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MA COME È MIAMI, OLTRE LA FIERA?

Ce lo racconta una che il sistema dell’arte di Miami (e non solo) lo conosce bene. A partire dal Bass Museum che Cubiñá dirige e che riapre presto

 

 

Silvia Karman Cubiñá dal 2008 è il direttore esecutivo del Bass Museum of Art di Miami Beach. È anche, dal 2002, il direttore fondatore del The Moore Space a Miami, spazio riconosciuto a livello internazionale per l’arte contemporanea, fondato dai collezionisti Rosa de la Cruz e Craig Robins. Prima di questi impegni a Miami, Cubiñá è stata un curatore indipendente e poi curatore aggiunto di InoVA, l’Institute of Visual Arts dell’Università del Wisconsin, nel Milwaukee. Precedentemente, ha ricoperto degli incarichi al Mexican Museum di San Francisco e al Cuban Museum of Art, di Miami. Ha fatto parte della giuria del prestigioso Hugo Boss Award organizzato al Guggenheim Museum nell’edizione del 2006. Nel 2007, è stata uno dei finalisti del Walter Hopps Award for Curatorial Achievement, ed è stata uno dei dieci curatori scelti a frequentare il Center for Curatorial Leadership a New York, un programma accreditato di formazione per i curatori dei musei. L’abbiamo intervistata sul futuro di Miami a partire dalla edizione di ArtBasel Miami Beach che si è conclusa domenica con un occhio alla riapertura del Bass Museum prevista per la prossima primavera.
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La Miami Mountain di Ugo Rondinone, appena installata in un angolo a sud est di Collins Park di Miami, è uno dei più importanti momenti artistici della stagione. Composta da cinque, massi di pietra calcarea del Nevada, ciascuna dotata di un diverso colore fluorescente, disposti verticalmente per un totale di 41 metri di altezza; così imponente da levarti il fiato e farti perdere tra le composizioni astratte che si scagliano nel cielo. Commissionata dal Bass Museum, Miami Mountain è l’ultimo lavoro della serie di Rondinone dopo l’iconica esposizione delle sette Mountains nel deserto del Nevada e il primo del suo genere ad essere acquisito da un museo. Mi puoi dire qualcosa di più?
«L’acquisizione di Miami Mountain segna un preciso momento di svolta per la nostra istituzione e per il suo rinnovamento. Non abbiamo mai avuto un fondo simile, questa importante novità ci permetterà di raccogliere una collezione d’arte con un taglio preciso. Miami Mountain è solo l’inizio; ed è paragonabile ad un faro per la nostra città».
Puoi introdurci il programma dei prossimi mesi del Bass Museum?
«Siamo molto entusiasti di riaprire l’edificio, mettendo in mostra il nostro nuovo spazio. Si aprirà ufficialmente nella primavera del 2017. Nel frattempo, la nostra sezione dedicata alla didattica continua a guidare la programmazione nella Miami Beach Regional Library, affiancandola al programma di sensibilizzazione all’arte all’interno della comunità. La nostra squadra ha preparato una mostra incentrata sulla Miami Mountain per il nostro spazio espositivo all’interno della libreria. Da aggiungere al ricco calendario dei progetti del Bass, la collaborazione con il settore dell’Art Basel Public anche per questo anno riconfermata. La mostra catalizza sempre una grande attenzione mediatica; dodici delle venti sculture incluse potranno essere visitate nel Collins Park fino a marzo del prossimo anno. Nell’arco di questo periodo saranno organizzati dibattiti, e conferenze a tema».
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L’arte ha il potere di ispirare ed attivare una comunità?
«Assolutamente si, l’arte è uno dei più forti catalizzatori, capace di unire una comunità nel profondo; creando continue sinergie e sodalizi. Con Miami Mountain, e con il neon Eternity Now di Sylvie Fleury, il Bass presenta la nostra collezione oltre il muro del museo, per potere essere goduta da parte dei residenti di Miami Beach e dai visitatori; impegnandosi con ogni passante per stimolare il coinvolgimento».
Come pensate di consolidare il profilo del Bass, avendo tanti musei competitivi nella città, forse ritagliandovi sempre più spazio durante Miami Art Basel?
«L’inizio e la fine, sono solo categorie tecniche. L’arte ha il potere di attrarre e di ispirare le persone e convincerle a visitare il museo. The Bass mette l’arte contemporanea al centro dell’esperienza del visitatore e il nostro nuovo edificio, realizzato da Arata Isozaki e David Gauld, rifletterà il processo di rinnovamento con l’aggiunta di quattro nuove gallerie. Inoltre, ospiterà la più grande struttura educativa d’arte della zona, offrendo ai visitatori e ai soci un numero di eventi e di attività ben ramificate e strutturate, assolutamente per tutti!»
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Gli artisti si stanno sempre più muovendo oltre il “white cube” per attivare nuovi spazi e luoghi ben oltre i limiti dei circuiti espositivi tradizionali. Come si fa a spiegare la capacità onnivora dell’arte attraversando diverse forme, spazi e luoghi?
«L’arte contemporanea è fluida ed organica, si evolve sempre ai mutevoli contesti. Al Bass espandiamo l’interpretazione dell’arte contemporanea ai suoi più ampi parametri possibili, incorporando nel programma espositivo discipline della cultura contemporanea, come il design, la moda e l’architettura. Proponendo l’arte al di là dei muri del museo, presentando sculture pubbliche e opere d’arte interattive».
Quale futuro vuoi vedere realizzato nel sistema dell’arte contemporanea a Miami?
«Nel mio sogno Miami incrementerà l’espansione dei propri musei aumentando sempre più il suo pubblico; il potere dell’arte farà crescere notevolmente l’indotto e la sensibilità delle persone. Spero saremo in grado di raggiungere e a fare visitare i musei, anche, alle persone più diffidenti».
Camilla Boemio
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3 COMMENTS ON THIS POST To “MA COME È MIAMI, OLTRE LA FIERA?”

