori torna nel
mondo infero, da ora in poi sul

mondo dominerà Cailleach, la
megerra, la vecchia.

Esso è prima di tutto lo spartiacque tra un anno agricolo e l’altro, infatti il «ciclo della Terra» si chiude con la fine del raccolto e, contemporaneamente, ricomincia con l’aratura e la semina. Era il «Capodanno celtico» e rivestiva presso questo popolo un’importanza tale che la sua celebrazione continuò fino al Medioevo, sebbene già nel III secolo dopo Cristo, in Francia si sia cercato di «cristianizzarlo» con l’istituzione della festa di Ognissanti, il 1º Novembre.
Sebbene in Italia i Celti abitassero solo la parte settentrionale della penisola, i riti dedicati ai defunti erano diffusi presso tutti i popoli abitanti, lo stivale e rivestivano grandissima importanza anche quando non segnavano il Capodanno ufficiale (ad esempio presso i Romani l’anno si concludeva a Dicembre e ricominciava a Febbraio), al punto che il culto dei morti e i riti precristiani a esso associati sono giunti quasi intatti ai giorni nostri.
A mio avviso, le celebrazioni di fine ottobre hanno attraversato quasi indenni il tempo grazie all’universalità del loro tema centrale: la Morte, dalla quale sono imprescindibili anche la rinascita e, dunque, la Vita. Poiché la morte si manifesta ovunque ci sia vita indipendentemente dalle fedi religiose e i custumi culturali le comunità umane hanno trovato, almeno fino a qualche decennio fa, risposte religiose, rituali e culturali simili sebbene appartenenti a diverse epoche e differnti luoghi.
La celebrazione proposta si discosta da quelle più moderne attingendo, invece, alle antiche tradizioni italiane e alle diverse religioni che si sono avvicendate sulle nostre terre costituendo un patrimonio culturale e spirituale unico e ricco, al quale rivolgerci con gratitudine e fiducia nella lunga ricerca della consapevolezza interiore.

La Casa e l’Altare

Come sempre il primo passo per allinearsi con le energie della stagione è di preparare la casa e l’altare ad accogliere lo spirito divino, e le energie cosmiche che muovono quanto ci circonda, noi e la nostra stessa vita.

Feste & Ricorrenze - Crisantemi
In Cina i crisantemi simboleggiavano il
Sole e, per riflesso l’Imperatore in
quanto «figlio» dell’astro. Sono anche
emblema della forza, la vita e
l’eternità, per questo in Occidente
furono considerati l’offerta più
appropriata ai defunti.

Preparare la casa e l’altare è molto importante perché ci aiuta a preparare la nostra mente e il nostro spirito ad armonizzarsi con le energie del Sabbat.

Il termine gaelico Samonion, con il quale, nel calendario di Coligny è indicato questo Sabbat vuol dire «fine del samos» ovvero fine del periodo Luminosoestivoestroverso. Segna dunque l’inizio del periodo «giamos» dell’energia oscurainvernaleintroversa.
Se non lo avete ancora fatto a Mabon legate le tende con passamaneria marrone, sostituite le tovaglie chiare con tappeti o copritavolo in lana dai colori caldi.
Addobbate la casa con cesti di frutta di stagione, cornucopiezucche e melograniCandelepigne e crisantemi. I colori dominanti della stagione sono il bianco, simbolo della luce che si allontana, il rosso o l’arancione, simbolo del sole e del sangue ovvero della vita e il nero, simbolo dell’ Al-di-là, del ventre oscuro della Dea-Terra, del calderone magico nel quale ogni cosa muore per subire quel processo di trasformazione che si concluderà con la rinascita a Imbolc.

Secondo un antica credenza abruzzese, dal 1 Novembre e fino alla Candelora gli spiriti dei defunti alloggiano nelle case che un tempo hanno abitato o presso i loro famigliari in vita, perciò allestite in un angolo della casa un piccolo altare per i vostri defunti. Secondo i Greci, la cosa peggiore che potesse accadere ai morti era essere dimenticati dai vivi e a tale scopo durante il funerale erano inscenati strazianti lamenti, per rassicurare il morto circa l’affetto dei vivi e che quindi non sarebbe stato dimenticato. Sebbene non si possa dire con certezza come stiano le cose, alcune esperienze mi hanno fatto pensare che forse, in qualche modo, alcune anime desiderano essere ricordate, senza che sia necessario strapparsi i capelli alla maniera greca. A tal fine, rendete l’altare dei morti permanente, addobbatelo con fiori e in modo grazioso, così da rivolgere loro qualche pensiero di tanto in tanto e qualche preghiera.

L’Altare di Samhain

Vestite l’altare di bianconero e rosso o arancio.
Come sempre mettete sull’altare i simboli della stagione: zucche, la jack o’ lanternpignemele e ghiande.
Al centro mettete un calderone, simbolo del ventre della Dea e un brucia-incensi.
Aggiungete tre candele una bianca, una rossa e una nera.

Feste & Ricorrenze - Altare dei morti
Inserire i defunti nel nostro altare, iuta
a mantenere con questi un dialogo d’ amore
e saggezza, ricordandoci da dove veniamo e
dove stiamo andando.

Accanto al calderone mettete un pezzetto di pergamena e una penna da usare il 31 ottobre per la celebrazione di Samonios.
Al centro dell’altare ponete le fotografie dei vostri cari ormai defunti, salvo che non abbiate già allestito un altare dei morti.
Ora, secondo la vostra religione ponete la statua del Dio e della Dea con i loro attributi:

Se vi rifate al pantheon celtico mettete la Dea al centro fra Cernunnos e il Maponos. Le due divinità maschili si fronteggiano come la luce e le tenebre, sappiamo benissimo chi dei due vincerà questa volta. Il Maponos ci volge dunque le spalle, oppure è steso a significare la sua morte o, ancora, potete mettere Cernunnos e la Dea in posizione sopraelevata rispetto al Maponos.

Se la vostra tradizione di riferimento è ellenica, allora nel nostro altare figureranno Demetra che guarda Persefone ormai fra le braccia di Ades o ormai fra i melograni.

Presso i Romani le festività autunnali si svolgevano in Novembre ed erano dedicata a Bacco, mentre il 15 Ottobre era celebrato l’Armilustrium, una festa in onore di Marte, patrono di Roma, durante la quale si benedivano le armi, segnando l’inizio del periodo d’inazione. Per questo al centro del nostro altare Gentile porremo Marte e Bacco, il primo simboleggiato dall’athame o il coltello e il secondo da pampini o uva.

Presso i nordici, infine, il 15 Ottobre si festeggiava il Winterfilled, letteralmente «l’inverno si sta preparando». Questa festa era dedicata a Frygg, dio solare della prosperità ma anche dei morti. Infatti Frygg è signore degli Elfi e cavalca il cinghiale d’oro, dono dei Nani, entrambe creature che incarnano gli estinti, e abitano le regioni dell’Al-di-là.

Perciò l’altare norreno onorerà Frygg rappresentato con una scrofa e una spada.

La celebrazione

Feste & Ricorrenze - Giochi di Halloween
Il «bobbing for apple» è il gioco più popolare
di Halloween. Faceva parte degli antichi riti
celebrati per Samhain dai celti presso i quali
le mele erano investite di forti significati
simbolici in quanto frutto dell’Albero Cosmico,
che mette in comunicazione i mondi.

Come sempre la celebrazione presentata è stata ideata per un gruppo, tuttavia è perfettamente adattabile a una celebrazione solitaria o di coppia. Samhain richiede una celebrazione molto particolare, differente da quella di tutti gli altri sabbat a cominciare dall’abbigliamento. Già presso i popoli antichi era usanza, in questo periodo travestirsi, non solo da spiriti ma anche e soprattutto in un modo stravagante finalizzato a sovvertire in quei tre giorni le normali regole della vita sociale.

