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LA CULTURA NON HA CASA

Era stato designato come possibile Ministro ai Beni Culturali nella formazione del Governo Renzi. Poi niente di fatto per lo scrittore Alessandro Baricco. Che da Roma, per la presentazione dell’opera di Peter Eoeteves lancia una piccola lezione contro la paura.
In Europa tutto va male: c’è la Brexit, c’è il nazionalismo imperante, c’è chi tira su i muri, c’è chi non vuole nemmeno dare passaggi in bla bla car a cittadini non residenti nel Paese (Ungheria). Ogni giorni le tribune politiche dei giornali parlano di tragedie economiche, di fondi bruciati in borsa, di capitomboli imminenti, dopo la “moda” dello spread e del rating odioso.
A volte, però, bisognerebbe anche guardare un poco la realtà dei fatti, specialmente ascoltando un poco chi di finanza e di economia e di politica se ne occupa attraverso altre strade: gli artisti.
Spezziamo una lancia, davvero, a favore della categoria, come ha fatto Alessandro Baricco in occasione della presentazione romana dell’opera del Maestro ungherese (toh!) Peter Eoetvoes, tratta dal suo romanzo “Senza sangue”, in concerto a Santa Cecilia da stasera al 3 dicembre.
E sì, d’accordo, Baricco non è un Nobel, come non lo erano Dylan e Fo fintanto che non sono stati premiati; Baricco è un autore “mainstream”; a Baricco potete fare tutte le critiche che volete, ma sul fatto che la cultura inneschi dialogo, questo no, non è utopia: «Un ungherese prende il libro di un italiano, lo fa suo, poi lo fa qui con un’orchestra italiana ma lo fa anche in Germania, lo ha fatto ad Amburgo. Nello stesso momento in Catalogna degli spagnoli stanno lavorando per farne un film. Questa è Europa che accade», ha ricordato lo scrittore. E aggiungiamo: vediamo le opere degli artisti francesi anche se siamo italiani, facciamo migliaia di chilometri per vedere che accade oltre gli oceani, osserviamo la situazione dell’India, della Cina e del Brasile, con lo scopo non ultimo di raccogliere un po’ di “diversità” per noi. Questo fa la cultura, che non conosce confini ma cerca il dialogo, nonostante nessuno parli la stessa lingua madre. L’Europa, e il mondo, fanno anche questo. Non solo il terrorismo quotidiano sulla fine della storia. E ogni tanto, romanticamente e ingenuamente, bisognerebbe ricordarlo un po’ a tutti. (MB) da exibart

 

 

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Chi sono

Vittorio Ballato è un artista in costante evoluzione.

Pierluigi Gammeri

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