  1. giovanni spinicchia 17 dicembre 2016 at 13:33

    MIAMI, quindi come FIRENZE, ROMA, MILANO,NAPOLI, PALERMO,BARI, BOLOGNA, ecc.ecc. dove gli “ARTISTI” stanno percorrendo l’oscurantismo più eclatante della sua decadenza.
    Decadenza che iniziò per voce di Achille Bonito Oliva con quella transavanguardia come “Ritorno alla Pittura” dove la merda di Manzoni inscatolata,………..a confronto, era meglio della manualità pittorica dei noti CHIA-CUCCHI-CLEMENTE………………Paladino il più dignitoso, per il fatto di essere scultore.
    Consoliamoci Autori di Immagini, in questa Italia in mano alla MAFIA ed ai PARTITI, il nostro stato di abbandono è paradiso.

    • Vittorio Ballato 21 dicembre 2016 at 10:23

      totalmente d’accordo

  2. giovanni spinicchia 1 gennaio 2017 at 6:23

    ………per una maggiore chiarezza sulle Fiere d’arte degli S.U.A è necessario conoscere le motivazioni culturali adeguate al sistema di una manifestazione d’arte che, purtroppo , non sono in sintonia con le fiere programmate in Europa con particolare attenzione a quelle Italiane, un tempo come Bologna, Bari,Padova,Messina,. Per quelle in europea:Basilea- Altre, per il momento sfuggono alla memoria.
    Sia Maimi che Arte Exspo di New York, dal punto di vista organizzativo nulla da sottolineare,la professionalità degli americani è indiscutibile, unitamente alla pulizia, al controllo,al personale di servizio che,nei casi eccezionali in cui può approdare in visita un personaggio noto dell’arte, cosi come un critico, che hanno credito solo fra le alte sfere degli autori, diciamo noti ed arrivati alla fama internazionale, il personale si presenta sullo spazio dove espone o espongono vari autori, per complimentarsi della visita ricevuta, in quanto,la visita che ha richieto di soffermare queste autorità non è concessa a tutti, ma solo la dove è stato ritenuto un interesse. In percentuale al numero degli spazi, questo succede di solito come 1 su mille.In queste fiere non si fanno distinzione di valori e di curriculo c’è di tutto ma solo ed esclusivamente per cose che riguardano l’arte unitamente alle stampe, serigrafie e aree espositive che riguarda tutto ciò che utile per incorniciare un opera che, non esegue cornici, ma presenta tutto quello che c’è sul mercato di innovativo. Posso dire per esperienza di essere stato fra l’unico Italiano che ha ricevuto la “nota”visita e di avere anche valutato che le tematiche e la professionalità delle presenze degli autori americani è corrispondente a quello che in europa o in Italia è corrispondente ai chi è già tra i nomi arrivati alla gloria, per esempio: Guttuso, Cantatore, Vespignani, Ferroni, Calabria, Guccione, Annigoni, Manzù, Mafai,ecc.ecc.Quindi essere presenti a queste fiere, per chiunque voglia partecipare c’è solo la sicurezza che se l’autore piace può incontrare la sua fortuna, non solo, ma il mercante o il Gallerista, non sono mai personaggi di bassa elevatura culturale e clientelare, a questo proposito un certo De Maria, Italiano, che si rifaveca come contenuti ai classici del 700, concettualizzando i risultati in una visione estetica di grandissimo valore tecnico, in america è diventato famoso e ricco, due cose che non corrispondono all’italia, in quanto in italia dopo che sei diventato famoso ti fanno diventare ricco se produci molto, e su soggetti che vanno sul mercato nache se per l’autore rappresenta la “merda” Guttuso al tempo faceva un fatturato di 3 miliardi l’anno, dipingendo peperoni,melanzane, cestini con frutta, …………minchiate!…….Per esempio il pittore Vittorio Ballato che fra i suoi contenuti ho visto affiorare delle interpretazioni sulla Pittura Paretale degli Etruschi, nei modi di grandissimo risultato manuale, tecnico, e suggestivo, in una Fiera di new York o Maiemi, sarebbe vincente, non solo, ma entrerebbe in case di clientela miliardaria. Ecco, credo di avere dato sufficiente chiarezza sul valore delle fiere americane, che rimangano sempre operanti e punti di riferimento per chiunque ha tecnica, valore formale, soggetti appropriati e possiede grande professionalità, quali, ricordo la presenza di una bellissima donna che esponeva opere astratte(molto attraenti e disponibili solo per arredo) che arrivava in fiera in Lumisine.Aveva un mercato gestito da persone autorevoli, perchè inamerica da soli non si arriva da nessuna parte.Ho conosciuto pure questi pittori che operano da soli, ma la loro vita di stenti non è diversa da autori italiani.

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Vittorio Ballato è un artista in costante evoluzione.

Pierluigi Gammeri

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