Ad esempio i druidi, usavano abbigliarsi per Samhain da donne, mentre le sacerdotesse si abbigliavano da uomini. Questi avevano la finalità di ritualizzare e richiamare il raggiungimento dell’androginia, cioè del superamento della sessualità fisica e e della divisione per giungere all’armonia interiore ed esteriore perfetta tracendendo, finalmente i comuni limiti umani. Allo stesso modo le persone comuni indossavano abiti da vecchi se erano giovani e da folli se ritenuti saggi, ogni regola sociale era stravolta sia con il costume sia con il comportamento al fine di ribadire che tutto ciò è solo arbitrario e soggetto al mutamento e che ogni cosa contiene il proprio opposto. Il costume non era scelto a caso o banalmente ispirato al mondo delle tenebre e della paura ma aveva un suo significato preciso. Rappresentava le paure, le speranze, le delusioni e i voti di ciascuno dei partecipanti, le sue preghiere e e le sue promesse. Dunque mettete particolare attenzione nella scelta del vostro costume.

Samahin è un momento importantissimo e la sua celebrazione è carica di simbolismo e tensione. Per la sua celebrazione vi occorreranno:

– Una pira, un grande cero, oppure un braciere: il fuoco svolge un ruolo molto importante. Anticamente per la sera di Samuin (antico nome della festa in Irlanda) tutti i focolari erano spenti e ripuliti, quindi preparati con le fascine per essere accesi la notte con il fuoco sacro del grande falò centrale. Il fuoco nel focolare, infatti, rappresentava l’abbondanza, il benessere, la sicurezza e la salute. Infatti, un tempo, i cibi erano cotti sul fuoco del camino che era anche, l’unica fonte di calore della casa.

– Del vischio o del muschio quercino: Il vischio è, come si sa, un simbolo solare molto importante. Qualche foglia di vischio essiccato servirà per evocare la presenza del sole che darà al fuoco il suo potere rendendolo sacro. Questo ha il valore simbolico di conservare la Luce nelle nostre case e nei nostri cuori anche durante l’inverno.

Feste & Ricorrenze - Festa di Samhain
Samhain rappresenta lo spartiacque tra
un ciclo e l’altro, l’attimo cosmico in cui
qualcosa è appena morto e qualcos’altro
sta per nascere. In questa sospensione
spazio temporale può avvenire di tutto.

– Una candela rossa, nera o bianca per partecipante: questi sono i tre colori di Samhain. L’energia giamos, nella quale Samhain c’introduce, è propizia alla meditazione, l’introspezione e la scoperta di se stessi. Coloro che intendono esplorare e portare nel mondo gli aspetti più razionalicoscienti ed espansividell’«energia Samos» parteciperanno al rito con una candela bianca. Tutti coloro che, invece, si sentono più vicini all’«energia Oscura» e che s’impegnano a portare nel mondo i misteri e la magia dell’ energia «Giamos», recherà in mano una candela nera. Infine, coloro che desiderano trarre energia dalla tensione esistente fra i due poli Samos e Giamos sceglieranno una candela rossa.

– Un pezzo di pergamena a testa e una penna: Quali sono i frutti che abbiamo raccolto? Cosa vogliamo seminare? Prima di recarvi alla riunione fate un bilancio del vostro anno, sul bigliettino di pergamena scrivete un desiderio, una parola o un emblema che simboleggi i rami che volete tagliare e i semi che volte spargere in voi stessi, per tornare rigenerati in primavera.

– Una bacinella, dell’acqua e delle mele per il famoso gioco del «bobbing for apple» – «la caccia alle mele».

Un area riservata al banchetto rituale. Ricordate che anche i defunti o compagnia silenziosa saranno ospiti del convitto. Se siete in numero sufficiente il banchetto può essere precedentemente preparato da nove donne del gruppo come vuole la tradizione Irlandese, per il menu potete attingere alla tradizione Italiana la quale vanta una gran moltissimi piatti rituali per la festa di Ognissanti. Per rendere scorrevole la cerimonia preparate l’ area del banchetto prima di iniziare, ponendo già a tavola tutte le portate o almeno quelle che saranno consumate per prime.

Se siete un gruppo formate un cerchio attorno al fuoco centrale, ciascuno tenga in mano una candela del colore corrispondete ai suoi voti per l’anno che viene. Dopo che il Druido o la sacerdotessa del gruppo avranno benedetto l’ area rituale e l’avranno purificata con un incenso preparato per l&rasquo;, una delle donne del gruppo accenderà il fuoco rituale recitando la formula magica che un tempo le donne irlandesi recitavano tutte le mattine mentre accendevano o ravvivano il fuoco del camino:

Beannachadh Beothachaid (Gaelico)

Togaidh mi mo theine an diugh,
An lathair ainghlean naomha neimh,
An lathair Airil is ailde cruth,
An lathair Uiril nan uile sgeimh,
Gun ghnu, gun tnu, gun fharmad.
Gun ghiomh, gun gheimh, roimh neach fo’n girein,
Ach Naomh Mhac De da m’thearmad.
Gun ghnu, gun tnu, gun fharmad.
Gun ghiomh, gun gheimh, roimh neach fo’n girein,
Ach Naomh Mhac De da m’thearmad.

Dhe fadaidh fein na m’ chridhe steach,
Aingheal ghraidh do m’ choimhearsnach,
Do m’ namh, do m’ dhamh, do m’ chairde,
Do ’nt – saoidh, do ’n daoidh, do ’n traille.
A Mhic na Moire min-ghile,
Bo ’n ni is isde crannchaire,
Go ruig an t – Ainm is airde.
A Mhic na Moire min-ghile,
Bo ’n ni is isde crannchaire,
Go ruig an t – Ainm is airde.

Benedizione sul fuoco che divampa al mattino (Italiano)

Ravviverò il mio fuoco stamattina
Alla presenza dei santi angeli del Cielo,
Alla presenza di Ariel, splendido giovane,
Alla presenza di Uriel dei mille incanti,
Senza invidia, senza malizia, senza rancore,
Senza paura, senza tremare alla luce del sole,
Perché il Santo Figlio di Dio mi protegge.
Senza invidia, senza malizia, senza rancore,
Senza paura, senza tremare alla luce del sole,
Perché il Santo Figlio di Dio mi protegge.

E tu, Dio, ravviva nel mio cuore,
Una fiamma d’amore per il mio vicino,
Per l’amico ed il nemico, per tutti i miei congiunti,
Per l’audace e il timoroso, per il povero ed il servo,
O Figlio della dolcissima Maria,
Dalla più misera cosa sulla terra,
A quel Nome che più di tutti in alto sta.
O Figlio della dolcissima Maria,
Dalla più misera cosa sulla terra,
A quel Nome che più di tutti in alto sta.

A questo punto, ognuno si avvicina al fuoco centrale, accende la propria candela e lancia nel fuoco il biglietto con il desiderio scritto sopra. Le fiamme porteranno la preghiera fino agli Dèi e saranno messe in moto le energie che durante l’anno ci porteranno a realizzare le nostre aspirazioni. Tornati a casa, riaccenderemo il fuoco del nostro altare a partire dalla candela usata durante la cerimonia recitando «La benedizione sul fuoco che divampa».

Ora che il nostro animo è pronto ad accogliere le anime dell’Al-di-là possiamo recarci al banchetto sacro.
Ispirandoci a una tradizione albanese e di alcune regioni italiane nelle quali è usanza, la notte del 2 Novembre, banchettare al cimitero per rallegrare i morti ci rechiamo con le nostra candele in mano verso l’area allestita per il banchetto come faranno i morti fra breve, sfiliamo intorno al tavolo facendo dei giri concentrici in senso orario formando così una spirale d&erquo;energia della quale la mensa è il centro. Volendo è possibile agevolare la percezione della loro presenza al banchetto ponendo le foto degli estinti sul tavolo. Mettiamo le candele nei portacandela, a tavola, prendiamo sediamoci in silenzio, la Sacerdotessa invita la Compagnia Silenziosa ad entrare e prendere posto accanto a noi. Ora tutto è silenzio, la compagnia entra, sfila lentamente intorno al tavolo, avvertiamo la presenza degli spriti accanto noi.

Feste & Ricorrenze - Bardi
Anticamente, ogni Samhain i bardi
si riunivano su una collina dove si
sfidavano allo scopo di confrontare,
mostrare e condividere la propria
bravura e preparazione.

