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Il Didgeridoo

didgeriddoo quadro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Didgeridoo

originario dei territori del Nord dell’Australia, fu scoperto dagli aborigeni in maniera naturale. Infatti il suoi caratteristici suoni si ricavano mediante il passaggio dell’aria che attraversa l’incavo dei rami di eucalipto scavato dalle termiti, solo le decorazioni sono fatte dall’uomo.
E’ considerato lo strumento sacro ed è usato sia nei riti sacri che nella vita di tutti i giorni.

Per suonare il Didgeridoo si utilizza la tecnica della respirazione circolare (o del soffio continuo). Tale tecnica permette al suonatore di prendere aria dal naso mentre espira quella contenuta nella bocca generando un suono continuo.
Il nome Didgeridoo è un nome onomatopeico, dato dai colonizzatori inglesi ad imitazione del suono ritmato did-ge-ridoo proveniente dai rami cavi di eucalipto suonati dagli Aborigeni.

Nelle varie zone il modo di suonare si differenzia nell’ uso degli accenti, nell’ uso del toot (Effetto tromba) come chiamata ritmica e nell’uso della voce. In ogni stile si riconoscono comunque tratti comuni, come l’imitazione del verso degli animali, la presenza di armonici, il pronunciare
parole al suo interno e l’utilizzo di bastoncini (bilma) o boomerang che colpendo il Didgeridoo fanno da accompagnamento ritmico.
Uso Terapeutico
Il didgeridoo viene anche usato a scopo terapeutico Il suono che produce questo strumento è profondo e ipnotico. E’ provato che i suoni bassi favoriscono il rilassamento e che la sottrazione che avviene fra la nota base del didgeridoo e una nota eseguita con la voce mentre si suona, si avvicina come frequenza alle onde cerebrali del sonno profondo e della meditazione.

Lo strumento produce note attraverso due principali sorgenti. La prima è data dalle labbra che messe in vibrazione dalla colonna d’aria prodotta danno luogo alla nota fondamentale o ad una serie di armonici quando aumenta la pressione d’aria o vengono messe in tensione le labbra. La seconda è data dall’uso delle corde vocali, in questo caso lo strumento amplifica delle sillabe o parole intere che vengono pronunciate sovrapponendosi alla produzione della nota fondamentale. Il problema della continuità di suono è risolto attraverso la tecnica della respirazione circolare.
Solitamente il massaggio comincia dagli arti inferiori, passando poi su quelli superiori per concentrarsi infine sul tronco, la parte più recettiva in quanto agisce come amplificatore delle onde sonore e delle vibrazioni che si propagano per tutto il corpo. Il trattamento dura dai 10 ai 20 minuti, in base alla risposta del giovane ed alla sua capacità di attenzione/rilassamento.
L’approccio con questa nuova esperienza non è uguale per tutti i. Nei casi più particolari si è notato il bisogno di un ascolto diretto (appoggiando lo strumento ad un orecchio), dovuto in parte al suono affascinante e primordiale del didgeridoo che interagisce direttamente con l’inconscio ed in parte al bisogno di un riscontro sonoro più massiccio.
Il massaggio sonoro quindi avviene tramite l’applicazione del suono del didgeridoo sul corpo proprio come in un massaggio manuale, indirizzando la bocca dello strumento verso il corpo. Il suono e la vibrazione del didgeridoo interagiscono con l’aspetto psicofisico dell’individuo.
Il suono viene percepito attraverso l’orecchio ed il resto del corpo; attraverso la vibrazione si posso avvertire sensazioni di calore, di leggerezza e fluttuazione. Sono diverse le esperienze interiori che si provano durante e dopo il trattamento, in generale l’esperienza tende a dare la sensazione di unione tra la mente, l’anima e il corpo, in un’unico suono.

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Vittorio Ballato è un artista in costante evoluzione.

Pierluigi Gammeri

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