Ascoltiamo quello che hanno da dirci, accogliamo il messaggio che proviene dalla profondità della Terra, prestiamo orecchio ai messaggeri della Dea: l’unica che possa elargire il rinnovamento. Non c’è un tempo stabilito per il colloquio con gli spirito, può durare un minuto o un quarto d’ora, avviene nel silenzio e nell’immobilità a un certo punto il corpo cambia posizione, il respiro riprende il suo solito ritmo è segno che il colloquio è finito, ora è il tempo della festa, i morti, dicono in alcune regioni, hanno bisogno di divertirsi, è Samhain, il tempo della follia. Balliamo con gli spiriti, facciamo ridere i morti per i quali abbiamo pianto. Non li abbiamo mai perduti, non li abbiamo mai avuti. La vita e la morte sono solo i due estremi di un altalena che da oggi e fino al 2 Novembre, per tre straordinari giorni è in perfetto equilibrio!

Ovviamente da qui in poi tutto è lasciato alla fantasia, l’ immaginazione. Come si sa questa è anche la notte dedicata alla divinazione che è spesso inserita nei giochi. Ad esempio, si usa mettere un anello o un altro oggetto nei piatti durante la loro preparazione, colui o colei che troverà l’oggetto nel suo boccone si sposerà entro l’anno oppure vedrà realizzato un suo desiderio. Un altro modo è partecipare alla famosa «caccia alle mele» chi coglierà la prima mela sarà fortunato durante tutto l’ anno. Anticamente, quando da un buon matrimonio diendevano molte cose, si diceva anche che, per sognare il futuro sposo si doveva dormire con la mela pescata a Samhain sotto il cusciono.
In ogni caso il gioco di «bobbing for apple» è molto semplice ed è l’ per scaldare l’atmosfera, ecco le sue regole.
Si pongono diverse mele in un catino pieno d’acqua, coppie di giocatori dovranno catturare le mele avendo le mani legate dietro la schiena entro un tempo stabilito.

Goloso, festoso, lunga un intera notte, irriverente, sovversivo: ecco lo spirito di un banchetto di Samhain. Qualsiasi altra aggiunta sarebbe superflua, buon divertimento, buona morte e buona rinascita a tutti.
Prima di chiudere però, voglio consigliare un piccolo rito a chi ha figli o nipoti da svolgersi la mattina dell’1 o del 2 Novembre. Si tratta di un usanza siciliana, sperimentata da Bimbasperduta:

In Sicilia i genitori, la notte fra l’1 e il 2 novembre, nascondo in casa i doni dei morti. Un tempo erano frutta martorana, fichi o pupi di zucchero, oggi sono per lo più giocattoli. Al mattino i piccoli devono cercare per casa il regalo che i morti hanno nascosto. Il risultato è una vera e propria caccia al tesoro, i bambini sono sempre molto eccitati e sebbene l’era moderna scoraggi il sogno, la fantasia e la credenza in un mondo che vada oltre quanto possiamo toccare e sentire con i cinque sensi, la frase: «questo l’hanno portato i morti» provoca sempre in loro una certa emozione, un brivido. Quel pizzico di paura misto a letizia che a Samhain non dovrebbe mai mancare, una curiosità nei confronti dell’ignoto. Il dubbio che forse, i morti davvero sono venuti a portar loro i doni. Anche quando rispondono: «Ma se lo hanno portato i morti perché è incartato con la nostra carta regalo?», nonostante questa logica ferrea la mattina del 2 Novembre è per i piccoli sempre un momento magico. Una volta scartati i regali i bambini sono portati per cimitero a ringraziare i morti del dono ricevuto. Questa piccola usanza può essere arricchita con una colazione a base di meini, pan de’ morti o di altri dolci tipici di questo periodo, così che sia una giornata ancora più per i nostri piccoli e noi, (fonte www.cronacheesoteriche.com)

Felice Samhain a tutti, si rigeneri il vostro spirito così come si rigenera la Terra

Il vaccino naturale per raffreddore e influenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La medicina alternativa offre il vaccino antinfluenzale naturale, adatto anche per i bambini, che rafforza e stimola delicatamente le difese immunitarie senza causare gravi effetti collaterali. Sempre più persone, riscontrando l’inefficacia e spesso la pericolosità del vaccino antinfluenzale, si sta rivolgendo a soluzioni che rispetto il principio ippocratico di “primum non nocere“.

Dubbi sul vaccino antinfluenzale

Ho avuto in famiglia un caso eclatante che mi ha aperto gli occhi sui vaccini: mia nonna fece per la prima volta il vaccino antinfluenzale qualche anno fa, e stette in breve tempo così male come non le era mai accaduto, che si è spaventata da decidere in autonomia di non farlo mai più. E per dirlo mia nonna che crede che i medici siano dio e che hanno sempre ragione, significa che qualcosa anche lei ha capito che non andava. Resoconti come questi ce ne sono un’infinità, infatti il vaccino antinfluenzale ha diversi punti che fanno discutere:

Tra gli ingredienti del vaccino antinfluenzale troviamo sostanze tossiche per l’organismo: alluminio, antibiotici, formaldeide, materiale organico di origine fetale post-aborto, glutammato monosodico (MSG) e thimerosal (mercurio).
Il ceppo virale presente nel vaccino non è spesso quello giusto e quindi ci stiamo iniettando una malattia che non contrarremo mai, con la conseguenza che spesso ci si ammala di più con il vaccino che quando non ci si vaccina, come dimostrato da 5 diversi studi sulla popolazione canadese.
Anche se il ceppo del vaccino è quello corretto non protegge la totalità della popolazione dalla sindrome influenzale. Infatti come afferma il Dr. Fabio Franchi, medico esperto in malattie infettive: “Sappiamo che non tutti si ammalano di influenza. È stato calcolato che una piccola parte della popolazione (10-15%) contrae la cosiddetta sindrome influenzale (malessere generale, febbri, dolori articolari, raffreddori) e, di questa, soltanto una percentuale fra il 10 e il 30% è colpita dal vero virus di stagione. Quindi, se si vaccinasse tutta la popolazione con un vaccino protettivo al 100%, questo sarebbe utile nell’1-4,5% dei casi. Ben poco“.
Secondo alcune statistiche non previene neanche le morti da vaccino. Secondo un’analisi eseguita da Peter Doshi sono emersi dei dati sconcertanti: “Ogni anno soltanto negli Stati Uniti muoiono 36.000 persone a causa dell’influenza, sebbene quasi tutti si vaccinino. Ma tra il 1979 e il 2001 la media annuale delle morti causate dall’influenza è stata di circa 1348 persone. Questo fa capire che i vaccini non aiutano a non prendere l’influenza, ma anzi indeboliscono il corpo. E’ una violenta e costante campagna di terrorismo per incentivare l’uso del vaccino antinfluenzale in maniera preventiva.“
L’influenza stagionale

Il termine “un’influenza stagionale” fa sembrare che come gli uccelli, i virus decidano di venire da noi in inverno e poi lasciarci con la primavera. La verità è che ci si trova di fronte a un periodo dell’anno dove a causa della minore quantità di luce solare e l’abbassamento della temperatura il corpo subisce un calo della difesa immunitaria se non cambia lo stile di vita. Non può continuare con i ritmi precedenti ma ha bisogno di più riposo e rilassamento, cibi caldi e ricchi di grassi e proteine. Gli zuccheri e latticini infatti raffreddano e indeboliscono il corpo in questo periodo.

Ecco perché è importante prevenire in maniera tempestiva attraverso la cura della propria salute con costanza e serietà. Qui di seguito i più importanti ed efficaci rimedi per rinforzare il nostro sistema immunitario in maniera del tutto naturale. Rivolgersi sempre al proprio medico.

Il vaccino antinfluenzale omeopatico

E’ una soluzione adatta a tutti, bambini e anziani inclusi, che consiste nella diluizione e dinamizzazione omeopatica del virus influenzale dell’anno in corso, con il vantaggio che non contiene alcun additivo, metallo pesante, conservante, sostanza tossica. Può sembrare una soluzione moderna, ma in realtà è usato da circa 200 anni. In farmacia possiamo richiedere Influenzinum 200 CH, il simillimum omeopatico dell’influenza, da assumere in monodosi (tutti i granuli del tubetto si sciolgono contemporaneamente sotto la lingua) ogni 15 giorni circa per tenere alla larga il virus influenzale. Si comincia ad assumere proprio agli inizi di ottobre fino a metà marzo. NOTA importante: va assunto a digiuno, lontano da thè, caffè e menta.

Per il trattamento dell’influenza c’è anche il rimedio omeopatico Oscillococcinum che viene usato come trattamento preventivo generico dell’influenza e come trattamento curativo degli stati influenzali incipienti o conclamati. Come assumerlo: A titolo preventivo: 1 dose di granuli alla settimana durante il periodo di rischio d’influenza; Stato influenzale incipiente: 1 dose di granuli il prima possibile sin dalla comparsa dei primi sintomi, da ripetere eventualmente 2-3 volte, a intervalli di 6 ore; Stato influenzale conclamato: 1 dose di granuli mattina e sera, durante 1-3 giorni.

L’applicazione del vaccino antinfluenzale omeopatico è stata studiata clinicamente dal 1985 dal dottor Isaac Golden in Australia. Il lavoro del dottor Golden ha riscontrato un miglioramento della salute a lungo termine migliore nei bambini che avevano ricevuto il farmaco omeopatico rispetto alla vaccinazione convenzionale. Sembra infatti che l’esposizione alla malattia naturale in forma energetica porta il beneficio senza alcun rischio. Il Dr. Golden spiega, “I rimedi omeopatici stimolano la risposta immunitaria energetica che deve portare ad una maturazione della risposta in modo analogo a quella che l’infezione con le malattie semplici può contribuire a maturare la risposta immunitaria fisica.”

Per quanto riguarda i sintomi singoli ci sono diverse soluzioni:

Ai primi starnuti, invece, l’omeopatia consiglia la pulsatilla spray nasale che potenzia la barriera inalatoria e respinge batteri scomodi e pericolosi. Lo spray omeopatico deve essere nebulizzato ogni 4-6 ore circa con 2-3 spruzzi per narice.
Per il mal di gola, il rimedio omeopatico indicato è la belladonna 5CH da assumere 5 granuli prima dei tre pasti e prima di dormire. Belladonna funziona bene nelle mucose congeste, arrossate, tumefatte e può essere associato allo spray orale a base di propoli, da nebulizzare in gola mattina e sera. Per un consulto più accurato ed efficace è però importante rivolgersi ad un omeopata in quanto la medicina omeopatica lavora più sulla persona che sul sintomo.
Olio di fegato di merluzzo

Pochi lo conoscono davvero e le sue straordinarie proprietà non sono da sottovalutare. E’ in cima alla lista perché è uno di quegli esempi in cui il rimedio della nonna sembra possa funzionare per tante malattie, anzi forse per tutte. Come tutti sanno, è un olio che si estrae da alcuni pesci della specie Gadus (i merluzzi, appunto), tipica dei mari del nord. Quest’olio è incredibilmente ricco di vitamine liposolubili (A,D, E, K) che supportano, rafforzano e nutrono il sistema immunitario, e di acidi grassi come EPA e DHA che hanno notevoli proprietà anti-infiammatorie. L’olio di fegato di merluzzo ha più vitamina A e D per unità di peso rispetto a qualsiasi altro cibo. Pensate che la quantità di vitamina A presente in 100 grammi di olio è pari a quasi 100.000 UI e la vitamina D è 10.000 UI! La vitamina D è cruciale per l’attivazione del nostro sistema immunitario: senza di essa, le cellule T non sono in grado di reagire e combattere le infezioni più gravi che minacciano l’organismo. Per questo è stato detto che la Vitamina D, 800 volte più efficace dei vaccini.

Echinacea

Questa pianta è famosa per le sue potenti proprietà immunostimolanti e anitvirali, è utile per favorire e stimolare le difese immunitarie e curare i sintomi di malattie da raffreddamento. Ha infatti la capacità di attivare l’azione fagocitaria dei linfociti e rinforzare il sistema immunitario specifico, di adulti e bambini. Essa contiene due principi attivi molto efficaci: l’echinacoside che svolge azione antibiotica e batteriostatica, in grado di inibire la replicazione di batteri difficilmente controllabili; e l’echinaceina che conferisce alla pianta proprietà antinfiammatoria simile al cortisone. Un’assunzione regolare permette di prevenire (specialmente nei periodi in cui il nostro organismo è soggetto a maggiori stress) e curare i sintomi delle malattie da raffreddamento come febbre, le infezioni del sistema respiratorio (raffreddore, tosse) e di quello urinario (cistite). USO: Decotto: 1 cucchiaio raso di echinacea radici, 1 tazza d’acqua. Versare la radice sminuzzata nell’acqua fredda, accendere il fuoco e portare a ebollizione. Far bollire qualche minuto e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo; Compresse: 500-750 mg di estratto secco in capsule o compresse somministrate 2 volte al giorno lontano dai pasti, oppure 400mg una volta al giorno per prevenire stati influenzali; Tintura madre: 30-40 gocce 2 volte al giorno lontano dai pasti, oppure 30 gocce 1 volta al giorne per l’azione immunostimolante preventiva

Timo

Questa pianta ha notevoli proprietà antivirali, battericide, fungicide, antibiotiche e antisettiche che la rendono un ottimo coadiuvante naturale durante la stagione invernale. Il timo non solo è conosciuto per la sua capacità nell’uccisione dei microbi, ma anche per l’enorme aiuto nell’eliminare le tossine. E’ un ottimo rimedio contro la tosse, asma, bronchite e raffreddore per le sue proprietà balsamiche e fluidificanti. Il nostro sistema immunitario troverà nel timo un prezioso alleato non solo per le proprietà elencate qui sopra, ma anche perché questa preziosa pianta favorisce la formazione di globuli bianchi nel sangue, rafforzando così il nostro organismo contro gli invasori esterni. Ottima la tisana di timo presa al mattino appena alzati come suggeriva Santa Ildegarda.

Curcuma

Uno studio americano condotto dagli scienziati della Oregon State University, ha analizzato gli effetti della spezia, e in particolare della curcumina (principio attivo contenuto nella curcuma) sull’attivazione di un gene del sistema immunitario e hanno dimostrato che rafforza il sistema immunitario e protegge il nostro corpo da attacchi esterni, come infezioni e infiammazioni, specie quelle che colpiscono il tratto intestinale e lo stomaco. Gli agenti anti-batterici della curcuma aiutano il nostro corpo contro raffreddore, tosse e influenza. Bastano poche capsule al giorno o usarla spesso nei propri piatti per godere delle sue proprietà.

Miele e Cannella

L’unione del miele e della cannella è stata usata per secoli nella medicina ayurvedica e in quella cinese. La cannella è una delle spezie più antiche che l’umanità conosca. Gli enzimi del miele si combinano con i principi attivi della cannella per formare un composto in grado di fermare la crescita di batteri e funghi e di favorire la guarigione naturale di molte malattie.

L’assunzione per tre giorni di un cucchiaio di miele tiepido con un pizzico di cannella in polvere sembra essere in grado di:

Prevenire e curare la tosse più cronica;
Rinforzare il sistema immunitario e protegge l’organismo da batteri e virus;
Prevenire e curare il raffreddore;
Prevenire e curare la sinusite.
Bisogna stare attenti nella scelta degli ingredienti.

La cannella migliore è la Cannella di Ceylon (Cinnamomum zeylanicum o Cinnamomum verum), mentre in commercio la più diffusa è la versione cinese che ha meno proprietà ed effetti collaterali nell’uso quotidiano chiamata Cinnamomum Cassia.

Il miele migliore è quello biologico non riscaldato. Il Miele di Manuka è in assoluto migliore per rinforzare il sistema immunitario, ha proprietà antivirali ed antibiotiche elevatissime. A seguire il Miele di Ulmo, di Tarassaco, Tiglio e il Miele di Eucalipto.

Astragalo

L’astragalo è una pianta di origine cinese tradizionalmente utilizzata come stimolante del sistema immunitario e per prevenire e trattare l’influenza. L’assunzione consigliata è di 200 mg al mattino e aiuta a rafforzare l’organismo e la mente. Oltre alla sua funzione tonificante, esplicita anche un’azione diretta immunologica che favorisce le difese dell’organismo vivificando soprattutto i globuli bianchi, difensori sentinella attivi nel sangue.

Oligoelementi

Tra i rimedi ooligoterapeutici, il manganese-rame è ottimo per contrastare processi infettivi e respiratori od otorinolaringoiatrici. Questa combinazione si addice a chi lamenta frequenti tonsilliti, faringiti, otiti e riniti e, inoltre, è molto adatto anche alle persone in calo energetico, facilmente affaticabili.

Diversamente, il rame-oro-argento è la combinazione più utilizzata in caso di organismo con sistema immunitario debole con compromissione dello stato generale, sia fisico che emotivo.

Allattamento al seno

Se hai intenzione di avere figli o hai un neonato, il modo migliore per aumentare il loro sistema immunitario è quello di iniziare la loro vita con l’allattamento al seno esclusivamente se possibile. Quando una madre allatta il bambino, passa la sua immunità proteggendolo così da una serie di malattie da cui i neonati alimentati con i latte in polvere invece non sono protetti. Un recente studio del British Medical Journal ha dimostrato che le madri che hanno naturalmente costruito un’immunità contro un agente patogeno hanno avuto tre volte gli anticorpi nel corpo per proteggere sia lei che il suo bambino contro la malattia e sono stati protetti quattro volte più a lungo rispetto alle mamme che sono state vaccinate. Ancora più spaventoso è il fatto che più di un quarto di tutte le madri vaccinate dello studio non hanno mostrano alcun segno di anticorpi per proteggere se stessi.

Probiotici

Ormai lo sappiamo, la salute parte dall’intestino. Se vuoi rimanere in buona salute, allora la dieta deve essere ricca di prebiotico e/o probiotici che rafforzano la nostra flora intestinale. Infatti, se non lo sai, il 70% del sistema immunitario si trova proprio nell’intestino! I probiotici possono naturalmente aumentare la vostra funzione immunitaria e contrastare le malattie che possono altrimenti attaccare il tratto respiratorio, il tratto digerente e il tratto urinario. Si possono acquistare in farmacia integratori di probiotici (chiedi quelli che contengono i bifidobatteri) oppure ci sono cibi ricchi di probiotici naturali come il kefir, kombucha, yogurt, aceto di mele e crauti.

“Bomba”: miele, zenzero e limone

E’ un composto molto famoso in America la cui ricetta viene dall’Asia. Come prevenzione oppure al primo segno di raffreddore o influenza, se ne assume 2-3 cucchiaini in una tazza di acqua calda ogni giorno. La ricetta completa è descritta nell’articolo Ecco la Bomba Anti-influenzale efficace anche per tosse e raffreddore.

Vitamina D

E’ uno dei più importanti fattori di prevenzione. Ci sono moltissimi studi che mostrano come avere un livello sierico di 25(OH)D superiore a 30 ng/ml , e ancora meglio sopra a 40 ng/ml, riduca notevolmente il rischio di influenza e malattie infettive. La dose raccomandata è di solito 400UI al giorno, ma questa, come affermato da numerosi medici, è inutile per avere un reale effetto terapeutico. Quindi si consiglia da 4000UI a 10.000 UI al giorno a seconda della propria situazione. Puoi valutare il tuo livello di vitamina D con delle semplici analisi del sangue che puoi fare in laboratorio privato oppure sotto richiesta medica. La vitamina D è un ormone fondamentale per tantissime funzioni dell’organismo, dalle ossa, ai denti, all’umore, alle pareti intestinali. Puoi saperne di più nell’articolo Vitamina D. I 14 benefici per la salute e quali integratori usare.

Ecco alcune importanti soluzioni per rafforzare il nostro organismo in vista della sindrome influenzale. Facci sapere cosa hai usato e se ha funzionato!

WHANG OD L’ULTIMA TATUATRICE KALINGA

 

Se si parla di fare chilometri per farsi un tatuaggio, il pensiero corre subito a convention dall’altra parte del globo o a rinomati studi di New York e Los Angeles, ma ci sono persone, molte persone, che invece fanno chilometri per farsi tatuare nello sperduto villaggio di Buscalan sulla Cordillera nelle Filippine. Una volta arrivati si può osservare una lunga fila di turisti in attesa davanti ad una capanna, che aspettano il proprio turno: aspettano il grande privilegio di farsi tatuare da Whang Od, l’ultima tatuatrice kalinga.  Whang Od ha un’età, si presume, compresa tra i 92 e i 97 anni, quello che è certo è che sono 80 anni che tatua con il metodo kalinga, imparato da suo padre. Il tradizionale kalinga batok (tatuaggio) viene effettuato con un bastoncino di bambù sormontato da un ago (gisi), che viene battuto con un altro bastoncino di bambù, si parla di circa 100 colpi al minuto. L’inchiostro, un composto di carbone e acqua, viene applicato direttamente sulla pelle e il colore penetra ogni volta che l’ago affonda. Questo popolo vanta una tradizione antichissima nell’arte del tatuaggio, che sia negli uomini che nelle donne scandisce le grandi conquiste e i grandi atti di coraggio compiuti nella propria vita. La stessa Whang Od ne è la prova vivente: il suo corpo è completamente decorato e lei indossa i suoi tatuaggi con un’eleganza innegabile. il popolo guerriero kalinga vede nel tatuaggio il vero e proprio simbolo della bellezza femminile e del coraggio maschile, la stessa Whang Od afferma “Se tu non hai un tatuaggio non sei un vero guerriero” . Un tatuaggio di Whang Od è un vera e propria esperienza tradizionale, è entrare in contatto con la tradizione di un popolo molto lontano da noi, a scegliere il soggetto del tatuaggio non è chi lo riceve, ma il tatuatore, in questo caso la tatuatrice. Con la continua modernizzazione Whang Od ha visto diminuire i guerrieri e i cacciatori di taglie ed è così che ha cominciato a tatuare i turisti, che anno dopo anno hanno cominciato ad aumentare. Whang Od è davvero l’ultima tatuatrice kalinga, dopo di lei questa tradizione millenaria si perderà, poiché secondo la tradizione di questo popolo l’arte del tatuaggio passa di genitore in figlio e Whang Od non ha figli, poiché ha perso il fidanzato a 25 anni ed è rimasta fedele a questo grande amore. Dopo che il governo filippino ha annunciato che presto avrebbe consegnato a Whang Od il prestigioso premio National Treasures Award (Premio Tesori Nazionali), molti giornalisti si sono interessati alla sua storia e qualcuno l’ha pregata di insegnare la sua arte alla figlia della sorella, perché questa tradizione non vada definitivamente perduta, ma Whang Od ha spiegato che la tradizione vuole che la tecnica del kalinga batok possa essere insegnato solo all’interno della propria famiglia e non si possono fare eccezioni. Whang Od non vanta solo il primato di essere l’ultima tatuattrice kalinga, ma anche quello di essere la tatuatrice più anziana al mondo.

Che cos’è la meditazione trascendentale? Ce lo spiega John Lennon

Che cos’è la meditazione trascendentale? Ce lo spiega John Lennon

Cos’è la meditazione trascendentale? Forse è una domanda che ci siamo posti in tanti di noi dal momento che se ne sente parlare sempre di più.

Lungi da noi voler sviscerare con un solo post un argomento così complesso, vorremo però provare a chiarire alcuni aspetti di base, magari affidandoci a qualcuno che l’ha pratica per molti anni e che nel corso degli anni ha parlato varie volte non solo di cosa sia la meditazione trascendentale, ma anche di come questa abbia avuto esiti positivi sulla sua vita.

Stiamo parlando di John Lennon che, come sappiamo, fece della meditazione una pratica quotidiana.

Nel marzo del 1968 il leader dei Beatles ricevette una lettera da Beth, una fan che gli chiedeva chiarimenti circa i rapporti tra la meditazione trascendentale e le maggiori tradizionali religiose. Lennon rispose con una lettera molto dettagliata di due pagine.

Che cos’è la meditazione trascendentale? Ce lo spiega John Lennon

Cara Beth,

grazie per la tua lettera e i pensieri gentili. Quando leggi che siamo in India alla ricerca della pace, ecc., non è che abbiamo bisogno della fede in Dio o Gesù, abbiamo una fede completa in loro; è solo come se tu fossi andata a stare per un po’ con Billy Graham, e si dà il caso che il nostro guru sia indiano, ed è più naturale per noi venire in India, la sua casa. Egli tiene corsi anche in Europa e in America, e probabilmente andremo ad alcuni di questi, per imparare, e per essere vicini a lui.

La meditazione trascendentale non si oppone a nessuna religione, si fonda sulle verità di base di tutte le religioni, il loro comune denominatore. Gesù ha detto: «Il regno dei Cieli è dentro di te» e intendeva dire che «Il regno dei Cieli è a portata di mano» e non in un tempo molto lontano, o dopo la morte, ma ora. La meditazione porta la mente a quel livello di consapevolezza che è Benedizione Assoluta (i Cieli) e attraverso il contatto constante con quello stato, «la pace che supera tutta la comprensione», ci si stabilizza gradualmente in quello stato persino quando non si medita.

Che cos’è la meditazione trascendentale? Ce lo spiega John Lennon

Tutto questo dà un’esperienza reale di Dio, non attraverso il distacco e la rinuncia, quando Gesù digiunò nel deserto per 40 giorni e 40 notti deve aver fatto una qualche forma di meditazione, non stava semplicemente seduto sulla sabbia a pregare, anche se io sarò un vero cristiano, il che cerco di essere in tutta sincerità, questo non mi impedisce di riconoscere Buddha, Maometto e tutti gli altri uomini di Dio. Che Dio ti benedica, ringrazio il guru dev.

Con amore,

John Lennon

Ad aprile del 1926, Lennon ricevette una lettera da un fan indiano, che si descriveva come un povero impiegato e chiedeva a Lennon di inviargli del denaro per un giro del mondo così da poter scoprire il “grande tesoro” necessario a raggiungere la pace interiore. Lennon si rifiutò e invitò l’uomo a cercare la pace interiore tramite la meditazione trascendentale.

Che cos’è la meditazione trascendentale? Ce lo spiega John Lennon

Gentile Mr. Bulla,

grazie per la lettera. Se ogni richiesta come le sue fosse concessa, non ci sarebbero “grandi tesori, come li chiama. Lei dice «la pace della mente meno tutte le altre cose sulla terra è uguale a niente», questo non fa senso. Per avere la pace della mente si dovrebbe avere tutto quello che uno desidera, altrimenti dov’è la pace della mente?

Anche un povero impiego può viaggiare per il mondo, come molte persone fanno, inclusi i miei amici alcuni dei quali sono adesso presso questa accademia, tutti ugualmente “poveri”. Tutto quello che cui lei ha bisogno è l’iniziativa, se non ce l’ha le suggerisco di provare la meditazione trascendentale grazie alla quale tutte le cose sono possibili.

Con amore,

John Lennon

fonte: www.sulromanzo.it

In cucina con Leonardo da Vinci

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto
Molti personaggi celebri ci hanno lasciato testimonianze sulle loro abitudini culinarie, tramandandoci qualche ricetta.

Giungono dal Quattrocento però i consigli più curiosi da seguire in cucina, scritti da una delle figure più emblematiche del tempo.

Dichiarò infatti:

«Al corpo […] se tu non li rendi nutrimento eguale al nutrimento partito, allora la vita manca di sua valetudine; e se tu levi esso nutrimento, la vita in tutto resta distrutta».

Sin dall’infanzia Leonardo da Vinci nutriva una forte passione per il mondo della ristorazioneSi racconta che, durante gli anni di apprendistato presso la bottega del maestro Andrea del Verrocchio, per accrescere le entrate economiche, lavorasse come cameriere presso la Taverna delle Tre Lumachenelle vicinanze di Ponte Vecchio a Firenze. Nel 1473 Leonardo venne promosso a cuoco, ma per un fatto piuttosto insolito: tutti i cuochi della taverna morirono misteriosamente avvelenati e lui rimase il solo nella gestione. L’artista prese con serietà la nuova pseudo promozione, rinnovando i menù della taverna con quella che oggi definiamo nuovelle cuisine per il suo lato sperimentale e applicando, di conseguenza, una riduzione nella quantità delle portate.

Cinque anni dopo la taverna prese fuoco a causa di una violenta lite tra scorribande fiorentine. Leonardo però non si rassegnò e decise di avviare un’attività con l’amico Sandro Botticelli, denominandola Taverna delle Tre Rane che chiuse poco tempo dopo l’apertura forse a causa dell’eccessiva stranezza dei piatti, non particolarmente gradita ai commensali.

La mente leonardesca non si fermò alla creazione di ricette, ma ideò anche strumenti per la cucina precursori del nostro frullatore o del nostro girarrosto.

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Secondo Leonardo, il bravo cuoco doveva avere una cucina sempre in ordine: un fuoco sempre acceso, una riserva continua d’acqua sempre bollente, un pavimento sempre pulito, macchine per lavare, tritare, affettare, pelare e tagliare, una macchina per togliere i cattivi odori dalla cucina per nobilitarla con un’aria gradevole e senza fumo. E poi era fondamentale la musica, perché la gente avrebbe lavorato meglio.

Gli ingredienti indispensabili in cucina non coincidevano solo con le erbe e spezie che raccomandava di avere sempre sotto mano per condire, quali curcuma, zafferano, fiori di papavero, aloe, fiordalisi, ginestre, olio di semi di senape, olio di lino, ma anche con attrezzi adeguati.

«Ogni volta che si mette una pentola sul fuoco, è necessario coprirla con alcuni teli umidi di lino, che devono essere cambiati spesso per evitare che il fumo sia assorbito dal contenuto della pentola (e ne alteri il sapore). È così da centinaia di anni. Ora io mi chiedo, non si potrebbe inventare un coperchio permanente, indistruttibile come la pentola stessa, sempre reperibile, che non abbia bisogno di essere sostituito in continuazione? Farò un progetto».

Ed ecco introdotto il coperchio.

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Leonardo ci ha lasciato alcune ricette come l’Acquarosa, che si prepara mescolando acqua con limone, zucchero e estratto di rosa o la zuppa di agrumi per la quale è sufficiente spremete gli stessi e mescolare il succo ottenuto con l’uovo sbattuto e il brodo.

Nei suoi scritti sono stati recuperate idee di antipasti veloci come la cipolla lessa di medie dimensioni adagiata su una fettina di formaggio di bufala e sormontata da un’oliva nera a spicchi oppure tre fettine di carota cruda ognuna scolpita a forma di cavalluccio marino, con sopra un cappero e una goccia di pasta d’acciughe accanto.

Ci ha inoltre descritto le proprietà di alcune verdure come la rapa, il consumo della quale, assieme ai cavoli, può rendere buona una digestione lenta «dacché ho visto una capra ammalata ridestarsi, e una mucca morente tornare a vivere allegramente» e i benefici di una zuppa con questi ortaggi, preparata avvolgendo in un telo le cime di rapa e le foglie di cavolo e legando il fagotto con alcuni crini di cavallo, mettendoli poi in acqua salata a bollire per circa mezz’ora.

Ma i consigli non finivano qui. Leonardo suggerì le perfette caratteristiche di un buon pasticcere:

«Prima di tutto essere un uomo, poiché la delicatezza femminile non è adatta a sollevare grandi forme di marzapane». Avrebbe dovuto essere pulito e lindo, «poiché per coloro che si accingono a gustare i suoi dolci, nulla è più repellente di un pasticcere sporco o con i capelli lunghi, per il fatto che potrebbero essergli caduti nell’impasto».

E per concludere avrebbe dovuto studiare architettura. Infatti, senza un’approfondita conoscenza di pesi e leve non avrebbe potuto creare decorazioni che rimanessero in piedi da sole.

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Leonardo si occupò inoltre di galateo a tavola, stilando un elenco di regole ben preciso:

  • Nessun ospite dovrebbe sedersi sul tavolo, e neppure con la schiena appoggiata al tavolo, tanto meno in braccio a qualche altro ospite.
  • Né dovrebbe mettere i piedi sul tavolo.
  • Nessuno dovrebbe rimanere a tavola troppo a lungo.
  • Nessun ospite dovrebbe posare la testa sul piatto.
  • Nessun ospite dovrebbe prendere il cibo dal piatto del vicino senza prima chiedergli il permesso.
  • Nessun ospite dovrebbe mettere spiacevoli bocconi mezzo masticati nel piatto del vicino senza prima chiedergli il permesso.
  • Nessun ospite dovrebbe pulirsi il coltello sulla tovaglia del vicino.
  • Né usare il coltello per incidere il tavolo.
  • Nessun ospite dovrebbe pulirsi l’armatura a tavola.
  • Nessun ospite dovrebbe prendere il cibo dal tavolo per nasconderselo in borsa o negli stivali, e mangiarselo poi.
  • Nessun ospite dovrebbe dare morsi alla frutta e poi rimetterla mangiucchiata nella fruttiera.
  • Nessun ospite dovrebbe sputare davanti a sé e nemmeno accanto a sé.
  • Nessun ospite dovrebbe pizzicare o leccare il vicino.
  • Nessun ospite dovrebbe tirare su col naso né dare gomitate.
  • Nessun ospite dovrebbe far roteare gli occhi né fare smorfie paurose.
  • Nessun ospite dovrebbe mettersi le dita nel naso durante la conversazione.
  • Nessun ospite dovrebbe fare modellini, né accendere fuochi, né stringere nodi a tavola.
  • Nessun ospite dovrebbe lasciar liberi i suoi uccelli a tavola.
  • E nemmeno serpenti o scarafaggi.
  • Nessun ospite dovrebbe suonare il liuto, o qualsiasi altro strumento che possa infastidire il suo vicino.
  • Nessun ospite dovrebbe cantare, né parlare, né gridare, né fare indovinelli come un ribaldo se c’è una signora accanto a lui.
  • Nessun ospite dovrebbe tramare a tavola.
  • Nessun ospite dovrebbe colpire gli inservienti (sempre che non sia per legittima difesa).
  • E se deve vomitare, che lasci la tavola, parimenti se deve orinare.

Se alcune di queste regole sono oramai superate, altre meriterebbero una particolare attenzione.

INTERVISTA AD ANDREA FERRONI

 Andrea è senza dubbio uno degli artisti più conosciuti a livello europeo, merito, soprattutto, della sua passione e dedizione verso lo strumento che lo ha portato in breve tempo a proporsi nei festival più importanti d’ Europa. La biografia è ricca di innumerevoli progetti e iniziative a partire dal suo primo cd prodotto a soli 2 anni di pratica dello strumento. Molte delle attività si possono collocare dopo il 2004 con la fondazione dell’associazione culturale Yidaki con la quale, oltre a promuovere il didgeridoo e la cultura aborigena in campo nazionale e internazionale , produrre cd, libri e progetti di altro genere, nasce il forum che attualmente conta quasi 700 iscritti, punto di riferimento italiano dal suonatore neofita al professionista. Ad oggi nella sua carriera figurano:

5 cd, “Noises & Voices” (2004), “Tribal Revolution” (2005), “Breaking Through” (2006), “Ritratto” (2007), “Windproject 2008”; alcune collaborazioni come la Compilation.Didgeridoo.IT; la pubblicazione di un libro ( The didgeridoo discovery); alcune interviste radiofoniche e televisive (2003 durante la trasmissione ‘Alle falde del Kilimangiaro’ su RAI3) e molto altro ancora. 
Particolarmente apprezzati i suoi strumenti con il marchio Windproject divenuto negli anni sinonimo di garanzia e qualità. 

Per approfondimenti: www.andreaferroni.it – www.windproject.it  

Vincenzo:Considerati tutti i progetti che porti avanti la prima domanda viene quasi spontanea: Come riesci a conciliare il lavoro con tutto il resto? 

Andrea: Certo non è semplice, soprattutto considerando anche la mole di studi che sto portando avanti.

Dopo tre anni dedicati al sassofono, attualmente sto studiando chitarra, batteria, armonia e sto seguendo il terzo anno di musicoterapia.

Fortunatamente tutte le attività lavorative e formative che sto seguendo sono spesso complementari o, nel corso degli anni, hanno dato stimoli e risultati vicendevolmente.

Gli studi tecnici mi sono stati molto utili per imparare a suonare lo strumento, per imparare a costruirli, per insegnare. Discriminare e selezionare gli aspetti fondamentali di ciò che si intende apprendere è necessario per chi segue studi da autodidatta in settori poco battuti, non meno importante, avere degli strumenti musicali adeguati a ciò che si suona è fondamentale per ogni musicista di ogni genere musicale.

Uno strumento con dei limiti, limita anche l’esecuzione e l’apprendimento.

Dal 2002, a partire dalle mie basi, ho proseguito i miei studi tecnici nel campo dell’acustica, sia per quanto riguarda la produzione sonora, sia per il trattamento acustico ambientale. Ovviamente avendo la necessità di sperimentare in modo estremamente pratico, tutto risulta divertente e stimolante. Ho inoltre utilizzato queste conoscenze per migliorare il mio modo di suonare anche in relazione alla strumentazione di amplificazione, di registrazione e ai metodi di produzione musicale in modo da ridurre al minimo l’utilizzo di elettronica in fase di post produzione.

Attualmente i miei studi più personali su canne e cavità risonanti hanno trovato sfogo anche all’interno dell’ufficio di ingegneria in cui lavoro per il calcolo di intonazioni e armoniche tipici di sistemi acustici tipici di strumenti musicali che sono del tutto simili a parti di motore per autoveicoli.

Quando si hanno molte idee da sviluppare, ciò che è più difficile è accettare di avere giornate da 24 ore e anni da 365 giorni.

Inoltre esiste una vita privata che ha più necessità e difficoltà di conciliarsi con i miei impegni.

Vincenzo:Tra le tue tante attività c’è quella di insegnante, hai un consiglio da dare a chi inizia ora il cammino di studio del didgeridoo? 

Andrea:Di certo è importante applicarsi con dedizione e costanza. Talvolta la passione può venir meno in una condizione di stallo proprio quando nulla sembra muoversi verso un miglioramento.

In questo caso il consiglio migliore è quello di muoversi, andare a visitare qualche festival. Potrebbe essere utile per vedere qualcosa di nuovo, stringere nuovi legami, scoprire che si è in tanti in situazioni simili e che si può crescere ascoltando.

Oppure un workshop mirato può tornare sempre utile.

Vincenzo:Tutti i giovedì sera (da 6 anni) la tua scuola di didgeridoo è aperta; se dovessi raccontare qualcosa su questa esperienza cosa diresti? 

Andrea:Che impegno! Ma è un progetto vincente. Non tanto per le lezioni settimanali, quanto per l’interesse generale e le attività collaterali del progetto.

Innanzi tutto lo sviluppo di un metodo per didgeridoo semplicemente in linea con i programmi di qualsiasi altro strumento musicale.

Inoltre, a differenza di quanto accade normalmente, vi è una notevole apertura a ciò che accade in ambito musicale in Europa e nel mondo. Quindi il metodo d’insegnamento prevede, come ascolto e come studio, anche tecniche sviluppate da altri musicisti.

La scuola ha il vanto di aver raccolto l’interesse di molti musicisti, a volte di fama internazionale, che hanno frequentano varie attività. Ma anche allievi di tutta Europa per iniziative come i Workshop residenziali di due o tre giorni, i corsi di costruzione strumenti, i corsi per insegnare, i corsi per home recording.

Appare ovvio che, a causa di tutto questo interesse, la scuola ed il metodo sono stati spesso imitati in modo poco intelligente da persone poco originali.

Vincenzo:Vista la tua attiva partecipazione a festival europei , quali differenze hai riscontrato a livello sia organizzativo sia artistico rispetto a quelli italiani? 

Andrea:Certamente ci sono differenze. C’è il mega festival francese in cui gli organizzatori sono decisamente numerosi. C’è da gestire decine di banchi di strumenti, centinaia di tende al campeggio ed un pubblico che arriva a 5000 spettatori al giorno! Poi quello più sobrio tedesco che è maggiormente dedicato ai workshop, quello familiare che organizziamo a scalenghe. Quello elegante di Forlimpopoli, quello giovane di Cividale. Con un po’ di nostalgia ripenso però ai festival come lo Swizzeridoo, il Dreamtime Berlin, il Didjefest di Pinerolo che hanno aperto questa lungo decennio di eventi.

Ma tutti sono accomunati dalla passione degli organizzatori. Temo che nessun organizzatore si sia arricchito o abbia guadagnato da queste situazioni e, pensando al lavoro che c’è dietro, consiglierei a tutti di supportarli con la vostra presenza durante i concerti.

Dal punto di vista artistico, oramai siamo molto simili al resto d’Europa.

Vincenzo:Qual è a tuo parere il paese europeo dove attualmente il didgeridoo è maggiormente conosciuto e suonato? 

Andrea:La Germania ed i paesi di lingua tedesca. In qui il numero di appassionati mi sembra elevato, al pari della Francia. Tuttavia in Germania, Austria e Svizzera si sono avuti numerosi musicisti dalle notevoli capacità espressive, tecniche e musicali. Hanno, primi tra gli altri paesi, iniziato a dare stimoli importanti per una crescita del didgeridoo contemporaneo oltre a quello tradizionale.

L’Italia invece, almeno a numeri è molto indietro. Attualmente i migliori suonatori Italiani, magari di riflesso ed in modo magari inconsapevole, hanno solo colto alcuni degli aspetti di questo strumento partendo proprio dalla scuola del nord Europa. Tanto è vero che incontrare musicisti italiani in un festival Europeo è assai raro. Ancora più raro è trovare qualche aspetto di novità e innovazione nel nostro paese.

Vincenzo:Il tuo stile musicale è caratterizzato da una costante ricerca di originalità, non hai timore che la creatività “innovativa” possa esaurirsi o comunque perdere di qualità? 

Andrea:Certamente. È proprio questo dubbio, oltre al timore della monotonia di un repertorio invariato nel tempo che mi stimola a ricercare elementi sempre nuovi. In principio ho cercato di allargare le mie conoscenze studiando ed analizzando altri suonatori di didgeridoo. L’attuale situazione discografica e la minor presenza di brillanti esordienti non rende più possibile questa modalità di studio.

Ho comunque continuato a rivolgermi verso altri settori della musica sperimentale, contemporanea, etnica e popolare e, in questo caso, devo ammettere che il materiale è letteralmente inesauribile. A volte è sufficiente vedere o ascoltare un altro musicista per avere un nuovo lampo di genio.

Questo aspetto della contaminazione mi affascina così tanto che, probabilmente, la mia tesi di musicoterapia sarà incentrata su questo tema.

Vincenzo:Recentemente hai creato l’ Yidaki players band, questa iniziativa è legata al tuo percorso formativo in musicoterapia? 

Andrea:Solo parzialmente. In realtà, per esperienza, so che è fondamentale un gruppo musicale per poter crescere velocemente sfruttando i sani aspetti di competizione e aiuto reciproco che sono tipici del gioco. Io stesso devo rendere grazie al Wetonton didjeridu club (organizzatore del festival di Pinerolo) con cui ho imparato moltissimo per imitazione e mi ha dato la possibilità di vedere lontano.

Vincenzo:La relativa facilità con cui si apprende a suonare il didgeridoo ha portato alla smisurata produzione di cd a volte di pessima qualità sia artistica sia tecnica (mi vengono in mente i “tappetoni “ new age). Qual è la differenza tra un didj player, un musicista e un semplice appassionato? 

Andrea:Questa domanda apre a numerosi aspetti. Il primo, quello della musica lenta, da cui sto accuratamente lontano dato che fare musica lenta, efficace, coinvolgente e piacevole è davvero complesso tanto che, per essere venduta, viene spesso avvolta da aloni mistici che “personalmente” trovo privi di significato o, a fini commerciali viene copia-incollato magari un aborigeno inconsapevole in copertina. Fortunatamente ce ne sono sempre meno.

Poi l’aspetto “professionale”. Intanto mi auguro che un suonatore ed un musicista abbiano entrambi passione. Il musicista invece (se si intende per musicista la figura professionale) dovrà avere probabilmente ancora più passione. Gli dovrà essere di aiuto nella gestione delle pubbliche relazioni, dell’organizzazione e della burocrazia (commercialista, siae, siti internet, trasporti, promozione, ecc) tutti temi che con l’arte hanno poco a che fare ma che un professionista, nel termine stretto del termine, deve conoscere.

Vincenzo:Hai recentemente sperimentato la costruzione di strumenti in vetroresina “smontabili” con lunghezze superiori hai 2-3 metri. Sicuramente artisti come Dubravko Lapaine e Ondrej Smeykal hanno contribuito all’aumento della richiesta commerciale da parte degli appassionati dei cosiddetti “deep instruments”, quali sono le tue impressioni relative alle caratteristiche tecniche di questi strumenti? 

Andrea:Gli strumenti divisi in due o più parti era un’idea che avevo da tempo. Viaggiare in treno o aereo con cinque didgeridoo è abbastanza noioso e può creare “ansia”. Avete mai lasciato i vostri bagagli allo sportello “odd size luggage” di un qualsiasi aeroporto?

A breve i miei strumenti staranno tutti in una valigetta più corta di un metro.

Ovvio che ciò che vale per strumenti standard è ancora più utile per i didgeridoo extra lunghi.

Riguardo gli aspetti musicali, in passato non credevo ad una potenziale evoluzione di questi didgeridoo. Il timbro di strumenti molto bassi è potenzialmente ricchissimo ma, per contro, scarsamente dinamico. Bisogna inoltre tener conto che un timbro così ricco è anche controproducente per i neofiti che, tra la scarsa dinamica e un bordone troppo presente, non potranno far emergere con semplicità armonici, ritmi, ecc.

Potrei dire che in passato, il fascino estetico fosse di gran lunga superiore all’aspetto musicale.

Oggi invece io stesso ho sperimentato qualche tecnica adeguata a questo tipo di strumento partendo dall’overdrive. Mi aspetto ancora innovazione in questo campo.

Del resto la contaminazione tra musicisti è ciò che ha storicamente mosso la musica di tutto il mondo.

Vincenzo:Il decennio che si sta concludendo ha conosciuto uno sviluppo esponenziale del didgeridoo in Italia, questo ha comportato, da parte degli artisti, l’impegno alla divulgazione delle tecniche e della storia dello strumento. Oggi, forse, alle porte del nuovo decennio, la scommessa sarà riuscire ad inserire il didgeridoo in contesti musicali alla portata di tutti. Cosa ne pensi? 

Andrea:In parte l’Yidaki Compilation (progetto internazionale) e Didgeridoo Made in Italy (progetto nostrano) hanno in parte evidenziato come il didgeridoo si possa accostare a molti generi. Attualmente esistono già diverse situazioni in ambito della musica rock, pop, classica, heavy metal, disco, techno, hard core, new age, ambient, contemporanea, ecc. In alcuni casi si tratta di unicità, ma di certo questa è la strada. Poi, per gli appassionati, credo non mancheranno mai i CD di didgeridoo solo.

Vincenzo: Grazie per la disponibilità, spero ci rincontreremo presto. Vincenzo. 

Andrea:Grazie a te per aver colto l’occasione di questo spazio, per aver dedicato il tuo tempo a favore di molti musicisti e di molti più ascoltatori e lettori.

Lo apprezzo moltissimo proprio perché io stesso ho dedicato molti anni alla divulgazione teorica musicale dello strumento e la promozione dei principali attori della scena italiana attraverso molti canali come la già citata Yidaki Compilation ma anche “Didgeridoo.Compilation.IT”, sul mio libro “Didgeridoo Discovery”, su articoli scritti per la rivista “Didgeridoo Magazine”.

Questa è la prima intervista che ricevo in Italia. 🙂 Grazie ancora, a presto

Andrea Ferroni

Fonte: didgeridoo.it

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